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Cronaca Sardegna

Nord Sardegna, epatite C: firmata l’intesa per l’eradicazione

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Sassari, 15 giugno 2019- Nei giorni scorsi è stato siglato l’accordo tra l’Unità Operative Complessa SerD della ASSL Sassari e dall’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive dell’AOU Sassari per l’avvio delle attività di eradicazione delle infezioni da epatite C (HCV).

Il protocollo d’intesa prevede che il Servizio Dipendenze della ASSL Sassari e la Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’AOU Sassari lavorino insieme per migliorare la gestione clinica delle patologie infettive correlate all’uso di sostanze stupefacenti con specifico riferimento alle infezioni virali da HCV.

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I principali obiettivi della convenzione nel corso del prossimo triennio sono: diminuire la diffusione delle infezioni da epatite C correlate all’utilizzo di sostanze; migliorare le condizioni di salute dei pazienti affetti da questa patologia con screening, diagnosi ed accesso precoce alla terapia. Per poter raggiungere questi risultati, l’ATS Sardegna ha programmato un importante investimento per l’acquisto dei farmaci di ultima generazione sfruttando le risorse economiche generate dalle azioni di razionalizzazione e di lotta agli sprechi che, soprattutto nel campo farmaceutico, sono frutto di una crescente appropriatezza prescrittiva.

«L’infezione da HCV è ancora oggi una delle cause più frequenti delle malattie croniche del fegato e, data la gravità clinica, necessità di un importante ambito di intervento sanitario – afferma il direttore del SerD, Francesco Cattari. Per diminuire l’incidenza dei casi di malattie infettive correlabili alla dipendenza è importante effettuare una diagnosi precoce da associare ad una corretta terapia antivirale».

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è posta come obiettivo l’eradicazione dell’infezione da HCV entro il 2030: «Il paradigma maggiormente efficace per sviluppare l’accesso alle cure dei pazienti con epatite C è rappresentato da un modello condiviso di integrazione tra ospedale e territorio – aggiunge Cattari – che faciliti l’unitarietà d’azione per assicurare la presa in carico delle persone con problemi di dipendenza. Il protocollo d’intesa siglato con l’AOU segue proprio questa direzione».

Accanto al SerD, nella lotta all’eradicazione del virus dell’epatite C c’è l’unità operativa complessa di Malattie Infettive diretta dal professor Sergio Babudieri: «Oggi – spiega il direttore della clinica – il problema è quello del sommerso, di chi non sa di aver contratto l’epatite C o di chi, pur sapendolo, non fa riferimento a una struttura specializzata che li segua. Molti di questi potrebbero essere tra i pazienti afferenti ai SerD. L’obiettivo, allora – prosegue Sergio Babudieri – è quello di fare uno screening su questi pazienti utilizzando i database messi a disposizione dei Servizi per le dipendenze».

Nell’ambito di questa attività, Malattie Infettive potrà sfruttare la convenzione con la Scuola di specializzazione e allargare la rete formativa anche nei SerD del Nord-Ovest Sardegna, cioè quelli di Sassari, Alghero e Ozieri. E proprio in questi tre centri, dove gravitano circa 1.200 pazienti, gli specialisti hanno considerato che oltre il 60 percento potrebbe aver contratto l’epatite C.

Dal 2015 Malattie Infettive, assieme alle altre strutture componenti l’Uniep dell’Aou, Medicina interna con Franco Bandiera, Gastroenterologia con Salvatore Zaru e Patologia Medica con Giovanni Garrucciu, fa parte della task force regionale che ha iniziato ad affrontare il problema.

«Secondo stime regionali – afferma la professoressa Ivana Maida – i pazienti conosciuti come affetti da epatite C cronica in Sardegna erano circa 8.000 nel 2015 quando sono stati resi disponibili i nuovi farmaci altamente attivi. Di questi ne sono stati trattati e guariti, con le forze messe in campo a livello regionale, oltre 5.000. Ne consegue che anche nella nostra regione si è in linea con i programmi di eradicazione nazionale. Soltanto qui a Sassari, fino ad oggi, siamo riusciti a trattare 1.728 pazienti».

Il progetto durerà tre anni e punterà, almeno, a ridurre l’incidenza del 90 percento, con un trattamento generalizzato di tutte le categorie a rischio. «Il nostro obiettivo – aggiunge Ivana Maida – è quello di andare in loco, reclutare il potenziale paziente, fare la diagnosi e sottoporlo al trattamento. Consideriamo, infatti, che un soggetto colpito da virus dell’epatite C si stima che possa contagiare altre 20 persone. Ecco perché è importante intervenire».

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