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Olbia, acqua potabile: a che punto siamo?

Malgrado un accordo firmato nel 2019, i rimborsi ai cittadini non sono ancora stati erogati

Olbia, acqua potabile: a che punto siamo?
Olbia, acqua potabile: a che punto siamo?
Camilla Pisani

Pubblicato il 25 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. Non è un tema nuovo, ma nemmeno un tema semplice quello dell’acqua potabile ad Olbia: a lamentare le conseguenze di una rete idrica malmessa e di continue ordinanze di non potabilità sono i consumatori, olbiesi e non, che ogni giorno a decine si rivolgono alle associazioni dei consumatori per riuscire ad avere giustizia.

La società che gestisce la fornitura di acqua potabile è, com’è noto, Abbanoa, la quale ad oggi ha in sospeso con i suoi utenti migliaia di procedure di conciliazione, reclami, pignoramenti e slacci: particolarmente critica è la cronica situazione di zona Aeroporto e di quartiere Isticadeddu, due delle aree cittadine più frequentemente colpite dalla mancata potabilità dell’acqua; ciò che lamentano i cittadini è l’ingiustizia di dover pagare -anche molto salato- un servizio che viene, nei fatti, reso per metà.

La non potabilità dell’acqua viene, di volta in volta, sancita dalla ASL, che procede nell’analisi delle componenti chimiche: uno dei più frequenti problemi è la presenza in quantità massicce di ferro e manganese, responsabili dell’acqua “gialla” che ogni olbiese ha visto uscire dai rubinetti di casa almeno una volta.

I reclami sono tantissimi, ma come reagisce l’azienda?

In effetti, alla fine del 2019, è stato raggiunto un risultato di grandissima rilevanza sul piano dei rimborsi ai consumatori: come pubblicato sul sito del gestore idrico, “l'amministratore unico di Abbanoa Abramo Garau e il direttore generale Sandro Murtas hanno firmato l'intesa con il presidente regionale di Adiconsum Sardegna Giorgio Vargiu che consente di mettere la parola fine a circa quindicimila contenziosi di varia natura risalenti alla prima fase in cui il Gestore unico ha dovuto operare negli anni della nascita e organizzazione del Servizio idrico integrato in Sardegna.

Si tratta del più grande accordo consumeristico firmato in Italia tra una grande azienda dei Servizi idrici e un'associazione dei consumatori sia per l'elevatissimo numero di clienti interessati ma anche perché prevede - primo caso nel panorama nazionale - creazione di un organismo di mediazione paritetica per affrontare anche i futuri reclami. I numeri dimostrano come ormai il sistema di certificazione dei consumi abbiamo portato le contestazioni a livelli fisiologici: rispetto dai 31mila reclami presentati del 2010, ora si è passati ad appena 5mila reclami nel 2018 su due milioni e mezzo di fatture emesse all'anno.

Le tematiche dei contenziosi destinati a trovare una soluzione bonaria riguardano ben 18 tipologie differenti: dalle contestazioni sulle letture dei consumi alle prescrizioni passando per la restituzione dei canoni di depurazione per le utenze non allacciate in fognatura al riconoscimento di gravi per i casi di perdite occulte. Per ogni singola fattispecie sono state individuate le procedure per chiudere i contenziosi.

L'accordo riguarda anche la chiusura delle diverse azioni giudiziarie ancora perdenti che hanno visto contrapposti Abbanoa e Adiconsum in diversi Tribunali dell'Isola: azioni risarcitorie e richieste di risarcimento danni reciproche, class action sulla non potabilità a Porto Torres, Castelsardo e Tempio, azioni inibitorie su depositi cauzionali e ingiunzioni fiscali. Le parti dichiarano il reciproco impegno, rispetto ai comportamenti già verificatisi e regolati con il presente accordo, a non promuovere ulteriori azioni legali di contenuto analogo e/o simile a quello delle azioni ora chiuse”.

Questo storico accordo avrebbe dunque un duplice effetto: da un lato, garantirebbe i giusti risarcimenti a quegli utenti cui il servizio non è stato erogato o è stato erogato in parte, consentendo la fine dei contenziosi, dall’altro metterebbe fine alle numerose class action intentate dalle associazioni dei consumatori a tutela degli stessi.

Dopo anni di reclami, di richieste vessatorie, di conguagli, di distacchi, un simile accordo parrebbe rappresentare una svolta: ma a due anni dalla firma, cosa ne è stato dell’impegno promesso da Abbanoa (che, ricordiamo, dal 2018 è supervisionata da ARERA, l'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico)?

Come riferito da Adiconsum, ad oggi i consumatori non hanno avuto accesso ad alcuna forma di rimborso, malgrado esista un accordo formale che lo sancisce d’ufficio. Chi ripaga i cittadini dei disservizi subiti, relativi ad un bene così essenziale come l’acqua "del sindaco"? Ai posteri l’ardua sentenza, si potrebbe dire: il numero dei reclami, intanto, continua a salire, rimbalzando tra l’impegno delle associazioni dei consumatori e il muro di gomma di un’azienda inerte, sorda alle necessità dei suoi clienti.