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Cronaca Olbia

Olbia, Piazza Mercato e bar a rischio chiusura: amministrazione Nizzi non risponde

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Olbia, 01 giugno 2020 – Piazza Mercato, a Olbia, è il simbolo di una politica totalmente incapace di programmare e di dare risposte efficienti alla popolazione. Prima un cantiere lungo, senza fine, che ha portato alla desertificazione commerciale. Poi una piazza brutta e spoglia costata milioni di euro. Poi ecco la terra di nessuno, dove – a causa della desertificazione commerciale – imperano spacciatori e piccoli delinquenti. E ancora: progetti di riqualificazione pagati fior di quattrini che, al momento, non hanno portato a nulla. Infine, la mazzata finale: il Covid-19 con la sua chiusura e le sue regole anti contagio che su piccoli locali come quelli del centro storico rappresentano l’anticamera della chiusura se non si mettono in campo degli opportuni correttivi.

E così, ecco il contesto in cui si muovono i piccoli imprenditori rimasti in Piazza Mercato: capitani coraggiosi in un mare in tempesta a cui il Comune non dà risposte nemmeno quando ci si presenta a bussare con una Pec in virtù di una delibera di Consiglio Comunale. A chiedere delle risposte è un piccolo bar: il Settemila Cafè. Piccolo davvero: lungo e stretto, non ha la possibilità di servire al banco con le regole anti-Covid e così deve poter allargarsi all’esterno. Qualche tavolino fuori ce l’ha, ma non è abbastanza sopravvivere. Davanti ha una piazza completamente inutilizzata che, secondo un emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle, potrebbe essere usata come spazio per sistemare quattro tavolini. La delibera è dell’11 maggio e la titolare invia la sua Pec con la domanda per il suolo pubblico il 22 maggio.

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La procedura prevede che questo genere di richieste, dopo una verifica della Polizia Locale, sia approvata o bocciata dalla giunta comunale. Risposte, a quanto pare, non ne sarebbero arrivate, così la titolare ha deciso di provare a mettere i suoi tavolini. Un atto di “ribellione sociale”. Tempo un paio di giorni ed è immediatamente arrivata la Polizia Locale. Due le visite per la questione “tavolini”: nessuna multa è stata staccata, ma senza autorizzazione quei tavolini non possono occupare la piazza (pena una salatissima multa) e l’umore della piccola imprenditrice è nero. Come è nero l’umore del consigliere comunale Roberto Ferinaio (M5S) che non solo ha proposto questo emendamento, ma che conosce tutta la storia di questo locale e delle sue peripezie per avere due tavolini in più per poter lavorare.

“Sembra una presa in giro. Proponiamo un emendamento, viene accettato, le imprese fanno richiesta e poi non danno risposte – afferma il consigliere Ferinaio -. Se rifiutano questa cosa significa che non gliene importa niente ed è una decisione politica”.

Ferinaio conosce bene tale pratica perché, quando ancora non era consigliere comunale, seguì professionalmente la richiesta. “All’epoca ci dissero di aspettare il regolamento dei Dehor e così abbiamo aspettato. Poi è arrivato il regolamento e hanno vietato l’utilizzo della piazza, adesso c’è la possibilità di farlo, ma non danno risposte. Questo emendamento è pensato per tutte le piazze, pensiamo ad esempio a San Simplicio. Ci sono tante situazioni come queste, non è la sola. Siamo in una situazione eccezionale, la gente ha bisogno di lavorare e il Codice della Strada non lo vieta. C’è persino un passaggio ciclo-pedonale accanto! Perché impedirlo? Che senso ha?”, si domanda il consigliere pentastellato.

La chiusura dovuta al Covid-19 ha messo a dura prova tutte le attività, figuriamoci quelle di Piazza Mercato già provate da un contesto non particolarmente roseo. Il lavoro, però, nobilita i luoghi: se n’è resa conto la titolare del bar in questi due giorni di “tavolini anarchici”.

“Voglio solo poter lavorare, non chiedo niente di più – racconta la donna -. In questi due giorni ho visto com’è cambiata la piazza con i miei quattro tavolini. La piazza si è ripopolata di famiglie, è diventata un posto più sicuro e bello, ha preso vita. E ho lavorato di più. Quei 20/30 caffè, per me, sono importanti: fanno la differenza”.

“Dentro non posso servire al banco, ecco perché ho chiesto di poter usare la piazza. Ho chiesto una piccola superficie. Se c’è da pagare, pago. Nessun problema. Desidero solo essere messa in condizioni di lavorare serenamente. A chi dice che d’estate c’è la Ztl rispondo che non è abbastanza: c’è solo la sera, io vorrei poter lavorare tutto il giorno. Quei 20 caffè per me sono importantissimi, senza dimenticare poi che siamo l’unico presidio di questo posto, io sono sempre aperta da mattina a sera, sette giorni su sette. Quando succede qualcosa vengono da me a chiedere le immagini delle telecamere”, spiega la titolare del Settimila Cafè.

Per taluni 9 giorni di ritardo per una risposta da un ente pubblico possono sembrare pochi, magari la richiesta Pec è finita in altre caselle elettroniche o si è persa nei meandri di internet, ma siamo in emergenza Covid-19 e il Comune di Olbia è sempre stato molto efficiente: ognuno deve fare la sua parte, anzi forse un po’ di più.

Insomma, è veramente curioso che in una situazione così particolare come quella del Coronavirus non si riesca a essere celeri. Tra l’altro, questa piccola impresa non è l’unica ad avere problemi. C’è chi è fortunato e ha tanto spazio davanti, ma non è così in tutta la città. Oltretutto, Piazza Mercato ha bisogno di iniziative come queste per ritornare ad essere un luogo di aggregazione sana e civile. Più urgenza di questa non c’è: se anche questa piccola impresa getta la spugna, la Piazza rimarrà quasi del tutto sguarnita di presidi di civiltà.

Ora: la speranza è che arrivi una risposta positiva, ma una piccola critica è doverosa. Magari, invece di inaugurare prati finti in luoghi ameni, sarebbe il caso di dare risposte a quei cittadini danneggiati dal Covid-19 che aspettano dall’amministrazione Nizzi azioni meno fotogeniche ma più concrete.

Per dire: dove sono le zone 30 km/h? E le nuove piste ciclabili per favorire la mobilità alternativa in tempo di Covid? Non doveva poi essere presentato un piano emergenziale per le strade in cui i dehors, da regolamento, non sono permessi?

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