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Olbia, porto a rischio “interramento”: ecco la soluzione

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Olbia, 27 maggio 2019 – Cosa pensereste se veniste a sapere che il porto di Olbia potrebbe essere a rischio? Che la sua canaletta rischia sempre di meno profonda e che senza quella canaletta libera i traffici marittimi potrebbero bloccarsi?

Che la canaletta sia da dragare e livellare è fisiologico: il golfo di Olbia accoglie, nel suo cuore, tanti sedimenti che arrivano dai corsi d’acqua della piana olbiese. Il Seligheddu, il Gadduresu, il San Nicola scaricano tutti nelle acque del golfo, ma il più importante è il Rio Padrongianus: un fiume imponente, con un delta spettacolare, che porta proprio davanti alla canaletta tanti sedimenti che poi, piano piano, si depositano nel corridoio delle navi.

Morostesa 2019

Nel luglio 2018 l’Autorità Portuale ha firmato il contratto con la Zeta Srl proprio per dei lavori sulla canaletta.

Un primo step, questo, propedeutico a lavori più impegnativi. Nel comunicato stampa di allora si leggeva: “Un primo step che rientra in un più ampio intervento manutentivo, a cadenza annuale, e che prevederà la rimozione di cumuli sabbiosi anche negli specchi acquei prospicenti ai moli solitamente destinati all’ormeggio dei giganti del mare”.

Inoltre, si parlava anche di dragaggio: “che assicurerà la navigabilità con una profondità dei fondali, in particolare per la canaletta di accesso al golfo, non inferiori agli 11 metri e, per quanto riguarda il porto Cocciani ed i moli dell’Isola Bianca, non minori di 10″.

Questi lavori di “pulizia” della canaletta sono o dovrebbero essere una routine, ma a Olbia c’è chi da tempo parla di una soluzione alternativa che eviterebbe questo genere di lavori (che sono, tra l’altro, molto delicati al punto di vista ambientale).

A proporre questa soluzione è lo Studio d’Equipe: si tratta di un’idea che fa parte del piano generale di mitigazione del rischio proposto dallo stesso gruppo di professionisti.

L’idea prevede un canale scolmatore esterno alla città finalizzato alla regimentazione delle acque  meteoriche di piena.

“Non sfuggirà, al riguardo, che quella  proposta circa la mitigazione del rischio idrogeologico in Città, non si limitava alla “circonvallazione” fluviale ma prevedeva  che le acque del Rio Padrongianus, quelle che determinano con l’ afflusso della sabbia il rialzamento dei fondali a mare, venissero deviate e regolamentate proprio a partire da valle del  Ponte del Padrongianus”, spiega lo Studio d’Equipe di Andrea Demuru.

“Ciò consentirebbe, infatti, un’alternativa allo sfocio attuale della piena in “canaletta”, potendo finire in Zona Caprile in mare aperto, nelle vicinanze de Lido del Sole (40 Milioni circa il  costo delle opere ipotizzate) con la  creazione di adeguati spazi di decantazione, con la possibilità di escavazione a “terra”, e  di realizzare un’ adeguata “chiusa” da rendere operativa in occasione delle “piene””, precisa il geometra olbiese.

Con lo scolmatore e la realizzazione di un nuovo alveo nella zona “laurina” verrebbero presi “due piccioni con una fava”: Olbia sarebbe salva e salvo sarebbe il suo porto.

“Oltre ai predetti vantaggi si potrebbe infine porre rimedio ai problemi della zona alluvionale  adiacente  all’aeroporto. Tutto questo, come accennato, assieme alla  conveniente escavazione dei 53.000 mc di sabbia annuali,  che dovremmo altrimenti andarli  a scavare a mare, con oneri di smaltimento ben diversi”, conclude Demuru.

Insomma, c’è da riflettere.

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