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Terranova Pausania: i 51 alunni della maestra Maria Fiori

Una classe elementare maschile della Olbia che fu

Bacchus 1085

Qualche giorno fa una mia amica mi ha chiesto la foto del gruppo di golfisti romani che ha partecipato a Pattaya, in Thailandia, alla prima finale delle dieci gare giocate nei circoli italiani per il “ Thai Golf Trophy“, manifestazione per la quale ho curato l’Ufficio Stampa. La ricerca della foto è stata lunga e complessa perché nei miei trent’anni dedicati al golf ho partecipato ad una decina di finali in programma in Thailandia, da Bangkok, a Pattaya, da Chian Mai a Laem Chabang, senza contare le finali della Repubblica Dominicana, le trasferte in Canada, in Francia, in Austria, in Scozia, in Spagna, in Marocco, in Tunisia, a Dubai e nella Repubblica Ceca. Mi sono trovato immerso in centinaia e centinaia di foto che mi hanno fatto rivivere molti di quei viaggi e fatto ritrovare amici dei quali avevo perduto la memoria. La fotografia che stavo cercando alla fine l’ho trovata ma, quella ricerca, mi ha riservato una sorpresa inattesa e fantastica che col golf non c’entra nulla. Una fotografia che non c’entra niente col golf ma che per me rappresenta oggi una delle più belle testimonianze della mia vita. Guardandola per un attimo sono rimasto senza fiato e mi sono perfino un po’ commosso. Quell’immagine in bianco e nero recante nel retro la scritta “Terranova Pausania 1936” immortala la prima classe elementare maschile guidata dalla maestra di origini sassaresi Maria Fiori. Quella foto, un prezioso regalo del mio amico d’infanzia Achille Bernardi, l’avevo colpevolmente dimenticata. Con l’idea di fare un regalo a molte delle famiglie olbiesi che hanno avuto un loro parente tra gli scolari di quella classe, ho deciso di pubblicarla per OLBIAchefu. Ho telefonato subito ad Achille Bernardi, che si sta giustamente godendo la pensione nella sua casa di Liscia di Vacca, perché mi aiutasse ricordare quanti più nomi possibili dei cinquanta compagni di scuola ritratti nella classica e obbligatoria divisa di allora: grembiule nero con colletto bianco.
Le facce di quasi tutti quei miei compagni di 1^ Elementare io li riconosco ancora oggi, anche se di molti di loro non posso ricordare i nomi. Achille Bernardi si è messo a mia disposizione e dopo un giro di telefonate abbiamo messo insieme molti nomi dei nostri compagni di classe. Qualche giorno dopo, con l’aiuto di Francesco De Angelis, il popolare barbiere che a Olbia meglio conosciuto col soprannome di “Chicchineddu” abbiamo quasi completato l’elenco. Per gli altri chiedo aiuto a chi leggerà queste note in modo che la mia testimonianza, per quanto possibile sia completa.
Intanto io mi sono naturalmente subito riconosciuto e, miracolo della memoria, ho ricordato che tenevo nella mano destra il sacchetto dei fagioli che, secondo la didattica di allora, serviva a fare di conto. Partendo da sinistra nella fila centrale sono il primo in piedi. Sempre da sinistra, il primo in basso seduto è Egidio Podda, con il quale ho fatto parte della squadra allievi dell’Olbia, creata dall’allenatore Bonesini quando, a guerra finita, l’Olbia calcio riprese l’attività. Egidio, qualche anno più tardi, venne ingaggiato da una squadra di Reggio Emilia ma non ebbe la stessa fortuna di Gustavo Giagnoni che nella storia del calcio italiano ha scritto bellissime pagine, prima come giocatore del Mantova e poi come allenatore (Torino, Milan, Roma, Cagliari, Pescara). Di Egidio ricordo di aver frequentato spesso la sua casa perché il fratello maggiore Emilio, appassionato di ping pong, aveva realizzato un tavolo da tennis riutilizzando un grande pannello stradale dedicato alla pubblicità per il quale ebbe qualche grattacapo…

