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Olbia, la zona arancione mette in ginocchio i ristoratori

Fipe: "Non sappiamo più di che morte morire"

Olbia, la zona arancione mette in ginocchio i ristoratori
Olbia, la zona arancione mette in ginocchio i ristoratori
Camilla Pisani

Pubblicato il 03 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. La ristorazione, uno dei settori più amaramente colpiti dalla pandemia: dopo mesi di sacrifici, di aperture parziali e chiusure organizzate in fretta e furia, i lavoratori della categoria cominciano a risentire in modo severo della crisi legata al Covid.

La Sardegna, la zona arancione ha decretato la chiusura delle attività di ristorazione, fatta eccezione per i servizi di asporto e domicilio, che non riescono comunque a coprire le spese né a garantire un sostentamento sufficiente per imprenditori e dipendenti.

La presidente FIPE Confcommercio Gallura Nord Sardegna, Gavina Braccu, commenta così la situazione: “Non sappiamo più di che morte morire,ad oggi viviamo nell’incertezza se dover fare la spesa per il poco asporto che riusciamo a fare e con il minimo del personale, infatti siamo stati costretti a lasciare a casa la maggior parte dei nostri collaboratori con la cassa integrazione che non arriva dall’Ufficio delle Entrate, spesso per supportare le loro famiglie l’abbiamo anticipata noi datori di lavoro con grandi sacrifici”.

Tra dipendenti cassaintegrati quando non licenziati, imprenditori ormai al lumicino delle forze, clienti non più così abituali e ristori statali insufficienti, la ristorazione rischia una frattura insanabile, con le ovvie conseguenze in termini sociali che questo comporta: se dietro ogni lavoratore c’è un nucleo familiare, con le sue spese fisse e le sue esigenze specifiche, nel momento in cui lo stipendio di quel determinato lavoratore viene a mancare, l’equilibrio economico vacilla, e a volte crolla.

“C’è un grande sconforto tra gli operatori dei Pubblici Esercizi che fanno capo a Fipe Confcommercio Nord Sardegna per questa permanenza in zona arancione, ora l’unica speranza di poter anticipare i tempi del passaggio in zona gialla e quindi poter aprire i nostri locali al Pubblico, è l’ordine del Presidente del Tar Sardegna che ha chiesto chiarimenti su quali siano le ragioni che hanno determinato la permanenza in zona arancione per la nostra Isola, dovremmo saperlo entro oggi 1 Febbraio 2021”.

La permanenza della Sardegna in zona arancione è stata infatti molto discussa, e se fosse confermata costituirebbe l’ennesima botta al sistema ristorazione, già gravemente compromesso: sono tantissimi gli esercizi che non hanno sufficiente budget per rimanere aperti facendo asporto, e che hanno dovuto compiere la scelta forzata di rimanere chiusi in attesa di tempi migliori.

Ma l’attesa si è fatta lunga e decisamente lastricata di imprevisti: alla crisi generata dalle misure restrittive non giova l’aria di generale incertezza che si respira ormai da mesi, e che non permette in alcun modo una pianificazione imprenditoriale, con ovvie conseguenze sui contratti di lavoro dei dipendenti oltre che sulle speranze, ormai sbiadite, dei titolari.

“Staremo a vedere se l’operazione al passaggio in zona gialla sarà celere o dovremmo aspettare almeno per un’altra settimana” conclude Gavina Braccu.

Decisivo sarà infatti il passaggio alla zona gialla o la permanenza in zona arancione: ai ristoratori non resta che da aspettare incrociando le dita: il paradosso della pandemia, che rende il lavoro un privilegio, quasi un miraggio, e il lavoratore una Penelope che tesse e ritesse la sua tela all’infinito, in un lavorìo forse senza conclusione ma mai senza senso.