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Scandalo a Olbia: ecco il documento che prova a “bendare” i cittadini

Ecco il documento proposto: analisi critica

Scandalo a Olbia: ecco il documento che prova a “bendare” i cittadini
Scandalo a Olbia: ecco il documento che prova a “bendare” i cittadini
Angela Galiberti

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. E' doveroso un aggiornamento su quanto avvenuto il 17 marzo 2021 nell'aula consiliare del Comune di Olbia dove abbiamo subito un'altra "censura". Nella giornata di ieri, ci siamo recati nuovamente in Consiglio Comunale e questo è il foglio che viene proposto agli operatori degli organi di stampa (un problema emerso, però, solo in nostra presenza almeno nelle modalità esplicitate) per poter lavorare durante le sedute. Un foglio che non solo è lesivo del diritto di cronaca, ma che non è nemmeno indirizzato alle testate giornalistiche. Non ci credete? Lo dice lo stesso documento in più punti, il che è tutto un dire, e ve lo dimostriamo documento alla mano.

Perché sottolineamo questo? Perché sottoporre a un'autorizzazione non prevista la stampa significa poter decidere chi può documentare e chi no. Mentre con una comunicazione, come da regolamento, si informa la Presidenza del Consiglio della presenza del giornalista o dell'operatore Tal dei Tali, con l'autorizzazione la stessa Presidenza può decidere - su suo insindacabile giudizio - chi può lavorare e chi non può farlo. Mercoledì scorso, alla fine della fiera, Olbia.it non ha potuto documentare fotograficamente la seduta del consiglio con l'ausilio del suo staff. Infine, con questo documento che vi mostriamo, si sottopone in modo del tutto inaproppriato un giornalista (o un fotografo) a una compressione significativa del diritto di cronaca. E questo è il motivo per cui diciamo, nel titolo, che si toccano anche i cittadini: non tutti seguono il consiglio comunale, ancor meno coloro seguono lo streaming. Il ruolo delle testate giornalistiche è quello di documentare qualunque cosa accada (sempre nei limiti del diritto di cronaca e del codice deontologico) ed è un ruolo estremamente fondamentale.

E ora, cominciamo l'analisi critica del documento.

Partiamo dall'alto: "richiesta di autorizzazione per l'effettuazione di foto e/o riprese audio video delle sedute del Consiglio Comunale". Punto primo, inappellabile: gli operatori degli organi di stampa non devono essere autorizzati. Devono fare una comunicazione. Chi lo dice? Il Comune di Olbia nel suo regolamento.

Poche righe più sotto, il secondo punto: "presa visione del Regolamento per la disciplina delle riprese [...] ed in particolare l'art.4 comma 4". L'articolo 4 comma 4 di questo regolamento, citato come una specie di "testo sacro", non è l'articolo che si applica agli operatori degli organi di stampa. Alle testate giornalistiche, e ai suoi lavoratori, si applica l'articolo 3 del suddetto regolamento, che infatti - come detto sopra - chiede una semplice comunicazione. Le modalità della suddetta comunicazione non sono esplicitate nel regolamento.

Più sotto, infine, una serie di divieti che limitano in modo esagerato un fotografo o un operatore video che sta lavorando per una testata giornalistica. Pensate di no? Con quei divieti, non si possono immortalare eventuali situazioni "scabrose" o notiziabili che vedono protagonisti dei politici con il microfono spento come, per fare degli esempi, un consigliere che fa le parole crociate o un assessore che manda a quel paese un rappresentante della minoranza mentre questo sta parlando o ancora una protesta della minoranza indirizzata a un assessore o allo stesso sindaco che in quel momento sta parlando.

Sul sito istituzionale del Comune di Olbia non esiste alcuna procedura esplicita per le testate giornalistiche e i suoi operatori. Non ci sono moduli, non c'è una procedura, non esiste una mail a cui rivolgersi, né un form da compilare. Tale procedura, lo sottolineiamo, deve essere in chiaro e facilmente reperibile sul sito istituzionale. La gran parte dei Comuni esplicita questa procedura nello stesso regolmento.

Neanche al Senato della Repubblica Italiana, dove i posti sono limitati e dove esiste un problema di sicurezza, le modalità di accesso e comunicazione sono così misteriose e difficili da scovare. Non solo non sono complicate da trovare, ma non sono memmeno così astruse: dividono bene gli operatori che possono accedere e viene indicata molto chiaramente la modalità per comunicare i propri dati.

Sul sito istituzionale del Comune di Olbia bisogna fare la caccia al tesoro e cercare queste informazioni con il lanternino: un tesoro che però non esiste, perché le modalità di comunicazione sono a "sentimento", se non ci sono te le devi inventare.

Nella giornata di mercoledì, un nostro collega - mentre noi eravamo fuori con un agente della Polizia Locale che ci spiegava che non potevamo fare foto o riprese - è stato chiamato al banco della Presidenza ed è stato invitato a firmare questo foglio che vi mostriamo, con la spiegazione di firmarlo tutte le volte che si presenta in Consiglio comunale. Peccato che quest'obbligo non sia destinato agli operatori di testata giornalistica, come da Regolamento comunale. 

Di tutto questo è stato interessato l'Ordine dei Giornalisti.