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Cronaca Gallura

Clima: Olbia e le coste Sarde verranno sommerse nei prossimi decenni.

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“L’innalzamento del mare è inevitabile”. Le Nazioni tenteranno di limitarlo con interventi urgenti.

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Il sindaco di Miami Beach, sta realizzando opere per 400 milioni con lo scopo di guadagnare qualche decennio. Molte strade in  Florida sono già sommerse. La Sardegna e la Gallura avranno a disposizione le stesse risorse? Il fenomeno interesserà tutte le coste del Pianeta.

Olbia, 05 Novembre 2016 – Due gradi in più in atmosfera possono fare la differenza ed è questo il limite entro il quale ci si deve fermare per non far finire del tutto sotto l’acqua le coste e le città che oggi conosciamo: Olbia compresa. Fantascienza? Complottismo abbinato a catastrofismo? Niente di tutto questo: si tratta di una simulazione fatta (e disponibile in rete) dall’autorevole Climate Central, uno dei più importanti centri di ricerca ambientale americani. Con due gradi in più, a livello globale, il livello del mare si alzerà di 5 metri: un numero, questo, che non tiene conto delle mareggiate, della marea e delle alluvioni. Le fonti di questi studi sono innumerevoli ed autorevoli: la Nasa, l’ONU, la presidenza degli USA, ministri e scienziati di tutto il mondo. Leggete questo articolo con attenzione e, senza inutili allarmismi, informatevi su altre testate e guardate il documentario/evento della National Geographic prodotto da Martin Scorsese.

Abbiate, però, qualche minuto di pazienza. Di Olbia parleremo più giù: prima spieghiamo (senza avere la presunzione di pubblicare un trattato scientifico) cosa sta avvenendo e perché.

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Partiamo da una domanda: come si è arrivati a questo punto? L’effetto serra è certamente un fenomeno naturale, ma l’essere umano – a partire dalla Rivoluzione Industriale – ci ha messo del suo, anzi ci ha messo un bel carico da 90. Incurante dell’effetto delle sue attività sul Pianeta Terra, l’uomo negli ultimi 150 anni ha immesso nell’atmosfera un quantitativo abnorme di anidride carbonica (CO2) e di metano – nonché di altri gas definiti “gas serra”, i quali  impediscono la dissipazione dell’energia termica immagazzinata dal pianeta attraverso i raggi solari. La conseguenza di questa mancata dissipazione (sotto forma di irraggiamento infrarosso) è l’aumento globale della temperatura (c.d. global warming).

L’inquinamento atmosferico umano è dovuto a diversi tipi di attività come l’uso dei combustibili fossili (es. il petrolio o il carbone) nei processi di produzione: pensate a una qualsiasi fabbrica che, per produrre qualcosa, ha bisogno di energia e per ottenerla brucia del combustibile, producendo così CO2 (anidride carbonica).

Dunque, è solo colpa delle fabbriche? Neanche per sogno: anche la cosiddetta industria della carne, quella rossa in particolare, ha le sue responsabilità. L’allevamento intensivo non solo inquina le falde acquifere, ma produce anche notevoli quantità di metano tramite lo sterco degli animali ed è la principale causa della deforestazione selvaggia dei grandi polmoni verdi terrestri che vengono letteralmente spianati per far posto alle piantagioni di soia ogm, la quale verrà poi data in pasto agli stessi di animali che vengono uccisi ogni anno per finire nei nostri piatti. Persino la Fao (che non è certamente un’organizzazione vegana), nel 2006, nel suo rapporto “Livestock’s Long Shadow” ha messo nero su bianco che il settore zootecnico è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra. Un settore che, sempre secondo la Fao, crescerà del 73% entro il 2050 (fonte: rapporto Fao “World Livestock 2011: livestock in food security”).

Insomma, qualunque sia la vostra dieta/scelta etica o il vostro mezzo di trasporto e in qualunque posto del mondo voi abitiate,  sappiate che contribuite (di poco o di molto) all’aumento dei gas serra nell’atmosfera e quindi dell’aumento della temperatura globale. E l’effetto dell’aumento della temperatura qual è? Lo scioglimento dei ghiacciai e dunque l‘innalzamento del livello del mare. Non ci credete? Osservate il video qua sotto, prodotto dalla Nasa e pubblicato dalla Cnn, che mostra come sono spariti i ghiacciai perenni dell’Artico negli ultimi 30 anni, lasciando spazio ai soli ghiacci stagionali e assottigliando incredibilmente il loro spessore.

La situazione non è esattamente rosea, benché sia difficile per “l’uomo della strada” capire esattamente in che modo. A questo punto entra in scena (tra i vari protocolli firmati negli anni) l’Accordo di Parigi (Cop 21) siglato un anno fa da 195 paesi ed entrato in vigore lo scorso 4 Novembre. Lo scopo di questo importante accordo è rallentare gli effetti del mutamento climatico. Uno dei punti più importanti del Cop 21 è l’articolo due che impone di restare al di sotto 2 due gradi in più rispetto al periodo pre-industriale. L’altro punto fondamentale è il raggiungimento del picco di emissioni di CO2 con conseguente rapida riduzione delle emissioni. Benché il mercato sia molto sensibile all’argomento (negli Usa si è toccato il livello di emissioni di CO2 più basso da 25 anni), per adesso gli impegni presi dai governi mondiali non hanno dato i loro frutti e non consentono di raggiungere gli obiettivi sanciti dall’Accordo di Parigi.

