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Olbia, storia di Rebecca: “discriminata ai colloqui per la sclerosi multipla”

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Olbia, 26 ottobre 2020 – Non c’è solo il Covid-19 a creare problemi: mentre il Sistema sanitario cerca di rispondere all’emergenza, la vita delle persone continua com’è giusto che sia e per alcune le difficoltà sono aumentate o non sono mai cambiate. Oggi parliamo della storia di Rebecca, nome di fantasia, che non riesce a trovare un lavoro. La giovane olbiese si sente discriminata per la sua malattia: la sclerosi multipla.

E’ una storia complicata, quella di Rebecca: scopre di avere la sclerosi da giovanissima, nel lontano 2009, e la sua vita cambia del tutto. Poi, la seconda doccia fredda: durante un controllo di routine ecco un tumore. Chemio, operazione, invalidità al 100% ed accompagnamento: Valentina supera brillantemente la malattia e torna alla sua vita finché non arriva il rinnovo della patente. “Durante il rinnovo mi dicono che non avevo il diritto all’accompagnamento – spiega la donna a Olbia.it -, viene fissata la visita e alla fine dell’iter abbassano l’invalidità al 35% e mi tolgono l’accompagnamento. In questo modo non rientro nemmeno nelle categorie protette e ora trovare lavoro sta diventando difficile”.

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Rebecca, che in tutti questi anni non ha lavorato, non si perde d’animo: è giovane, volenterosa, desidera rimettersi in gioco, ma la sua malattia sembra un ostacolo: “Ho fatto diversi colloqui – dice – e tutti mi chiedono perché non ho lavorato per così tanti anni. Non credo sia giusto mentire e così spiego il motivo. La reazione che ricevo è sempre la stessa: sgranano gli occhi e mettono in dubbio che io possa lavorare. Mi chiedono se posso stare in piedi, se posso sollevare qualche peso e così via. Per qualcuno sono anche troppo vecchia, ma ho appena 30 anni. Alla fine nessuno mi richiama, ma io posso lavorare”.

“Alla fine sono discriminata per la mia malattia, non per altro. Forse pensano che chi ha la sclerosi sia per forza costretto alla sedie a rotelle, ma non è così. La malattia ha un decorso diverso da persona a persona, non tutti finiamo in sedie a rotelle – continua -. Io posso lavorare, vorrei avere solo la possibilità di farlo”.

Rebecca chiede, in sostanza, di essere valutata per ciò che può dare sul lavoro, per le sue competenze e non per la sua malattia con la quale convive ormai da tanti anni con serenità. Un’opera di sensibilizzazione per se stessa, ma anche per tutte le persone che si trovano nella stessa situazione.

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