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Alla scoperta del fotoromanzo realizzato in Sardegna: La strada dei giganti

Tra gli interpreti del fotoromanzo pubblicato nel 1965 gli olbiesi Daniela Muganu, Renato Careddu e Momo Mugano

La prima immagine del fotoromanzo “La strada dei giganti”

“Il Giornale” poco tempo fa ha dedicato una delle sue pagine alla “Riscoperta del Fotoromanzo. Il racconto realizzato a metà tra il fumetto e il cinema con fotografie e attori al posto dei disegni”.

Ideato da Stefano Reda tra il 1946 e il ’47, il nuovo genere letterario interessò per prima la grande casa Editrice Rizzoli che, nel l947, diede alle stampe l’albo settimanale “Sogno” capostipite dei fotoromanzi italiani. Poche settimane dopo nacque per Mondadori Editore “Bolero Film” contribuendo alla diffusione mondiale del nuovo genere che per 40 anni fece registrare un successo davvero incredibile che venne avviato al tramonto e soppiantato dalla diffusione della televisione.

A collaborare con le case editrici dei fotoromanzi io ci arrivai quasi per caso. Chiusa la mia collaborazione con la pagina di Civitavecchia del quotidiano il Tempo, mi venne offerta la possibilità di scrivere soggetti per i fotoromanzi che l’editore Michele Avalle produceva per il mercato italiano e francese. Proposta che accettai con un misto di titubanza e di curiosità che, in poco tempo, si tradusse in un impegno professionale remunerativo e gratificante.

Mia maestra di quel nuovo genere fu la moglie dell’editore, la signora Avalle, una delle scrittrici più impegnate nel campo del fotoromanzo che, prima che terminassi il mio primo anno di praticantato, mi affidò anche la realizzazione delle sceneggiature dei miei soggetti.

In poco tempo era così diventato un vero e proprio autore di fotoromanzi ricercato nell’ambiente che, dalla casa editrice romana degli Avalle, passai a quella dell’editore Edoardo Rovelli e di alcuni editori privati che avevano intrapreso la collaborazione con alcune testate francesi che pubblicavano i loro Roman Photo. Nel 1950 mi si aprirono le porte per la fortunata serie della testata “Sogno” e di quella di “Bolero Film” della Mondadori, per la quale scrissi anche due romanzi della sezione “I Rosa Mondadori”. Pochi anni dopo approdai alla Casa Editrice Lancio di Roma, per la quale collaborai, oltre che alla realizzazione di fotoromanzi, anche alle serie “Lancio Story” e “ Skorpio”, dedicate ad un pubblico giovanile.

Degli anni di collaborazione alla Lancio, devo ricordare il buonissimo e amichevole rapporto stretto con il Capo redattore Sergio Loss che è stato il professionista che ha portato al successo tutte le serie della Lancio. Avevo, insomma, fatto il salto di qualità sulle riviste predilette da un vasto pubblico femminile e, in parte, anche di quello maschile.

Da sinistra Jimmy Fontana con sua moglie, Rita Pavone, Teddy Reno e il sottoscritto.

  Molti dei miei fotoromanzi editi dalla Lancio furono interpretati da attrici e attori che poi diventarono famosi nel cinema italiano ed internazionale come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Sandra Milo, Manuela Arcuri, Francesca Rivelli, che noi conosciamo come Ornella Muti, Solvy Stubing, Laura Antonelli, Paola Pitti. Tra gli attori come non ricordare Giorgio Albertazzi, Franco Califano, Renzo Arbore, Giuliano Gemma, Franco Gasparri e Claudio Aliotti. Molti di quei nomi non li ho dimenticati perché dopo le loro esperienze giovanili sono diventati star di prima grandezza nel campo del cinema e della televisione sia in campo nazionale che internazionale.

