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Nuova truffa del "soldato innamorato": donna ci rimette 5 mila euro

In crescita il fenomeno di questa particolare truffa sentimentale

Nuova truffa del
Nuova truffa del
Patrizia Anziani

Pubblicato il 14 maggio 2021 alle 19:24

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Sassari. La truffa del "soldato innamorato" continua sorprendentemente a mietere vittime, nonostante sia ormai considerata una truffa "amarcord", anche grazie alle denunce di molte donne in tutta Italia. L'astuta tecnica è sempre la stessa: attraverso l'utilizzo dei social network il presunto militare "aggancia" con una scusa la donna, quasi sempre vedova, single o separata.  Dopo aver scelto bene la sua vittima,- in genere di età compresa tra 35 fino ai 70 anni, il "militare innamorato" ne studia attentamente il profilo e le abitudini e a quel punto comincia ad intrattenere con lei, sempre via chat,  lunghi dialoghi, infarciti di lusinghe e attenzioni, che si protraggono per giorni.

Non mancano le promesse e l'invio di foto (sempre rubate da altri ignari profili) dove lui si mostra in tutto il suo fascino. Ad un certo punto, dopo aver tastato bene il polso della situazione, il "militare" fingendosi appunto innamorato, esterna anche di essere in forte difficoltà economica o in imminente pericolo di vita, poi ecco che scatta la richiesta di aiuto e di soldi per i più disparati motivi. 

Nonostante sia una vecchia truffa spesso purtroppo ignare donne, colte sempre in momenti di fragilità della loro vita cascano nella trappola finemente e sapientemente confezionata, non esitando a spedire loro anche laute somme. Purtroppo dietro questi profili di apparenti uomini si nascondono invece delle vere e proprie organizzazioni criminali che giocano senza scrupoli con le fragilità e le sensibilità di quelle donne che, pur con enormi sacrifici, decidono di aiutare colui che potrebbe un giorno veramente incontrare di persona, anche solo per condividere con lui momenti di romantica felicità.

Lo scorso dicembre, a Olbia, una donna di 68 anni, dopo essere stata contattata da un presunto ufficiale dell'esercito tedesco in missione in Siria, è cascata nella truffa.

Tra vittima e "carnefice" infatti sarebbe nata una lunga serie di conversazioni fino a quando l'uomo nascosto dietro il falso profilo non le avrebbe fatto credere di essere in gravissimo pericolo di vita e disposto a lasciarle in eredità il suo patrimonio di un milione e mezzo di euro.

In un secondo momento la pensionata sarebbe stata contattata da presunti funzionari della Croce Rossa che le avrebbero chiesto di volta in volta i versamenti per poter effettuare tutte le pratiche internazionali per entrare in possesso dell'eredità del suo amico militare tedesco. La pensionata ha quindi versato oltre 40 mila euro sul conto di tre uomini fino a quando questi non si sono volatilizzati.

Alla donna non è restato altro che rivolgersi alle autorità giudiziarie che hanno immediatamente avviato le indagini e solo grazie all'intervento della Polizia Postale sono state individuate quattro persone ora iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Tempio Pausania.

Oggi la Nuova Sardegna mette in luce una nuova truffa ai danni di una donna sassarese, "agganciata" quando lei era in procinto di separarsi. La trama è la stessa. Ecco che spunta un nuovo ufficiale dell'esercito tedesco impegnato in Siria, comincia con la richiesta di 5mila euro. La donna non esita a chiedere un prestito ad una Finanziaria della città. Spediti i soldi però l'uomo continua a tempestarla di messaggi: «Mi ha detto che i suoi superiori gli avevano bloccato i soldi e per attraversare il confine della Turchia gli servivano altri tremila euro», così dichiara la vittima del raggiro a Nadia Cossu, giornalista La Nuova. La donna e madre per mettere fine alla spiecevole situazione si è vista infine costretta a rivolgersi alla Procura della Repubblica. Questa è l'ultima vittima in ordine cronologico che ha deciso di uscire allo scoperto raccontando il suo dramma, sicuramente con l'intento di mettere in guardia altre donne, perché è bene ricordare che questa è una truffa che può essere fermata solo nel momento in cui le vittime parlano, raccontano e si rivolgono alle forze dell'ordine.