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Olbia, società sportive ferme da un anno: "oltre la pandemia, servono interventi"

Parla Angelo Calvisi della storica società Kan Judo Olbia

Olbia, società sportive ferme da un anno:
Olbia, società sportive ferme da un anno:
Camilla Pisani

Pubblicato il 06 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. Ferme da quasi un anno, con l’unica eccezione di un paio di mesi di parziale riapertura, le palestre e le strutture sportive sono tra le attività più penalizzate dalla pandemia: a dodici mesi di distanza dal primo lockdown, è tempo per molti di tracciare il bilancio delle proprie prospettive.

In questo senso Olbia, città popolata da svariate realtà sportive, soffre particolarmente della crisi del settore sport: sono tantissimi i giovani -e non solo- che hanno dovuto rinunciare alla propria passione, a tempo evidentemente indeterminato.

“Ad oggi non ci sono grosse evoluzioni o novità in arrivo, visto che la situazione sanitaria rimane incerta. Ma per noi operatori del mondo dello sport, lo scenario sta diventando davvero drammatico – racconta Angelo Calvisi, di Kan Judo Olbia – e già vediamo che alcune attività stanno chiudendo definitivamente i battenti. Noi del Kan Judo stiamo resistendo ormai a fatica, anche in considerazione del fatto che i ristori arrivati dal governo sono veramente irrisori rispetto alle spese che una società sportiva deve affrontare per rimanere aperta. Le speranze sul futuro dopo un anno cominciano a venir meno, le finanze stanno terminando e la situazione diventa sempre più problematica. Andando avanti così, verranno a mancare moltissime attività”.

Come per le attività di altro ambito, anche per quelle relative allo sport le spese continuano ad esistere ma il guadagno necessario a coprirle manca ormai da un anno: “parlando da sportivo, devo constatare con amarezza che, da parte del governo, sono state operate delle differenze tra una disciplina e l’altra, e questo ha portato al fatto che alcuni sport sono riusciti a ripartire in sicurezza, altri, come il judo, no. Questo comporta non solo un effetto immediato sulla sopravvivenza delle attività, ma a lungo termine porta anche ad un abbandono progressivo da parte degli atleti che, praticando magari uno sport in maniera amatoriale, alla fine preferiranno cambiare disciplina preferendo quelle consentite. Alla riapertura rischiamo quindi di rimanere doppiamente penalizzati, con gli atleti decurtati nel numero; la nostra società ha compiuto trentacinque anni nel 2020, e si occupa anche dell’organizzazione delle maggiori manifestazioni sportive relative alle arti marziali. Anche questo è un aspetto che ci è mancato, quello di creare, ideare, progettare” continua Calvisi.

Guardando al di là della pandemia, lo storico titolare del Kan Judo Olbia, apre anche un’interessante riflessione sulla visione comunale rispetto al settore sportivo: “dal 2019 l’unico palazzetto dello sport presente in città, quello del Fausto Noce, è considerato inagibile. Pensando quindi ad una riapertura nei prossimi mesi, si pone il problema delle strutture che mancano o che sarebbero da risistemare. In un’ottica della riapertura, volendo davvero offrire al settore sportivo l’opportunità di riprendersi, sarebbe stata un’ottima cosa quella di sfruttare lo stop forzato imposto dalla pandemia per rimettere in sesto il palazzetto e altre strutture” commenta il titolare del Kan Judo.

Quello lanciato dal mondo dello sport olbiese è un grido d’aiuto innanzitutto all’amministrazione comunale: la richiesta è una pianificazione che coinvolga le società sportive, le strutture e gli stessi atleti, valorizzando gli sforzi compiuti negli ultimi decenni e ponendo le condizioni per continuare a formare gli sportivi; grande accento è posto sul ruolo che lo sport assume nella vita dei più giovani, in termini di valore etico e di salute.

“Subito dopo la scuola, lo sport è fondamentale per la vita dei bambini e dei ragazzi, soprattutto in questo periodo storico, durante il quale sono in gabbia. Se non ci fosse lo sport, le alternative sarebbero ben poche, ed è per questo che è doppiamente importante organizzare la ripartenza in modo da non lasciare indietro nessuno- dice Calvisi, concludendo – anche perché Olbia è una città bellissima, ed è un dispiacere, da cittadino e da sportivo constatare quanto poco sia considerata la dimensione sportiva, malgrado il bel fermento creato dalle numerose società presenti sul territorio”.

Interventi immediati sulle strutture, aiuti alle società private e un progetto organico che riallinei la città alla sua vocazione sportiva: questa la ricetta per una rinascita post pandemica di successo, che scongiuri il fallimento di tante realtà.