E non ho dimenticato quello di Marta Moroni che abitò per quasi un anno al piano terra del palazzo di via Baldo degli Ubaldi al 122, dove io occupavo un mini appartamento al primo piano.  Di quel periodo ho un bellissimo ricordo perché, spesso, nel dopo pranzo Marta saliva da me per un caffè o se tardava per fare merenda e parlare di lavoro. In uno di quei pomeriggi Marta portò con se un’amica che aveva inciso il suo primo disco e che sarebbe diventata una delle cantanti più famose del panorama musicale italiano. Quella cantante, che mi confessò di essersi innamorata di Bobby Solo, si chiamava Gabriella Ferri della quale conosco tutte le sue canzoni grazie alla preziosa collezione dei suoi dischi a 45 e 33 giri e i CD  che hanno sempre rallegrato i miei viaggi in macchina. La Ferri l’ho seguita più e più volte sia nel primo cabaret romano, quello di via della Campanella, una traversa di via di Panico, dove si esibivano anche Pippo Franco e l’allora mio amico Enrico Montesano.

 Luca Beatrice, che ha firmato l’articolo Riscopriamo il fotoromanzo. Era letteratura per immagini” per  Il Giornale,  ricorda che “…i racconti passano da ambienti rurali alle metropoli, complicando i conflitti interiori di personaggi che si muovono spesso indifferenti alla morale comune, dove protagonista è l’amore malato, complicato in triangoli sentimentali, passioni indicibili, figli illegittimi, sofferenze e lacrime. Se allora gli intellettuali li trovavano stupidi, i cattolici immorali e i comunisti anestetizzanti, oggi i fotoromanzi si sono presi una bella rivincita, poiché buona parte delle serie tv non ne sono che l’ideale evoluzione e scatenano lo stesso tipo di fanatismo.” Quella ammissione premia i miei lunghi anni spesi nella produzione di soggetti e sceneggiature di fotoromanzi che, agli inizi della mia nuova professione, quando dovevo rispondere alla domanda: “Tu cosa fai nella vita?”, mi creava qualche imbarazzo. Confessare che scrivevo per i fotoromanzi non era semplice perché avevo paura di venire giudicato autore di una cultura popolare che veniva spesso criticata e snobbata. Quegli anni, invece, oltre che permettermi di guadagnare abbastanza bene, di divertirmi e di programmare i viaggi che avevo sempre sognato, furono anche proficui per sviluppare la mia fantasia e migliorare il mio stile che, negli anni a seguire, mi diedero la possibilità di collaborare con diverse testate giornalistiche e sportive. Sempre in quel periodo entrai a far parte per quattro anni della redazione del programma televisivo “Che fai, mangi?” di Enza Sampò e, sempre per quattro stagioni, a quella del programma “Più Sani Più Belli” di Rosanna Lambertucci. Che mi divertissi molto, invece, a scrivere quelle storie lo confessai solo ai miei amici più stretti. Da ultimo devo riconoscere che fu grazie a quelle collaborazioni se sono riuscito ad accendere un mutuo che mi ha consentito di acquistare l’appartamento dove attualmente abito nel quartiere romano di Vigna Clara.

In quegli anni scrivevo anche fotoromanzi per l’editore milanese che aveva, tra i suoi prodotti editoriali, quella della la rivista musicale giovanile “Ciao Amici” per la quale, alcuni anni dopo, ne fui anche il direttore responsabile. Ed ecco che, dopo il fotoromanzo, entrò nella mia vita un altro tipo di lavoro e di esperienza: la canzone italiana ed i suoi interpreti.  Scrivevo e intervistavo cantanti e, soprattutto, novità assoluta, partecipai all’annuale “Cantagiro” creato da Ezio Radaelli. Furono quelli gli anni più belli della mia vita durante i quali ho conosciuto e, spesso, sono diventato amico dei più celebri cantanti italiani e stranieri molti dei quali stanno scrivendo, ancora oggi, la storia della canzone italiana. Cito a memoria: Adriano Celentano che poi ho intervistato anche durante le riprese del suo primo film negli studi di via Tiburtina, Rita  Pavone, Jimmy Fontana, ritrovato sui green del circolo del Golf Arco di Costantino, Gianni Morandi, Dino, Caterina Caselli, Massimo Ranieri, Lucio Battisti, L’Equipe 82, i Rokers, Patty Pravo, Claudio Villa, Lucio Dalla, Albano, Adamo Gino Paoli e molti, molti altri di cui, grazie alle loro case discografiche, conservo  una bella e numerosa collezione di 45 e 33 giri.

