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Olbia Tattoo Show: ecco Fabrizio Demartis, il re dello stile dark e realistico

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Olbia, 21 luglio 2019 – Numerosi stand, candele accese e schizzi di disegni in ogni dove all’interno, staff tatuato fino ai denti e il rumore della macchinetta per i tatuaggi ti catapultano immediatamente nell’atmosfera dell’Olbia Tattoo Show.

Manifestazione allestita all’interno del museo archeologico di Olbia, con tatuatori provenienti da ogni parte del mondo, fino ai nostrani, non solo dello stivale, ma ovviamente anche da tutta la Sardegna.

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Si contano circa 100 tatuatori/tatuatrici che, per poche giornate, saranno tutti riuniti sotto lo stesso tetto per imprimere la loro arte sulla pelle di chi ama quanto loro questa forma di espressione.

Tuttavia, abbiamo anche buona musica e buon cibo.

Nella zona limitrofa al museo, oltre a enormi gazebo destinati a cene e aperitivi si terranno numerosi concerti ed esibizioni motociclistiche, come specifica nei dettagli questo comunicato stampa.

Ma cosa spinge una persona a diventare tatuatore? si segue un percorso particolare?

Al fine di conoscere qualcosa in più su questa particolare arte abbiamo parlato con Fabrizio Demartis, detto “Bicio”, tatuatore di Macomer, partendo dalle “origini” di questa sua passione sino ad arrivare alla sua scelta di partecipare alla convention di questi giorni.

Perché ha deciso di diventare tatuatore?

È una passione che coltivo fin da piccolo, chiaramente ho iniziato col disegno. Poi ho cominciato ad appassionarmi al mondo del tatuaggio da tatuato, quindi sono andato a tatuarmi in qualche studio a 18 anni, poco dopo ho iniziato a fare qualche disegno per amici e da lì ho intrapreso questa strada.

Che percorso di studi ha intrapreso per poterlo fare?

I miei percorsi non centrano niente in quanto sono diplomato alla ragioneria, allo stesso tempo sono sempre stato, come ti dicevo, appassionato del disegno e quindi mi ha portato comunque su questa strada. Per la mia carriera ho studiato successivamente.

È la prima volta che viene all’Olbia Tattoo Show?

No, ho partecipato anche l’anno scorso, è stata la prima edizione, ma di tutte le convention in Sardegna questa e quella di Cagliari sono le più importanti di cui ho sempre fatto parte. 

Su che stile si orienta?

Come stile io prediligo sul tatuaggio il dark e il realistico, soprattutto il dark, solo che in Sardegna questa realtà non è tanto conosciuta e non è tanto apprezzata, la gente sembra quasi averne paura. Perciò, avendo uno studio da solo, faccio tutti gli stili. Tatuo da circa 16/17 anni quindi ho dovuto imparare tutti gli stili, credo di farli correttamente tutti, però il mio stile in primis rimane il dark.

Le è mai capitato un tatuaggio, magari perché strano o particolarmente complicato, che le è rimasto impresso più di un altro?

Diciamo che la complessità l’affronto ogni volta, ognuno vuole mettere quello che ha in testa e molte volte è difficile, anzi, spesso devi aiutare chi si vuole tatuare a renderlo più semplice, perché magari vuole mettere 20 soggetti in un punto dove è meglio metterne 2. 

Sento spesso dire che se uno non ha un significato particolare da dare a un tatuaggio non dovrebbe farselo. Lei è d’accordo con questo pensiero?

Io credo che non sia male avere un buon motivo per tatuarsi, tuttavia, una buona ragione può essere anche tatuarsi dal punto di vista decorativo. Magari a una persona gli piace vedersi il corpo decorato. Secondo me il tatuaggio non deve avere per forza un significato, può anche essere fatto per puro senso estetico.

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