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Olbia, le Belle di Faccia alla Biblioteca Simpliciana: "liberiamo la società dalla grassofobia"

Le attiviste olbiesi presentano il loro primo libro, edito da Mondadori

Olbia, le Belle di Faccia alla Biblioteca Simpliciana:
Olbia, le Belle di Faccia alla Biblioteca Simpliciana:
Camilla Pisani

Pubblicato il 25 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Non un vacuo format al grido dello sdoganatissimo self-love, ma uno strumento critico per affrontare il mondo e renderlo, attraverso l’attivismo, più inclusivo: questo il nocciolo del progetto Belle di Faccia, profilo Instagram nato poco più di due anni fa dall’idea di Chiara Meloni e Mara Mibelli, attiviste olbiesi da 60mila followers. Nel giro di pochissimi mesi, la battaglia condotta dalle Belle di Faccia arriva sulle testate nazionali, e il 16 febbraio diventa un libro: “Belle di faccia: tecniche per ribellarsi ad un mondo grassofobico” è un incredibile manuale in cui concetti di straordinario rilievo si alternano a meravigliose illustrazioni (opera di Chiara Meloni), pattinando lievi sul filo di un’ironia esplosiva.

Le autrici chiariscono subito quanto il trend della body positivity, declinato continuamente al femminile, bianco, abile, singolare, non possa essere considerato parte della lotta alla grassofobia: la rappresentazione di un corpo vagamente più formoso del canone mediatico non è un traguardo, ma uno zuccheroso contentino che si limita a strizzare l’occhio ad un certo tipo di pseudofemminismo naïf senza allontanarsi troppo dal selciato.

La rappresentazione della diversità, dunque la sua legittimazione, non è quindi una semplice questione di estetica, ma il primo gradino di un percorso che valorizza il diritto di persone grasse, o disabili, transessuali o appartenenti a qualsiasi tipo di minoranza discriminata a vedersi rappresentati, considerati e quindi a poter rivendicare le proprie esigenze: la fat-acceptance non è solo una questione individuale relativa all’accettazione di sé, ma è soprattutto una questione sociale, collettiva, politica; faccia opposta del thin privilege (il complesso di privilegi, spesso poco considerati, cui hanno accesso le persone magre o normopeso), si lega fortemente al femminismo intersezionale, ed ha una storia culturale precisa e densissima di riferimenti anche bibliografici, efficacemente citati nel libro delle Belle di Faccia.

Presentato alla Biblioteca Civica Simpliciana, nell’ambito della rassegna Primavera con gli autori, con le due attiviste olbiesi hanno dialogato Caterina De Roberto, giornalista de L’Unione Sarda e Susi Ronchi, Presidente Corecom Sardegna e fondatrice di Giulia giornaliste Sardegna. Nel corso dell’incontro sono stati toccati moltissimi temi oltre a quello centrale: dalla rappresentazione della donna nei media, di cui ha lungamente parlato Susi Ronchi, che ha chiarito quanto l’Italia sia ancora lontana da una rappresentazione paritaria di genere, al concetto di bellezza come ideale da scardinare, in quanto fortemente discriminante poiché basato su criteri di abilismo, razzismo e, appunto, valorizzazione della magrezza.

Mara Mibelli e Chiara Meloni hanno poi tracciato un interessante excursus storico del movimento: è credenza comune quanto errata che la nascita della fat acceptance vada ricercata nei social e nei trend mediatici dell’ultimo decennio, mentre invece le sue radici si trovano nelle lotte femministe degli anni ’70; fondamentale a questo proposito la rappresentazione delle persone grasse nel mainstream, ad esempio negli show televisivi, laddove grasso è sempre sinonimo di malato, pigro, sbagliato, alimentando una narrativa della rinascita in cui la persona grassa rimane soltanto il simbolico e terrorizzante “prima” di un raggiante e magrissimo “dopo”.

Proprio dalla disamina linguistica dell’aggettivo “grasso”, le autrici scalfiscono le fondamenta di una mentalità profondamente legata alle istanze del patriarcato (la donna in quanto oggetto da utilizzare o scartare, a seconda della sua avvenenza fisica), rivendicando una definizione che traccia una linea ben precisa: dall’analisi delle Belle di Faccia emerge quanto, in effetti, la quantità di sinonimi ed eufemismi utilizzati per aggirare la parola “grasso/a” sia la misura esatta del disagio che si tende a sentire nei confronti di questo concetto. Altra precisazione sottile ma non meno importante, è quella sottolineata dalle autrici sulla sostanziale differenza tra bodyshaming e fatshaming: se tutti, almeno una volta nella vita, hanno avuto a che fare con commenti o opinioni sgradevoli sul proprio corpo, cosa diversa è vederlo quotidianamente rigettato, a livello individuale ma soprattutto sociale; proprio per questo la lotta deve essere politica e militante, poiché non è utile né sufficiente il discorso dell’autoaccettazione se non è accompagnata da un discorso costruttivo, educativo nei confronti del sistema, per stimolare la costruzione di una società realmente inclusiva.

“Non siamo robuste, siamo grasse. Era robusta l'eterna Fiat Panda Fire, perfetta per ogni strada. Non siamo pacioccone, Totoro lo è. Non siamo tante, non siamo i paciocchini (amica, se non sapete cosa siano è perché non siamo coetanee, potete cercare la pubblicità su YouTube). Non siamo morbide, conservate questo aggettivo per divani e materassi. Siamo grasse. In una società in cui il corpo grasso viene eternamente patologizzato e paragonato a un'epidemia (non abbiamo contagiato nessuno ve lo giuriamo), utilizzare la parola "grassa" senza accezione negativa per noi è stata una liberazione, una rivoluzione. Molte persone ci correggono quando ci definiamo grasse e la risposta che va per la maggiore di solito è "No ma tu sei bella così". Quando mai abbiamo detto il contrario? La lettura di questo libro non sarà esattamente rilassante come leggere Marie Kondo, ma del resto neanche essere grasse in un mondo grassofobico lo è. Le umiliazioni, le offese, le microaggressioni, la nostra passione smodata per fare gli elenchi di queste brutture, ci hanno portato a essere le persone che siamo. Ora lanciamo vaf****o come stellette ninja. Inarrestabili come Chuck Norris, spietate come Ivan Drago, imperturbabili come la faccia di Nicholas Cage (sì, abbiamo visto tanti action movies con i nostri genitori). Perché questo è l'unico vero detox che dobbiamo fare, la sola tossina che dobbiamo eliminare: dare un calcio nel culo alla grassofobia fuori e dentro di noi”.

Ironia graffiante, citazioni pop ed una massiccia preparazione sui fat studies: il modus comunicandi delle Belle di Faccia è fresco, diretto, divertente; il loro attivismo è il vero antidoto contro tutti i Giancosi del mondo (per scoprire chi è Giancoso, basterà leggere il libro!).