Io, a sinistra, con Adamo nel Parco giochi dell’Eur di Roma.

 Voglio tornare però subito ai fotoromanzi perché di quella lunga esperienza voglio raccontare quando, ho avuto l’opportunità di fare un salto di qualità: la regia.  Nel 1965 scrissi e sceneggiai due storie da ambientare in Sardegna. Le proposi al produttore Rovelli che, subito dopo averle lette, accettò che io mi occupassi anche della loro realizzazione. I fotoromanzi dovevano essere realizzati per il mercato francese, svizzero e canadese. La protagonista era la bellissima modella Angela Portaluri, già candidata a Miss Mondo nel 1956. La Portaluri, oltre a interpretare fotoromanzi, ha avuto una lunga e interessantissima carriera come attrice per film diretti da registi famosi come Renato Castellani, Fritz Lang, Sergio Corbucci,Valerio Zurlini, Luigi Comencini e Dino Risi. Gli appassionati di cinema la ricorderanno certamente come la moglie di Gassman nel film “Il Medico della mutua” girato nel 1968.   Ho conosciuto la Portaluri quando, interpretava molti dei fotoromanzi della Lancio, la casa editrice per la quale ho collaborato per anni e scelsi proprio lei, sia per la sua indiscutibile bellezza mediterranea che richiamava quella di alcune delle nostre donne sarde, ma anche per la sua bravura ed esperienza.

In copertina: Daniela Muganu, 10 anni, insieme alla bellissima Angela Portaluri

La route des geants – La strada dei giganti

Molti anni dopo ho ritrovato uno di quei due titoli proprio: “La strada dei giganti” nel quale hanno esordito anche Daniela Muganu, figlia di mio fratello Ettore e Renato Careddu, il primo dei cinque figli di mio padrino Giorgio Careddu che mi fu prezioso nella ricerca e nell’ospitalità che mi venne offerta negli stazzi dove vennero allestite le scene fotografiche.

Per farvela breve, la trama del romanzo d’amore pubblicato sul mensile Photoromans de la jeunesse, edito dalla SACA Editrice S.R.L. nel novembre 1965, vede la bellissima protagonista Elisa (la Portaluri) contesa da due uomini. Sebastiano, da lei ricambiato, a causa di un’epidemia perde tutto il suo bestiame ed il cavallo, finendo improvvisamente in disgrazia economica. Costretto ad andare a piedi a casa di Elisa per chiedere ufficialmente la sua mano, arrivando in notevole ritardo, rompe il patto con il padre di lei, Antonio Niedda, ed è costretto ad allontanarsi per sempre dalla sua amata. Lo scaltro e ricco vedovo Pietro, conquista la fiducia del padre di Elisa ma è già legato a Sara, un’amante di lungo corso disposta a tutto pur di non perderlo.

Foto in alto: Angelo ( Renato Careddu) discute con la madre di Sebastiano. In basso Elisa, accanto suo padre Antonio

