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Olbia, golfo stravolto da 2 progetti: “Se realizzati, città muore”

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Olbia, 12 gennaio 2019 – Il golfo di Olbia potrebbe essere stravolto nei suoi delicati equilibri (ambientali, faunistici, economici e sociali) con due soli progetti? La risposta a questa domanda potrebbe essere affermativa, almeno secondo tre persone: Uccio Iodice (ormai “influencer” politico dopo la nota vicenda dei “fanghi campani”), Mauro Monaco (agronomo ed ex presidente del CMO) e Benedetto Cristo (biologo ed ex presidente della commissione consiliare all’ambiente nel Giovannelli II).

Questa mattina, durante una conferenza stampa a Cala Saccaia, i tre hanno illustrato alla stampa due progetti che che sarebbero già in itinere e di cui quasi nessuno sa niente. “Parliamo di due progetti impattanti – ha spiegato Uccio Iodice -. L’allargamento della Marina di Olbia nel quartiere di Sa Marinedda e la creazione a Cala Saccaia di una banchina annessa con un capannone per lavorazione e rimessa yacht. La mia curiosità è nata da un articolo pubblicato dalla Nuova. Sono andato a fondo per capire di cosa si trattava e sono rimasto sconvolto: questa spiaggia sparirà del tutto e verrà sostituita da un banchinamento. A Sa Marinedda, l’allargamento della marina è utile all’accoglimento di navi sopra i 25 metri, avrà un eliporto e sarà tutto a destra, dove ci sono le cozze. Si tratta di uno stravolgimento totale del golfo. Se facciamo queste opere, Olbia è morta“.

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Benché tutti e tre i personaggi in questione siano impegnati – a vario titolo – in politica, la conferenza di questa mattina è stata per lo più tecnica, soprattutto quando a parlare sono stati il biologo Cristo e l’agronomo Monaco.

“In questi luoghi abbiamo più strati amministrativi contemporanei che si intrecciano – ha detto Mauro Monaco -. Non avendo un piano regolatore portuale in vigore, perché dovrà essere unico per tutta la Sardegna, ciò porta amministrazioni e imprenditori a prendere in considerazione vecchi piani degli anni ’80 che ormai sono anacronistici. Queste attività non hanno deroghe, il Cipnes ha lotti e può autorizzare, così il demanio che è competente sulle sue aree. Il problema è che decidono su due lotti che, insieme, creano impatto“.

Impatto che, secondo Monaco, sarebbe devastante per la mitilicoltura come la conosciamo oggi. “I progetti in questione toccano in maniera concreta aree produttive per la mitilicoltura attualmente in concessione. Qua, a Cala Saccaia, spariscono aree per 4 cooperative storiche. A Sa Marinedda ne spariscono altre ancora”.

La ‘sparizione’ delle aree sarebbe dovuta a due fattori: il primo è il coinvolgimento diretto delle aree nel progetto con opere o con la richiesta di concessione dello specchio acqueo da parte del privato che vuole portare avanti le sue idee progettuali, il secondo è il coinvolgimento indiretto poiché le attività navali prevedono aree di manovra tali da consentire i movimenti in sicurezza per entrare e uscire dalle aree in concessione.

“Tali progetti si rifanno a una programmazione in cui queste aree non erano date in concessione, ma ora lo sono e non possono essere ignorate. Se queste aree sparissero, sparirebbero anche le cooperative: parliamo di circa 9 produttori e le cooperative totali sono 18″, ha sottolineato Monaco.

L’uomo, però, può fare determinate attività economiche solo se un certo ambiente glielo consente e questo è il caso della mitilicoltura che, a Olbia, si avvantaggia di un delicato equilibrio tra acque dolci e acque salate.

“Questo scenario esiste da 10.000 anni – ha detto Benedetto Cristo -.  Questa è una laguna con un unico ingresso per l’acqua marina. Secondo la Convenzione Barcellona, su 91 siti di interesse ben nove sono a Olbia. Il problema di queste opere è che riducono la sezione con la quale l’acqua entra ed esce. Se questa si riduce, aumenta la velocità di uscita dell’acqua e si rompe l’equilibrio che rende il nostro golfo così speciale e ciò avrà l’effetto di diminuire, piano piano, le specie presenti perché non avranno il tempo di insediarsi e riprodursi. Se diminuiscono le arselle, tanto per capirci, non è colpa degli arsellatori”.

Questo è quanto detto da Uccio Iodice, Mauro Monaco e Benedetto Cristo. Cosa dicono, però, le carte? Se dell’allargamento della Marina di Olbia non c’è traccia sul web (secondo le dichiarazioni dei tre, tale progetto triplicherebbe la marina oggi esistente), sul progetto di Cala Saccaia (che si trova proprio in corrispondenza del percorso trekking di Pittulongu) invece c’è molto e si trova sul sito del Ministero dell’Ambiente.

Nel 2011, la società Industrie Cala Saccaia Srl ha chiesto una “verifica di assoggettabilità a Via” (valutazione impatto ambientale) per un “progetto relativo alla realizzazione di un banchinamento asservito ad un cantiere di rimessaggio in Cala Saccaia“.

Rispetto al progetto descritto da Iodice, Monaco e Cristo, il progetto del 2011 differisce per un particolare sostanziale: non è presente il dente che chiuderebbe lo specchio acqueo chiesto in concessione. Per il resto, sembrerebbe del tutto uguale: banchinamento con conseguente scomparsa della spiaggia, piazzale, gru, bacino travel lift e capannone.

Alla fine, cosa ha detto il Ministero? Che tale progetto non aveva bisogno della Via. La cosa curiosa è che nello studio ambientale preliminare non veniva menzionata la mitilicoltura.

Le cartine progettuali in galleria si riferiscono a questo progetto che, tra l’altro – come si legge nei documenti, è stato anche diminuito a livello di volumetrie. Secondo Iodice, Monaco e Cristo, i due progetti starebbero andando avanti e sarebbero a Cagliari, mentre a terra qualche lavoro preliminare sarebbe già iniziato.

 

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