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Cronaca Olbia

Porto Rotondo, Marta Marzotto: la donna, la vita e l’assenza di un’amicizia

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Olbia, 20 luglio 2018 – Perché la figura di Marta Marzotto continua ad affascinare così tanto? Sarà colpa della la sua vita, così lontana dall’essere ordinaria, o le sue qualità umane? E perché manca così tanto? Non è facile rispondere a queste domande, ma qualcuno ci ha provato. A scrivere un ricordo, molto personale, dedicato all’indomita musa di Guttuso è la giornalista olbiese Marella Giovannelli. Questo il suo intimo e personale ricordo.

“Cosa più ti manca di Marta?” La domanda mi è stata rivolta a bruciapelo mentre, tra amici, si parlava della manifestazione che Diamante Marzotto sta organizzando il prossimo 29 luglio, alla Madonna del Monte per ricordare sua madre. Potrei scrivere pagine e pagine su quello che mi manca di Marta perché, in effetti, è tutto ciò che gli altri non hanno visto e neanche percepito. Di Marta mi manca soprattutto l’attenzione reciproca che si traduceva in ascolto, consigli, chiacchiere, risate e lacrime scambiate nelle ore in cui gli altri ancora dormivano, generalmente di prima mattina.

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Di Marta mi manca l’allegra visione di lei che succhia, come da un biberon (parole sue) il tubo del latte condensato. E anche quella del gigantesco tagliere con un assortimento incredibile di formaggi che “più molli sono, meglio è”, protagonisti dei pranzi estivi. E sempre per restare in tema gastronomico, i nostri spuntini improvvisati sugli scogli a base di ricci, salame, pane carasau e un bicchiere di vino. Mi manca non vederla più girare nelle case degli amici con i suoi regali, sempre sorprendenti. L’anno della gigantesca ruota di Brie era stato memorabile anche perché quella era la stagione dei suoi pareo, firmati “Martaccia tua”.

Quando era invitata ai pranzi e alle cene Marta tirava fuori da sotto il lettone una delle sue creazioni e ci sistemava dentro la forma di cacio con tanto di fiocchi e nodi. Poi, con la ruota sotto il braccio si presentava all’appuntamento. Mi manca la memoria prodigiosa di Marta che io chiamavo la donna-spugna. Poesie, interi brani di libri, pagine lette decine di anni prima: lei ricordava tutto, ogni parola, e per ogni mia pena, aveva la cura giusta. Mi faceva sedere accanto a lei, preferibilmente sul lettone, mi ascoltava guardandomi dritta negli occhi e mi dava conforto, magari utilizzando i versi di grandi poeti come tante volte è accaduto.

Mi mancano i suoi incoraggiamenti e le sue sgridate perché, in entrambi i casi, Marta era sempre la prima a far sentire la sua voce. Piena di emozione, orgoglio e gioia quando leggeva le mie poesie che, proprio grazie alla sua insistenza, decisi di pubblicare. L’opposto accadeva quando Marta si sentiva delusa o, in qualche modo, tradita; allora lei tirava fuori tutto il suo scontento e, anche a me, non risparmiava niente.

Pensandoci ora, le sue epiche arrabbiature erano sempre costruttive, segno di affetto e attenzione. E comunque sono stati ben più numerosi gli episodi in cui Marta mi ha dimostrato la sua reale vocazione alla comprensione e al perdono dei torti subiti, anche per mano degli amici. Mi manca la sua risata che, prima di sgorgare dalla bocca, le accendeva gli occhi.

Occhi mai truccati, quelli di Marta, che lasciavano trasparire ogni sua emozione e ogni suo turbamento. Li ho visti pieni di gioia, amore e orgoglio per i figli, i nipoti e gli amici e li ho visti colmi di dolore, delusione e rabbia. Ma, nel suo sguardo, era possibile intravedere sempre un raggio di sole, anche nei periodi più tempestosi della sua vita.

Mi manca Marta che, non più giovane, si era ritrovata single e diventava rossa come una ragazzina quando le facevo notare l’insistenza di un suo affascinante corteggiatore, da “seminare e depistare a tutti i costi”, diceva lei, la donna più pudica e meno civetta che io abbia mai conosciuto. Importante per me è aver vissuto l’esperienza della nostra amicizia ben oltre le feste e i riti dell’estate. Il ricordo di lei che aiuta il compianto e grande poeta Dario Bellezza in cucina a preparare la frittata con della lattuga e delle erbe di campo, resta indelebile come tantissimi altri.

E nel cuore porterò sempre l’immagine di una donna fuori dall’ordinario, per forza, dignità, coraggio e generosità, mai ipocrita, mai banale, mai meschina, mai volgare.

Marella Giovannelli

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