Pietro è comunque intenzionato a sposare Elisa con l’ardita intenzione di impossessarsi dell’eredità del padre di lei. Sebastiano, a causa dell’amore perduto si ammala gravemente. Il medico, da me interpretato, emette un’infausta diagnosi: il rischio di morte. Nel mentre Sara senza darsi per vinta incontra Elisa cercando di dissuaderla a sposare Pietro. Rassicurata da lei, riesce poco dopo a convincere il caro amico di Sebastiano, Angelo, interpretato da Renato Careddu, a fungere da fidato portatore di notizie per fare incontrare segretamente i due innamorati. A quel punto Sara, per convincere Pietro a lasciare Elisa svela la tresca di quest’ultima con Sebastiano, ma in realtà lo spinge a vendicarsi: cogliere sul fatto Sebastiano per ucciderlo. Angelo, mentre si dirige verso casa di Elisa verrà scambiato per Sebastiano e verrà ucciso. Pietro, si convince che Elisa aveva per amante segreto l’amico di Sebastiano. Sebastiano venendo a sapere della morte del suo caro amico Angelo, si ridesta per vendicarlo. La storia finirà con l’arresto di Pietro e finalmente Sebastiano potrà riprendersi la bella Elisa.  Alla troupe, partita da Civitavecchia ed ospitata nell’odierno Hotel Stella 2000 di viale Aldo Moro, si aggiunsero quindi Daniela la bambina che in copertina indossa il tipico costume sardo; io che interpretai per qualche fotogramma il ruolo del dottore e qualche altro interprete locale di cui ora mi sfugge il nome, ma che spero avrà modo di riconoscersi nelle foto qui pubblicate. Renato, che ringrazio per aver messo a disposizione la copia della rivista alla redazione di OLBIAchefu, pur avendo solo 25 anni, si dimostrò un ottimo interprete, ma ahimè destinato a morire per colpo d’arma da fuoco. Renato molti anni dopo interpreterà egregiamente un altro ruolo sicuramente più importante, impegnativo e reale, diventerà Sindaco di Olbia. Infine oggi posso confessare divertito che il regista Mimmo d’Olbia, sono sempre io sotto pseudonimo.

 

In alto a sinistra Pietro. A destra il dottore (io), Sebastiano e sua madre.

Quell’esperienza per me, sardo ma romano di adozione, è stata un’avventura indimenticabile, non tanto perché mi sono innamorato della bellissima protagonista, cosa di cui nessuno, neppure lei, si è mai accorto, ma perché in quei giorni di permanenza per motivi di lavoro, in quei luoghi a me così familiari, potei riassaporare quella autentica ospitalità, fatta di cose e gesti semplici che caratterizzano il nostro popolo, restituendomi quel sano senso di relax che si coglie quando si è in vacanza. Il fatto che della troupe facesse parte addirittura una candidata a Miss Italia, scelta per partecipare alla selezione di Miss Mondo, attirò la curiosa attenzione degli abitanti del piccolo borgo vicino a San Teodoro, dove abbiamo “girato” le scene. Ogni giorno attorno alla troupe c’erano gruppi sparsi di attenti spettatori incuriositi, non solo dal nostro lavoro, ma specialmente dalla bellezza e dalla fama di Angela alla quale arrivarono molti inviti a cena da estendere, con nostro grande piacere, a tutti noi che lavoravamo con lei.

 

Ne “ La Strada dei Giganti” c’è un altro “personaggio” che è sempre nel mio cuore: Sua Maestà Tavolara, l’isola è sempre stata l’immagine che, in partenza o in  arrivo a Olbia, sia che viaggiassi in aereo o in nave, mi porto dentro lo scrigno dei miei ricordi più belli.

   Grazie alla pagina de “Il Giornale”  ho avuto l’occasione di rivivere quell’ impegnativo, divertente e remunerativo “ lavoro” che ricordo ancora con piacere e che, lo ammetto sinceramente, mi dispiace sia stato poi soppiantato dalla televisione. E mi dispiace, oggi, non aver avuto in quel periodo l’idea di fondare, proprio in Sardegna, una casa editrice che producesse quel tipo di pubblicazioni che mi avrebbero certamente offerto la possibilità di entrare nel vivo della cultura sarda e di conoscere più a fondo la sua favolosa e misteriosa storia.  Lo so, adesso è troppo tardi, ma se mi capitasse l’occasione…

©Settimo Momo Mugano

Angelo( Renato Careddu) viene ucciso in un agguato da Pietro. In basso Pietro e la sua amante Sara.

Infine vorrei ringraziare l’amica Patrizia Anziani, per aver provveduto alla scansione delle immagini e per aver collaborato alla stesura del breve riassunto del fotoromanzo qui proposto in esclusiva per OLBIAchefu.

 

 

 

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