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Olbia, cemento o valorizzazione del territorio? La parola ad Insula Felix

L'associazione olbiese racconta la sua passione per il Golfo e le sue tradizioni

Olbia, cemento o valorizzazione del territorio? La parola ad Insula Felix
Olbia, cemento o valorizzazione del territorio? La parola ad Insula Felix
Camilla Pisani

Pubblicato il 15 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Il turismo, negli ultimi anni, sta cambiando forma: da quello prettamente balneare, "da spiaggia", si sta trasformando in un turismo che desidera esplorare a livello paesaggistico e archeologico il patrimonio culturale olbiese. Lo sa bene Insula Felix, l’associazione che, da anni, organizza il tour del Golfo, mostrando ai turisti il volto nascosto della città, dipanandone la storia attraverso l’osservazione (che non manca di destare meraviglia) delle sue attività, prima fra tutte la mitilicoltura, vero simbolo culturale, economico e sociale di Olbia.

L’Associazione Olbia Felix nasce grazie all’impulso e alla disponibilità di Giovanni Maria Craboledda, imprenditore nel settore dell’agricoltura, di origini sarde, che ha operato in Francia dalla fine degli anni ‘40, realizzando uno dei più importanti impianti di produzione di ortaggi, in particolare peperoni, di tutta Europa. “Monsieur Poivron”, dopo aver visionato il volume curato da Luciano Bisogni e Benedetto Cristo, che racconta la storia di cozze e arselle dal punto di vista culturale ma anche alimentare, ha manifestato l’intenzione di realizzare un’iniziativa che potesse rappresentare un omaggio alla Sardegna e alle sue attività lavorative, individuando in Olbia il luogo di attuazione di un progetto innovativo. Nasce così l’Associazione Insula Felix, che si propone di valorizzare la cultura, la storia, il turismo e l'economia del Golfo di Olbia, del suo ambiente naturale, della sua ecologia, dei suoi antichi mestieri del mare, del suo tessuto produttivo e sociale.

Il Golfo di Olbia, caratterizzato dall’imponente presenza del porto passeggeri,  ha in realtà molti tratti interessanti.
“Al centro troviamo il Molo Brin e il molo Bosazza che costituiscono l'antico porto commerciale che proietta la parte storica di Olbia nel mare. Subito dopo il circolo nautico, con numerosi imbarcazioni da diporto e il caratteristico edificio e il museo archeologico, con reperti storici di varia importanza, famoso per i relitti delle navi romane distrutte con l’arrivo dei Vandali, quindi l’Isola Bianca, che divide in due la parte più interna del Golfo  con gli attracchi di traghetti e navi da crociera. Più avanti i cantieri nautici e il porto industriale, con barche di svariate fogge e dimensioni, intorno a cui brulica il lavoro dei tanti artigiani, si alternano a isolotti di granito, i primi allevamenti di cozze, qualche arsellatore intento a raccogliere le vongole selvatiche.
Finalmente si arriva alla zona degli allevamenti di cozze negli specchi d’acqua prospicenti, pescatori dilettanti a terra o sui caratteristici chiattini olbiesi e cormorani e gabbiani che sfrecciano in cielo. L’ultimo tratto della costa nord si fa più selvaggio, con qualche spiaggetta deserta, insenature e la foce del fiume Padrongianus che si può risalire. Eccoci quindi all’imboccatura del golfo interno (detto stretto della Bocca) di fronte al quale abbiamo l’isola della Bocca su cui è situato il faro che segnala l’ingresso. Appena dietro l’isolotto la lingua di terra della spiaggia di Lido del Sole e ancora dietro la punta delle Saline con le sue spiagge”: questa l’appassionata descrizione fornita dall’associazione, da cui emerge già chiarissima la forte passione per la zona del Golfo e per le sue peculiarità.

Stride, con questa prospettiva di valorizzazione, il progetto su Cala Saccaia, oggetto di discussione delle ultime settimane: “prima di sventrare una delle ultime aree rimaste incontaminate, zona di pregio per la città, si potrebbe pensare di riqualificare l’area industriale già presente, mentre per quel che riguarda l’edificazione di un nuovo hotel, non ce n’è alcun bisogno, essendo presenti già diverse strutture a poche centinaia di metri. È vero, cementificare una zona è un’azione tutto sommato semplice, ma molto più meritorio sarebbe invece pianificare un’opera di recupero dei capannoni già esistenti e pensare ad interventi che incentivino il turismo culturale di cui c’è grande richiesta. Gli interventi utili su questo piano sarebbero questi; sistemare la parte dei cantieri presenti a Cala Saccaia, creare un porto turistico al centro della città e togliere le auto dal molo Brin, rendendolo un luogo non più di parcheggio ma di fruizione turistica e locale. Olbia è una delle poche città ad avere il municipio e il centro storico affacciato sul mare, ma per com’è strutturata al momento, questo è un pregio che va a perdersi” commenta Luciano Bisogni di Insula Felix.

In considerazione della fragilità di un turismo che va sempre più differenziandosi, richiedendo un intrattenimento culturale di qualità, la valorizzazione della storia di Olbia sarebbe una scelta vincente e la rivendicazione di una specificità, di un tratto identitario da ricercarsi nella tradizione dei mestieri marinari, del fortissimo -ed a volte conflittuale- rapporto con il mare; la riflessione va spostata non su una crescita basata unicamente sul dio cemento, ma sullo sviluppo di un valore che tuteli tutti, ecologicamente, economicamente e socialmente parlando.