Dunque? Che facciamo? Il  7 Novembre: in Marocco, parte la Cop 22 dove verrà tracciata la “road map” per il futuro sostenibile del pianeta. Riusciranno gli Stati a correggere la rotta? Lo sapremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Il cambiamento climatico, benché non sia un argomento così popolare, è cruciale per il Pianeta e soprattutto per la specie umana. Gli sconvolgimenti climatici (bombe d’acqua, siccità, desertificazione, cambiamento delle stagioni, etc) chiedono un prezzo in termini di vite umane e di salubrità ambientale troppo alto. Quindi, cercare di limitare l’effetto serra è fondamentale per limitare i disastri preannunciati nelle simulazioni di Climate Central che – ora – andiamo a spulciare.

Cosa accadrà all’Italia, alla Sardegna e ad Olbia in particolare, che proprio sul mare punta tutto il suo sviluppo? Osserviamo questa cartina che mette a confronto due scenari che mostrano il livello del mare a medio termine: a sinistra lo scenario peggiore (nessun taglio alle emissioni – lo stato in cui siamo noi oggi) e a destra lo scenario migliore (taglio estremo delle emissioni – l’obiettivo ideale). Ecco come apparirà Olbia dal 2050:

Dal 2050 (data minima approssimativa), nell’uno o nell’altro caso, dovremo dire addio ad ampie porzioni di città. Non solo: a subire la sorte peggiore saranno le spiagge: nel 2050 Pittulongu non esisterà più, per non parlare della Foce del Padrongianus, delle Saline, di Marina Maria.

Lasciamo da parte questo scenario (poco confortante!) e diamo uno sguardo, invece, alle temperature nude e crude e ai loro effetti a lungo termine. A destra ecco come apparirà il territorio olbiese dopo l’aumento globale della temperatura pari a 1,5°C, a sinistra, invece, ecco Olbia dopo l’aumento di 4°C (lo scenario che l’accordo di Parigi mira ad evitare). Nel primo caso l’innalzamento degli oceani è pari a 2,9 metri; nel secondo è pari a 8,9 metri.

Ovviamente queste sono proiezioni frutto di calcoli matematici e di studi scientifici: non rappresentano un’onda di piena in procinto di abbattersi sulla città. Si tratta di fenomeni relativamente lenti e quasi “impercettibili” che, a medio-lungo termine, potrebbero danneggiare irrimediabilmente il nostro territorio e tutte quelle realtà più o meno grandi che si affacciano sui mari del mondo.

Queste proiezioni (per quanto soggette a errori) ci mettono un po’ con le spalle al muro e ci dicono che le scelte che compiamo ogni giorno, dal metterci in auto al comprare del cibo, influiscono sul futuro. Qual è la morale della favola? La morale non esiste perché questa non è una favola: è una drammatica realtà che molte popolazioni già vivono. Il sindaco di Miami Beach, ad esempio, sta investendo 400 Milioni di dollari allo scopo di guadagnare circa 40 anni attraverso la costruzione di  imponenti argini e pompe sommerse che salveranno temporaneamente aree vaste della città.

Olbia e la Sardegna avranno a disposizione le medesime risorse per proteggere territori molto più vasti? Noi, intanto, possiamo dare un segnale al mercato (niente più del vil denaro è in grado di smuovere i governi e le aziende), scegliendo di adottare stili di vita meno impattanti, e alla politica, votando chi è sensibile a queste problematiche.

Su questo tema è stato recentemente messo a disposizione del pubblico il documentario “Before the Flood” (traduzione letterale: “prima del Diluvio“, titolo italiano “Punto di non ritorno“). Il documentario è di Leonardo Di Caprio, in qualità di Messaggero di pace delle Nazioni unite con delega al Clima, è stato trasmesso pochi giorni fa su National Geographic in tutto il pianeta. Il documentario racconta l’impatto devastante del cambiamento climatico ed è prodotto dal grande Martin Scorsese.

In conclusione, siamo ben consci del fatto che questo articolo rappresenterà una vera e propria provocazione, richiamerà critiche su ipotetici claim “allarmistici”, ma purtroppo si tratta di studi ormai confermati dalla stragrande parte della comunità scientifica, dalla Presidenza degli Stati Uniti e dall’ONU.

L’innalzamento del mare è inevitabile: ciò che possiamo fare per limitare questo fenomeno è prepararci per tempo ed invertire da subito la rotta puntando sulle energie alternative e sulle auto elettriche, cambiando i nostri stili di vita, votando governanti che sostengono queste politiche e moderando (o eliminando) il nostro consumo di carne.

Tantissime nazioni europee vivono dal sole e dal vento, la Sardegna esporta la sua energia da fonti rinnovabili ed è tempo che tutti sappiano quanto vale per noi Sardi quella energia. I Comuni e la Regione possono far tanto, ma potrebbero far molto di più. Grazie alle nuove tecnologie come la batteria accumulatrice di TESLA è possibile installare impianti fotovoltaici invisibili ed efficienti ed utilizzare l’energia prodotta dal sole anche durante la notte; per non parlare del micro-eolico a basso impatto ambientale o delle tegole solari. E’ ora di sapere. Ci attendiamo critiche sui toni e sul titolo forte, ma al giorno d’oggi senza un titolo adeguato nessuno va oltre. Il fine giustifica i mezzi? Crediamo di sì.

Clicca qui per vedere il documentario/evento andato in onda su National Geographic con Leonardo Di Caprio “Punto di non ritorno – Before the Flood”

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