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Olbia, auto centra in pieno la famosa cabina contatori di Bados

La cabina dei contatori è ancora lì che si erge in mezzo alla carreggiata, da anni. È ormai una reliquia storica, un bene monumentale da tutelare e vincolare come esempio di insipienza, trascuratezza, di sfida alle più elementari norme della sicurezza, posta com’è al centro geometrico della corsia.

foto marco agostino amucano
iRiparo Olbia dieffe 1400 domenico castaldo

Olbia, 9 agosto 2020 -Avevi forse fatto un bel bagnetto refrigerante nelle acque diafane della luminosa spiaggia di Bados (in italiano “i guadi”), l’ultima nel territorio comunale di Olbia prima di passare a quello di Golfo Aranci. Era ormai tardi, chissà, hai salutato a malincuore gli amici e l’ora più bella per trattenerti ancora un po’ in quella meraviglia di crepuscolo, ma non era possibile, era tardi, avevi un impegno.

Due colpi di asciugamano per scacciare la sabbia impalpabile rimasta ancora attaccata ai piedi, una rassettata ai capelli scomposti dal sale e dal vento e via, si parte. Un breve strappo, scosceso come lo Zoncolan fino allo spiazzo della fermata dell’autobus, e poi la discesa che vola giù e sbocca alla SP 82, la strada balneare e panoramica per eccellenza: la Olbia-Pittulongu-Golfo Aranci. Hanno chiamato quel saliscendi di poche centinaia di metri, anonimamente e senza troppa fantasia, Via dei Pescatori, che però è sempre meglio di Via del Rampino o qualcos’altro del genere, da quelle parti. Per chi viene da Olbia, è l’ultima via sulla destra della frazione di Pittulongu, un tempo un impossibile sterrato che conduceva alla spiaggia di Bados. Lo so bene io che lo percorrevo un po’ in bici e un po’ a piedi da ragazzino, ed oggi lo vedo asfaltato, fiancheggiato da case con impenetrabili recinzioni di oleandri fioriti, di piccoli complessi residenziali, villette, alberi, tutto carino, a parte quell’orrore di Ecomostro, quell’albergo immenso, lasciato lì a metà costruzione, giusto a tal punto da compromettere irrimediabilmente un ecosistema palustre meraviglioso, spaventoso incubo paesaggistico, mastodonte di arroganza edilizia, paradiso solo per i writers, da rimuovere, da bombardare, veramente raccapricciante. Anche tu  avrai pensato un attimo la stessa cosa e…SBLAM!

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Via dei Pescatori- Olbia. L’incredibile situazione descritta nell’articolo: una cabina dei contatori Enel sorge nel bel mezzo della carreggiata (foto dell’autore dell’articolo)


Uno schianto da non poco. Spero tu abbia allacciato bene le cinture di sicurezza, mio caro (o mia cara?) automobilista. I danni sono stati notevoli, la tua auto ha lasciato in terra un bel po’ di ricordini che hanno resistito all’ultima maestralata: fanali di posizione, frammenti di paraurti, rimasugli vari del frontale. Quel muro alto poco più di un metro non si è sollevato all’improvviso in mezzo alla carreggiata, come le colonnine di acciaio che sbarrano le strade dei centri storici nella civilissima Olanda per lasciar passare comunque le bici e i pedoni, o è magicamente apparso dopo il tramonto, come nei racconti di Harry Potter. No. Quella è una cabina dei contatori della luce, bella robusta graziaddio, chi l’ha fatta ci si era messo d’impegno. Ha retto lo schianto, si è incrinata, ma non è crollata. Accidenti! Le forze dell’ordine hanno preso le misure della tua auto, non troppo grande a quanto pare. Spero non ti sia fatto (o fatta) male. In zona c’è un po’ di omertà, ho chiesto a qualcuno sulla faccenda, ma non è troppo importante se non hanno voluto dirmi nulla.  Capisco e comprendo, fino ad un certo punto. Spero non ti sia fatto/a niente di male, anonimo/a automobilista, di cui ho provato ad immaginare qui il tuo sinistro capitato non troppi giorni fa. Se però i fatti si sono svolti diversamente, allora scusami: ho solo cercato di immaginare la realtà di ciò che oggi o domani potrebbe capitare a chiunque non sappia di quella cabina Enel degna di un sobborgo di Bujumbura.
La cabina dei contatori è ancora lì che si erge in mezzo alla carreggiata, da anni. È ormai una reliquia storica, un bene monumentale da tutelare e vincolare come esempio di insipienza, trascuratezza, di sfida alle più elementari norme della sicurezza, posta com’è al centro geometrico della corsia. Non ha nemmeno un catarifrangente appiccicato sopra alla meglio da qualche anima pietosa e previdente. Forse resterà lì ancora per anni, o decenni come già c’è. Finché i gessetti non disegneranno la sagoma di un cadavere, una madre piangerà forse il figlio che tornava in moto dopo una bella nuotata, la stampa non si indignerà, e allora qualcosa, forse, forse, forse, si muoverà.

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