Seduto a fianco di Egidio c’è Vittorio Fancello, fratello di Tonello e Vanda che è stata mia compagna di scuola, se non ricordo male, in una delle classi della scuola media guidata dalla preside signora Lillitta Carlini. A fianco di Vittorio c’è Achille Bernardi il più bello della classe grazie alla sua fantastica cascata di riccioli. Di Achille, che non ho mai mancato di andare a salutarlo tutte le volte che tornavo ad Olbia, c’è da ricordare un curioso episodio. Cercandolo in via Garibaldi, dove aveva un piccolo negozio, appresi che lavorava, come capo ufficio del personale degli hotel della Costa Smeralda. Decisi di andare a salutarlo fino a Porto Cervo, mi feci indicare la sede del suo ufficio e, anziché suonare il campanello e chiedere di lui usai il nostro antico richiamo fischiando sotto la finestra. Un minuto di attesa ed ecco che la finestra si apre e appare la testa di Achille che, dopo tanti anni, aveva riconosciuto il mio richiamo,  intuendo soprattutto, che a fischiare ero stato io.
Nella foto, sempre seduti, accanto ad Achille c’è Piero Datome, poi Pasqualino Deiana, Marco Manueddu e Aldo Terzitta, della famiglia dei proprietari del negozio di generi alimentari, in fondo a Piazza Regina Margherita,  ereditato e diretto dalle due sorelle di Aldo, Annettina e Adele dove io, prima di ripartire per Civitavecchia, facevo la solita spesa di formaggio sardo, dolci, salsicce e pane carasau. Aldo Terzitta, per continuare i suoi studi conclusi con la laurea in medicina, aveva lasciato Olbia per  trasferirsi credo a Bologna. Puntualmente rientrava per le grandi feste e per le vacanze estive al suo paese natio perché, come recita una stupenda canzone di Tony Derosas “Sos  saldos cheren torrare a si scaldire in domo”. Poco più in là c’è Mario “Puzzone” Derosa (o Derosas?), poi Salvatore Derosas, fratello di Tony, meglio conosciuto come ”Duddona”. La famiglia Derosas, che abitava all’inizio di via Roma, era composta, come la mia,  da  otto figli e si meritò un premio per l’alto contributo offerto alla campagna di natalità predicata da Benito Mussolini. A fianco di Salvatore Derosas c’è Francesco De Angelis, poi c’è Gesuino Ruiu fratello di don Pietrino. Accanto a Gesuino si riconosce il figlio del sarto che abitava alla Croce di cui io, Achille e Francesco ricordiamo solo il cognome Dessì. L’ultimo della fila è Ignazio Salaris. Accanto a me nella fila centrale il terzo si chiama Amedeo, accanto c’è Giovanni Deiana. Il bambino con la camicia sull’attenti è Francesco. Quintultimo della fila è Oscar Varrucciu accanto un Deiana che giocava a pallone. Nella fila in alto da sinistra, in piedi, i primi due ricordo che erano cugini, accanto a loro si riconosce il figlio di Dino Aiardi che vendeva il castagnaccio in Via Olbia. Accanto c’è un Piro poi Michelino Spano noto Mazziganu, un Varrucciu, un  Derosas, Arturo Rossi,  un Deagostini.  Con il cappello si riconosce Giovanni Campus poi Manlio Marroni fratello di Lino, accanto a lui si riconosce un Muzzetto.  Il quartultimo della fila è Bruno  Sotgiu, il penultimo Pasqualino Pilisio o Pilisi  infine Gaetano Curattolo di origini siciliane.

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Se chi mi legge riconosce qualcuno di questi miei compagni di 1^ elementare, che non ho potuto nominare, per favore me lo faccia sapere.

Io, dopo qualche anno, sono passato dalla classe della maestra Fiori a quella del maestro Giovanni Maria Degortes, noto Ziu Miria, che abitava in via Regina Elena. Con Ziu Miria, agli inizi della guerra, anche la nostra classe veniva trasferita nella spianata del Porto Vecchio dove ci furono impartite lezioni di esercizi da eseguire nell’eventualità che Olbia venisse presa di mira dai bombardamenti, come schiacciarsi a terra restando sollevati sui gomiti e premere il palmo delle mani sulle orecchie per attutire il violento scoppio delle bombe.

Fortunatamente, come ho spesso raccontato, io il 14 maggio del 1943 non ho vissuto il primo terribile bombardamento di Olbia. Ero andato a trovare Tonino Rasenti a Padru, dove i genitori e il fratello Alvaro erano sfollati e, data l’età, non avrei potuto certamente mettere in pratica i consigli anti bombardamento che ci avevano dato alle elementari. A proposito della guerra ho un nitido ricordo che se possibile, mi rende ancora orgoglioso.

Ero in quinta elementare, ancora con il maestro  Ziu Miria, quando ci fu assegnato il tema “Perché siamo in guerra”. Il tema migliore sarebbe stato premiato durante una cerimonia scolastica alla quale avrebbero presenziato il direttore,  i maestri  e tutti gli alunni. Io, in  quell’occasione, ebbi il vantaggio per svolgere il tema di avere tre fratelli in guerra: Gino addetto ad una stazione telegrafica di Nairobi, Enzo in Marina ed Ettore nell’esercito.

Così fu forse facile per me svolgere il tema citando con orgoglio il fatto di avere tre fratelli in armi. Il mio tema fu giudicato il migliore e ricevendo  il premio non fui capace di frenare le lacrime mentre ricevevo gli applausi di tutte le scolaresche. Nella mia vita ho conquistato altri piccoli successi praticando per pochi anni il calcio e per moltissimi anni il golf. Ma le coppe e i piatti d’argento che conservo, non valgono il valore del premio ricevuto a dieci o undici anni nella scuola elementare della mia città.

Prima di chiudere queste note voglio mettere in evidenza la professionalità degli insegnanti dei miei primi anni di scuola e la passione, l’educazione e il rispetto che noi alunni avevamo per i nostri insegnanti. Come testimonia la fotografia della mia prima classe elementare, i maestri  si prendevano cura di classi composte perfino da 51 alunni  portando a termine il loro delicato  compito con grande passione e apprezzabile professionalità.

Credo, e ne sono fortemente convinto, che quella è stata  la vera Buona Scuola italiana.

E non aggiungo altro per carità di Patria.

©Settimo Momo Mugano

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