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Cronaca Olbia

Olbia, Maker Island: successo clamoroso per la kermesse digitale

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Olbia, 19 ottobre 2020 – Tre giorni di full immersion del futuro, anzi nell’immediato presente a patto di avere uno sguardo lungo e una certa passione per la tecnologia: Maker Island, l’evento organizzato dal Fab Lab Olbia guidato dall’ing. Antonio Burrai, è stato un grande successo e ha avuto il merito di portare una bella ventata di aria frizzante in città grazie a tutti gli enti, le aziende, le scuole, le start-up che hanno deciso di scegliere Olbia come vetrina prediletta.

E così, ecco il futuro-presente tra stampa 3D, robottini, armature, stampe, tessuti tinti con i batteri e applicazioni per la didattica che fanno venir voglia di tornare bambini. La prima tappa del nostro viaggio all’interno dell’isola degli artigiani digitali è una conoscenza tutta olbiese: l’Ipia Amsicora di Olbia, scuola diretta dal dirigente Gianluca Corda nota per le sue invenzioni utili partorite grazie alle intuizioni degli studenti e alla maestria dei suoi docenti, tra cui Ciro Punzo. “Tutti conoscono la nostra casa domotica – esordisce il dott. Punzo -, questa volta abbiamo deciso di pensare all’emergenza Coronavirus e in particolare allo smart-working”.

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L’utilità è ciò contraddistingue le invenzioni dell’Ipia di Olbia ed è così anche questa volta: “Abbiamo pensato alle fabbriche – continua Punzo -, perché solo gli impiegati devono poter lavorare da casa? Possono farlo anche gli operai. Basta avere uno smartphone o un computer, una applicazione dedicata, delle telecamere e dei robot in azienda che spostano il materiale”. L’idea dell’Ipia spinge a un’automazione intelligente: i robot non servono a sostituire gli operai, ma ad aiutarli a continuare a lavorare. Con questo sistema si potrebbe, per esempio, permettere alle aziende di preparare i prodotti in consegna senza creare alcun assembramento o si potrebbe spostare il materiale da una parte all’altra dell’impresa, cioè da una fase di produzione all’altra, senza che i vari reparti si incontrino “personalmente”. Le applicazioni sono infinite e in periodo di Covid aiuterebbero anche l’economia a tenere.

Seconda tappa, una chicca internazionale tutta sarda: il cosplay in stampa 3d, vero graal di ogni otaku e di ogni fan di sci-fi, fantasy e horror. Due i ragazzi dietro a questa meraviglia, due i laboratori in collaborazione: MadmakerLab e Nisp Project. Obiettivo? Realizzare a grandezza naturale (e a richiesta) costumi, armature, maschere, oggettistica per ricreare il costume di un personaggio di fantasia per esibirsi nei festival di cosplay. Non importa se i vostri eroi provengono da un anime, un manga o un film: questo laboratorio tutto sardo è in grado di realizzare qualsiasi cosa con una fedeltà disarmante. In mostra ecco una riproduzione fedelissima di Dart Fener direttamente da Guerre Stellari, ma anche Alien, Marty McFly di Ritorno al Futuro (impersonato da uno dei maker), nonché l’attrezzatura dei Goshtbusters: quest’ultima perfettamente funzionante con effetti sonori, lucine e persino amplificatore. Le possibilità sono infinite, tant’è che i due makers sardi finalizzano ordini da tutto il mondo: principalmente Stati Uniti d’America, ma anche Cina, Korea e ovviamente Giappone. Il lab produce su richiesta: un’intera armatura (tipo Robocop per fare un esempio di facile comprensione) costa sui 1.300 euro e richiede circa un mese di lavoro. Se il budget è minore o volete realizzare un sogno proibito, puntate sull’oggettistica: pare che la bacchetta di Harry Potter sia richiestissima, ma sicuramente le fan di Sailor Moon potrebbero suggerire altro. Ovviamente, un tale talento può essere usato anche nel cinema e nelle applicazioni mediche.

E ancora: la bellezza dei pattern. Disegni virtuali, tagli laser e tanta fantasia. Un progetto Pattern You Life che ha coinvolto decine di progettisti e il cui risultato è un caleidoscopio di forme e colori che difficilmente avrebbero potuto essere realizzate a mano in tempi molto brevi. Invece, grazie al digitale e al laser, la fantasia non ha più limiti né materiali né temporali. La mente primigenia che ha fato il via a questo spettacolo, coinvolgendo poi decine di soggetti e FabLab? Quella di Rossella Siani, architetta e Phd in Tecnologia dell’Architettura presso l’Università Federico II di Napoli.

Oltre al digitale, ecco il naturale: tinture di Madre Natura, una materia che l’essere umano conosce dalla notte dei tempi. La novità è tingere con i batteri: un modo del tutto particolare, ed ecologico, di ottenere disegni e colori naturali su tessuti naturali. Non tutti i batti i batteri che colorano sono innocui, per cui i tessuti vengono sterilizzati.

Il viaggio continua con Isinnova, che durante la prima ondata Covid sono riusciti, mettendo in rete tante stampanti 3D e tanti lab, a sdoppiare i respiratori e a trasformare le maschere Decathlon in strumenti ospedalieri. A Maker Island, Isinnova ha presentato un dispositivo medico semplice ma geniale: un distanziatore che permette la pulizia e la medicazione delle ferite senza che le garze e i cerotti tocchino la pelle offesa.

Poi, l’artigianato digitale: realizzazione in stampa 3D, finitura artigianale. L’effetto? La ceramica fatta a mano. Infine (per modo di dire, le storie sono tantissime), la didattica con realtà aumentata: cubi che diventano sistemi solari interattivi, disegni che diventano vulcani eruttanti, “Sapientino” a tema geografico fatto in casa; senza dimenticare l’Istituto Alberghiero di Arzachena con i suoi piatti d’autore stampati in tre dimensioni. Insomma, il futuro è già qua: basta volerlo.

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