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Olbia: Mozok, il pescatore di sculture

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Olbia, 29 ottobre 2019 – Quando ho visto per la prima volta in fotografia “Scurpena“, lo scorfano in legno di ginepro, rame e acciaio realizzato per il Trofeo Challange intitolato all’ambasciatore della vela latina Salvatore Scopelliti, ho sentito il desiderio di toccare con mano ed osservare meglio da vicino quella creatura lignea che raccontava il mare.

Semplice legno lavorato e modellato con amore dall’olbiese Roberto Mazzullo, in arte Mozok.  Roberto è un artista molto noto per le sue opere di street art e murales realizzati con il nobile intento di dare colore, impreziosire spazi di muro che altrimenti sarebbero rimasti di quell’anonimo grigiore tipico delle città cresciute troppo in fretta, a tratti senza nessuna identità, o forse sarebbero diventati facile bersaglio  di altre brutte e anonime scritte.

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Suoi sono i murales relizzati in Vicolo della Refezione nell’estate 2016, nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’Associazione culturale Mediterrarte in collaborazione con il Comune di Olbia “Arte figurativa contemporanea ad Olbia”. 

Abbiamo voluto incontrare Roberto per vedere da vicino le sue nuove realizzazioni in legno che raffigurano esseri animali, uccelli rapaci, cinghiali, galletti e pesci, tanti pesci che sembrano usciti vivi dal mare, come se lui fosse un abile pescatore, ma di sculture. 

 Roberto, 42 anni, è olbiese di adozione e fin dalla sua più tenera età ha respirato quelle magiche atmosfere che spingono l’essere umano a tradurre in arte concetti e forme di bellezza secondo i talenti di cui madre natura lo ha disposto.

Lo zio è stato docente di chitarra al Conservatorio di Cagliari, il padre lavorava il legno, il fratello maggiore Alessandro Mazzullo è un apprezzato  chitarrista e compositore, lui Roberto ama dipingere e scolpire. 

Mozok, come mai hai scelto questo nome e cosa significa?

Mozok è nato da un gioco di parole per creare un account instagram e me lo porto dietro dagli anni Novanta, quando facevo streeat art.  Ho sempre avuto predilezione per l’arte anche a scuola, mi piaceva molto disegnare e in educazione artistica venivo considerato tra i migliori della classe. Dopo il diploma in agraria a Olbia sono partito a Londra dove ho avuto la fortuna di lavorare in una galleria d’arte.

Ho quindi conosciuto diversi artisti tra cui Jon Spencer, un pittore inglese che mi diede dei consigli utilissimi, ho quindi cominciato a disegnare murales e quadri con diverse tecniche e ho deciso di iscrivermi in un college per perfezionarle.

Dopo quasi 5 anni di permanenza in Inghilterra ho deciso di tornare ad Olbia, perchè se è vero che sono nato a Cagliari, io mi sento olbiese d’adozione. Ho avuto l’esigenza di stare a contatto con la natura e il mare, insomma tornare a Olbia.

Mozok non è solo un esperto street artist, le sue marine di Olbia svelano una città ricca di sfumature nascoste e sempre in movimento,  come il mare da cui dopo 5 anni è ritornato. Dalla pittura alla scultura,  è una passione recente? 

No, diciamo che è stata una propensione naturale. Mio padre lavorava il legno e già da piccolino ho imparato a riconoscere e distinguere le densità, le gradazioni dei colori e i profumi di questo sorprendente materiale.

A Londra avevo fatto anche un corso di scultura e metallo con un famoso docente americano, Randy Klein, il quale parlava correttamente italiano perchè veniva spesso in Italia, aveva una casa in Puglia. 

Da qualche anno ho quindi ripreso a lavorare il legno e con esso rappresentare la fauna della Sardegna, i rapaci. In questo periodo  mi piacerebbe realizzare tutti i tipi di pesci che vivono  nel nostro mare.

 

Due anni fa in via De Sanctis hai trasformato due tronchi abbandonati in due bellissime statue che rappresentano San Francesco e il lupo  a quanti anni hai realizzato la tua prima opera in legno?

Ho iniziato a lavorare il legno a vent’anni. Mio padre mi diede un pezzo di castagno e le sgorbie dicendomi “dai fai qualcosa”, realizzai la mia prima maschera tribale. Oggi preferisco dedicarmi alla realizzazione di statue degli animali presenti in Sardegna.

Non voglio essere scontato, ma vado a rappresentare ciò che vedo attorno. Un giorno un caro amico mi ha mostrato un tronco che rappresentava già di suo una bozza di rinoceronte: in Sardegna non ci sono rinoceronti e quel tronco è diventanto un gallo.   

Che tipi di legno utilizzi per i tuoi lavori, hai una predilezione? Le statue di via De Sanctis sono state ricavate dai tronchi di due grandi eucaliptus che erano stati abbattuti per ragioni di sicurezza, il legno di eucaliptus per questo tipo di lavorazioni è sottovalutato, putroppo spacca un po’,  ma è molto compatto. 

Utilizzo anche il cipresso, l’olivastro, e naturalmente il ginepro che è il legno ideale per questo tipo di lavorazioni. Comunque per le spaccature oggi si possono utilizzare tanti accorgimenti, ci sono le resine e i metalli. Lavorando anche il ferro mi piace accostare il  legno al metallo. Scurpena, la statua per il Trofeo che mi è stata commissionata dall’Associazione della Vela Latina per ricordare il velista Scopelliti, che di soprannome faceva proprio “Scurpena”, è stata realizzata accostando il ginepro a vari metalli: acciaio inox brunito, ferro nero, bronzo. 

 Roberto, un’ultima domanda, hai fatto diverse mostre e vinto diversi premi, ricordiamo quello di Arzachena come artista emergente, ora realizzi sculture, hai rinnegato la tua attività di streat artist? 

Ogni artista vive un suo proprio percorso creativo, non mi sento quindi di rinnegare gli anni vissuti da street artist. Sicuramente ogni città dovrebbe adoperarsi per valorizzare i “creativi di strada”, concedendo loro appositi spazi per poter esprimere la loro arte. Olbia in questo senso è molto avanti,  in molti angoli del centro storico si possono apprezzare i colori e i disegni di giovani talenti o artisti di settore affermati. 

 

 

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