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Olbia città inclusiva e a prova di disabile: le proposte di Sensibilmente onlus

Si parla di accessibilità urbana, ma anche turistica

Olbia città inclusiva e a prova di disabile: le proposte di Sensibilmente onlus
Olbia città inclusiva e a prova di disabile: le proposte di Sensibilmente onlus
Camilla Pisani

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Progettare una città contemporanea, che possa definirsi civile, significa necessariamente progettare uno spazio urbano inclusivo. Segnatamente, significa superare il concetto di barriera architettonica come unica discriminante considerabile, progettando ambienti che ne facilitino la fruibilità a tutte le categorie di persone, garantendo l’accesso alle stesse opportunità.

Fondamentale, nell’analisi di questo tema, è spostare il focus dal limite fisico (la barriera architettonica) al campo, ben più ampio ed articolato, dell’accessibilità a tutto tondo: la riflessione va quindi portata ad illuminare sia le disabilità motorie, sia quelle cognitive, sia quelle sensoriali; queste tre categorie presentano infatti esigenze differenti e soprattutto necessitano di un approccio peculiare per ognuna.

“Accessibilità equivale a permettere a tutti di usufruire di un territorio o di un servizio", spiega Veronica Asara, presidente di Sensibilmente onlus, associazione olbiese che si occupa di inclusione (particolarmente nel campo dell’autismo).

“L’accessibilità è anche un diritto sancito dalla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, quindi teoricamente dovrebbe essere a livello normativo qualcosa di già acquisito, ma di fatto non lo è", prosegue Asara.

Per quanto riguarda Olbia nello specifico, è possibile evidenziare alcune criticità macroscopiche, che vanno dallo stato di manutenzione dei marciapiedi all’accesso agli arenili, che vanno a delimitare un’area vastissima di adeguamenti da attuare, tra accessibilità urbana e accessibilità turistica.

Partendo dai punti di forza del territorio, troviamo un centro storico piuttosto fruibile da chi ha disabilità motorie: i marciapiedi a livello della strada, privi del tipico dislivello, ben si prestano ad essere attraversati in sedia a rotelle.

Diversa è, però, la situazione dell’accessibilità ai negozi, spesso interdetta da ostacoli fisici, e così per i bar e ristoranti: “moltissimi non offrono la possibilità di usufruire dei servizi igienici per disabili, perché, sebbene ne siano dotati per legge, li utilizzano come magazzini, sgabuzzini porta scope, li realizzano con davanti un gradino, o semplicemente li ingombrano con vari oggetti di fatto invalicabili per chi ha difficoltà motorie”, spiega la presidente dell’associazione.

Lo sforzo per arrivare ad una reale accessibilità dovrebbe arrivare dunque sia dall’ente pubblico, per quanto riguarda il territorio, sia dai privati, come è appunto il caso di commercianti e ristoratori.

Allontanandoci dal centro, l’analisi delle periferie sembra essere poco confortante: “i marciapiedi, quando transitabili, non sono a norma di legge, mancano gli scivoli, ma soprattutto sono pensati ancora con l’idea che la persona disabile debba avvalersi necessariamente di un accompagnatore mentre l’ottica preferenziale dovrebbe essere quella che vede il disabile uscire in completa autonomia e sicurezza”, racconta Asara.

Ma il capitolo delle disabilità non si esaurisce in quelle motorie: occorre tenere conto anche di quelle cognitive (come ad esempio l’autismo) e sensoriali (cecità e sordità), forse meno discusse ma altrettanto importanti.

La città deve dunque dotarsi di strutture e infrastrutture che possano garantire la totale fruibilità dello spazio pubblico: su Olbia, l’intervento dovrebbe essere radicale, ma prima ancora dell’azione, della progettazione, va operata un’attentissima e profonda riflessione corale su quali siano innanzitutto le esigenze degli utenti disabili, quali le differenze da valorizzare, quali le strategie e gli accorgimenti da mettere in atto; le amministrazioni devono avvalersi delle associazioni dedicate, dei professionisti e raccogliere le istanze di chi sarà poi il fruitore finale, così da assicurare un risultato davvero vincente ed equo, capace di livellare al massimo le diseguaglianze sociali.

Non solo scivoli e abbattimento di barriere fisiche, ma segnaletica per immagini, utilissima per favorire l’autonomia delle persone con disabilità cognitive, possibilità di avere le indicazioni in braille per i ciechi, l’indicazione sonora dei semafori (fondamentale per la sicurezza), percorsi dedicati ai ciechi (presenti ad esempio in Aeroporto): “ci dev’essere la volontà, da parte delle amministrazioni, di aprire un serio dibattito sul tema. Con Hub.Mat, che si occupa di progettazione del suolo urbano, stiamo cercando di far nascere la consulta cittadina sia per la sostenibilità che per l’accessibilità, diventando così degli interlocutori per l’ente pubblico, in modo che quando si va a progettare si prendano in considerazione anche quelle categorie di cittadini che avrebbero diritto a muoversi in sicurezza. Per quanto riguarda il trasporto pubblico, ad esempio, oltre alle rampe presenti su molti autobus, sarebbe utilissima la presenza di personale formato per interagire con persone con disabilità cognitive. Sarebbe sufficiente un piccolo corso di aggiornamento che insegni le modalità base con cui rispondere alle necessità e alle domande di chi ha un modo differente di gestire il quotidiano. Questo sarebbe un valido aiuto per permettere una vita indipendente”, spiega Veronica Asara.

Parentesi di grande importanza è anche quella relativa all’accessibilità delle spiagge e degli arenili: “si è fatto molto in questi ultimi anni, ma rimangono delle criticità. Non è infatti sufficiente creare una spiaggia per disabili, pur funzionante e comoda, ma bisogna creare le condizioni affinché un disabile possa accedere a qualsiasi spiaggia, scegliendo liberamente dove andare. Altrimenti si rischia di concentrare la disabilità in una sola spiaggia, mandando all’aria il concetto stesso di inclusione”.

Ulteriore aspetto legato all’inclusività è quello dell’accesso all’informazione, diritto che sarebbe teoricamente garantito ma su cui, di fatto, si sorvola spesso e volentieri: tutto ciò che concerne la comunicazione pubblica andrebbe convertito in file accessibili, per assicurare un equo livello di consapevolezza relativo alla vita pubblica.

In conclusione, quello che urge è aprire un tavolo condiviso in cui amministrazione e associazioni possano dialogare apertamente rispetto alla pianificazione della città e dei suoi spazi: ma accanto a questo, è essenziale l’impegno sulla sensibilizzazione, un lavoro prettamente culturale mirato alla presa di coscienza del tema e della sua attuazione, nel pubblico come nel privato.