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Olbia, centro storico e Covid: i commercianti chiedono certezze

Un anno di alti e bassi con effetto rimbalzo

Olbia, centro storico e Covid: i commercianti chiedono certezze
Olbia, centro storico e Covid: i commercianti chiedono certezze
Camilla Pisani

Pubblicato il 23 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Lockdown, zona rossa, chiusure festive: il 2020, per il commercio, è stato un carosello di aperture e chiusure periodiche, spesso e volentieri comunicate con pochissimo anticipo.

Purtroppo, di fronte ad un’emergenza sanitaria di questa entità, qualsiasi settore economico e produttivo ha dovuto soccombere all’avanzare di una crisi che, col passare dei mesi, è diventata sempre più complessa, determinando con grande frequenza la chiusura definitiva di molte attività.

Potendo contare su ben pochi ammortizzatori statali, vista la sostanziale mancanza di programmazione a medio e lungo termine da parte del governo centrale, anche i commercianti di Olbia hanno dovuto arrabattarsi alla meglio per cercare di rimanere a galla. In particolare, per quello che riguarda il centro storico, parla Pasquale Ambrosio, presidente di Confcommercio Olbia: “per comprendere appieno l’andamento è necessario andare per step, differenziando il periodo di emergenza di inizio pandemia, l’estate con le sue parziali riaperture e l’ultima parte dell’anno appena concluso. Il dato del 2020 è un dato difficile da decifrare, perché l’alternanza di aperture e chiusure non permette di trarre un dato univoco per quanto riguarda le perdite. Nel centro storico c’è da segnalare che quando c’è stata la possibilità di lavorare è mancata certamente la presenza straniera, ma per quanto riguarda il dato domestico e nazionale non si è registrato un dato catastrofico. Quello che si è perso è stato durante il periodo di chiusura”.

Ad inizio pandemia, i commercianti del centro storico hanno dimostrato da subito grande responsabilità, e nel rispetto del DPCM, hanno abbassato le serrande anche in anticipo rispetto a quanto d’obbligo da protocollo.

“Quello che amareggia – prosegue Ambrosio – e quello che ci ha fatto patire di più, da agosto in poi, è stata la mancanza della possibilità di un piano tramite il quale fare una programmazione legata alle aziende. A livello nazionale, quando scaturiscono decreti giusti perché legati alla pandemia, ci saremmo aspettati dei provvedimenti dedicati alle aziende. Perché se è legittimo dire ad un’azienda di chiudere, dall’altra parte è lo Stato che dovrebbe garantire una serie di aiuti concreti all’azienda stessa, calcolando i costi che questa prevede anche se chiusa. Per quanto riguarda i singoli momenti dell’anno appena trascorso, il saldo estivo ha risposto piuttosto bene, complice anche il desiderio della gente di uscire dopo mesi di lockdown; c’è stato un effetto rimbalzo che nei mesi estivi ha creato un po’ di movimento, che però non ha ovviamente risolto il problema dell’intero anno”.

Se il 2020 è stato l’anno in cui l’online ha dominato nettamente sull’offline, il centro storico di Olbia non ha fatto eccezione: “abbiamo registrato circa il 16% in più di acquisti online. La pandemia ha accelerato un po’ il processo di struttura di vendita, perché se è vero che la tendenza generale è certamente quella di virare verso il commercio su internet, l’emergenza ci ha messo davanti l’esigenza di muoverci in questo modo, a negozi chiusi”.

Legato a doppio filo alla situazione del commercio locale è il potere d’acquisto della popolazione: in una situazione d’emergenza globale come quella della pandemia, non solo ci si trova a fare i conti con una crisi oggettiva e conseguente impoverimento economico, ma anche con la paura dell’acquisto; in uno scenario incerto e cupo, molti temono di spendere in beni non necessari alla sussistenza.

“Ovviamente è diminuita la spesa pro capite per famiglia, legata alla paura dell’acquisto. Olbia ha saputo gestire bene l’emergenza, ma sta facendo fatica a gestire questo periodo. I commercianti patiscono l’incertezza derivata dalle chiusure, che non permette né di organizzarsi né di gestire il personale, perché questi provvedimenti presi settimanalmente non consentono all’imprenditore di fare una programmazione. Le attività si ritrovano con un magazzino pieno e con merce in arrivo, senza sapere effettivamente cosa ne sarà nei prossimi mesi. Il rammarico sta proprio nel vedere che alla responsabilità dimostrata dai commercianti non corrisponde la volontà di dare delle risposte, fermo restando che è in atto un’emergenza mondiale molto grave. Nel concreto, ci manca un piano A e un piano B; non siamo degli irresponsabili che vogliono le attività aperte per forza, ma a fronte della chiusura vanno previsti dei ristori degni, oltre che una certa continuità nei provvedimenti. Suona come una presa in giro il fatto di dover aprire e chiudere un giorno sì e uno no, potendo contare su ristori del tutto insufficienti, vedendo varate misure rispetto all’incentivo di nuove assunzioni, quando in questa situazione bisognerebbe piuttosto tutelare il diritto a mantenere il personale già assunto”, commenta il presidente Confcommercio.

Un altro punto chiave per garantire la ripresa del commercio del centro storico di Olbia sarebbe la possibilità di una programmazione turistica estera e nazionale: “senza pensare al turismo, si rischia di buttare via un altro anno, penalizzando ulteriormente il commercio locale. E sempre a proposito di commercio locale, quello che va incentivato è l’acquisto nel classico negozio sotto casa. Sono quelle le attività che soffrono di più, le piccole aziende, le botteghe che non hanno possibilità di diversificare il proprio prodotto e che, una volta chiuse, rischiano di non avere più le risorse per risollevarsi”.

Conclude con un auspicio per il prossimo futuro, il presidente Ambrosio: “bisogna essere fiduciosi, pensare che tutto andrà bene, nella speranza che oltre all’aspetto sanitario possa risolversi, seppur con fatica, quello commerciale, tenendo conto che l’uno dipende dall’altro e viceversa”.