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Olbia, da 6.000 a 31.000 euro: Disea toglie le insegne

"Inaccettabile", scrive l'ad Tolu

Olbia, da 6.000 a 31.000 euro: Disea toglie le insegne
Olbia, da 6.000 a 31.000 euro: Disea toglie le insegne
Olbia.it

Pubblicato il 19 gennaio 2022 alle 17:53

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Olbia. L'aumento delle tariffe per le insegne e i passi carrabili colpisce tutti, piccole aziende e grandi Srl. Oggi, a rimarcare ancora di più quanto è stato pesante e iniquo l'aumento di tale canone, è un'azienda storica olbiese: si tratta di Disea, impresa da sempre impegnata nel settore dell'arredamento e del design.

La sede di Didea, da ieri, non ha più le sue grandi e belle insegne: l'azienda ha deciso di toglierle. A raccontare i motivi è l'amministratore delegato, Antonello Tolu, che ha denunciato pubblicamente quanto è aumentato il corrispettivo dovuto al Comune: si è passati da 6.000 euro (non certo bruscolini) alla cifra esorbitante di 31.000 euro. Vale a dire il costo di una berlina, un terzo di un piccolo appartamento.

"Disarmato. Questo oggi è il mio stato d'animo, per la prima volta dopo oltre 20 anni dall'apertura della Disea, la mia, la nostra azienda": parte così lo sfogo pubblico di Tolu. "Nonostante gli sforzi immensi per mantewnere il personale e i fatturato, dopo 2 anni di pandemia, mi vedo costretto a rimuovere l'insegna che fino a oggi ha rappresentato il simbolo di questa piccola e insieme grande impresa professionale e umana", afferma.

"E' inaccettabile il prezzo che ci viene chiesto per la nostra insegna, passato da circa 6000 euro nel 2021 a oltre 31.000 euro nel 2022 - continua l'ad Tolu -. Speravamo nella ripartenza post Covid el 'abbiamo afferrata con tutte le nostre energie, ma oggi come tanti altri imprenditori di Olbia che danno lavoro a migliaia di persone, mi vedo costretto a fare la sola cosa possibile e giusta: rimuovere l'insegna della nostra azienda".

"Sono certo che i nostri clienti continueranno a venire in azienda e ad acquistare i nostri prodotti ma per me questo è l'ennesimo segnale di una classe politica lontana anni luce dalla realtà", sottlinea l'imprenditore.

"E altre al danno la beffa di dover investire nelle insegne digitali di Google e Facebook, multinazionali che le tasse in Italia non sanno cosa siano, anziché lasciare i soldi nel nostro territorio. Davvero assurdo", conclude Tolu.

Disea non è l'unica azienda ad aver optato per azioni drastiche, del resto lo stesso sindaco Settimo Nizzi non ha fatto aperture: l'unica cosa che si può fare, suggerita dallo stesso amministratore, è ridurre le insegne a meno di 5 metri quadri. Praticamente si fa prima a toglierle.