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Cronaca Olbia

Olbia, Unione Ciechi cresce: “fatevi avanti, siamo qui per voi”

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Olbia, 06 agosto 2020 – Sono i tre, sono agguerriti e puntano a un maggiore coinvolgimento della comunità dei ciechi olbiesi: sono i tre rappresentanti olbiesi dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sede di Sassari, il cui consiglio direttivo è stato da poco rinnovato. Quattro donne, 3 uomini: due, più il referente, sono made in Olbia. Si tratta di Amelia De Carlo e Graziella Chiaia (consigliere dell’Unione) e di Gavino Cherchi (referente).

Da poco è stato rinnovato anche il presidente, Franco Santoro, e così l’Unione ciechi – piano piano – si sta finalmente radicando sul territorio offrendo servizi, soluzioni, ma soprattutto vicinanza e un rapporto stretto con le istituzioni: quest’ultimo fondamentale quando bisogna risolvere dei problemi. Con la guida del presidente Santoro, l’associazione ha preso uno sprint completamente diverso e i risultati sono evidenti. “Sassari ha sempre avuto un ottimo rapporto con Olbia – spiegano le consigliere De Carlo e Chiaia, più il referente Cherchi -. Il presidente Santoro è sempre venuto qua ed è grazie a lui e alla collaborazione con il Comune di Olbia se ci sono gli elementi sonori sugli autobus”.

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“Noi crediamo che ci siano tante persone con cecità che non si fanno avanti, magari per pudore. Ci vogliamo impegnare e vogliamo fare da ponte tra Sassari e Olbia. Adesso stiamo valutando se è possibile aprire un piccolo ufficio per persone che hanno bisogno di un aiuto o assistenza. Abbiamo stesso deficit sensoriale, ma esperienze diverse e il confronto serve. Questo spazio ci serve anche per avere un punto di incontro”, spiegano i tre.

L’obiettivo, insomma, è fare socialità. Magari riuscire anche a organizzare la Festa di Santa Lucia, che senza un punto di appoggio è difficile fare. Incontrarsi, parlare, fare emergere le proprie esperienze serve a tirare fuori i problemi, ma anche a crescere e a sviluppare coscienza di sé, dei propri diritti. Per un primo contatto, soprattutto per le persone più timide, c’è anche il gruppo whatsapp.

C’è poi il tasto lavoro, una vera nota dolente: “Perché dobbiamo fare solo i centralinisti? Abbiamo tante abilità che possono essere sfruttate, magari anche a contatto con il pubblico”, dicono i tre rappresentanti dell’associazione a Olbia. In altre parole bisogna creare una nuova cultura e lottare contro l’abilismo, ma per far questo serve una specie di “coscienza di classe” e questo è un po’ ciò che si fa all’interno dell’Unione Ciechi.

Dunque, riassumendo, l’Unione Ciechi a Olbia c’è ed è in grande forma. Chiunque abbia necessità può contattare i tre referenti e chiunque voglia imparare qualcosa su questo mondo ha a disposizione anche il corso di braille (che ripartirà non appena superata l’emergenza Covid). Infine, un appello: all’associazione serve uno spazio per le sue attività.

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