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Luras: tanta storia tra olivastri millenari e dolmen

foto: Mattia Bertulu vlog fb
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Luras, 21 giugno 2020 – Il nord Sardegna non è solo una splendida meta per il turismo balneare. Appena ci si allontana dalla costa si entra in un fantastico paesaggio in cui la natura si manifesta in tutto il suo essere selvaggia.

A 500 metri dal livello del mare troviamo Luras,  conosciuta nel mondo anche per essere  la patria dei dolmen. Ve ne sono conservati integralmente ben quattro dei 78 totali presenti in Sardegna.

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Qui è come compiere un viaggio nel tempo, andando a rivivere l’età del Bronzo con i suoi ruderi di sei nuraghi. Poi ecco la presenza  dell’era prenuragica con i dolmen (o allée couverte) risalenti a 3500-2700 a.C., che sorgono nelle immediate vicinanze dell’abitato. Vengono alla luce anche sepolture collettive (e luoghi di culto chiamati da i luresi Sepulturas de zigantes o de paladinos, ritenendo che non potessero essere opera di  semplici uomini,  ma solo da giganti). Il dolmen di Ladas è composto da una sorta  galleria lunga sei metri e alta  circa  due,  con una copertura realizzata da lastroni e dotata di abside. La pietra della parte  posteriore è di 15 metri quadri. Il dolmen di Ciuledda invece lo ricorda in misura ridotta , a  pianta semicircolare. I dolmen di Alzoledda e di Billella si ergono su una  pianta rettangolare,

Luras con i suoi duemila e 500 abitanti si sviluppa  su un poggio granitico all’estremità nord-orientale del monte Limbara. Qui si parla il logudorese nonostante ci si trovi nel cuore della  Gallura. Sulla sua origine si sono sviluppate due ipotesi: potrebbe trattarsi di una colonia etrusca, o di un assembramento  di ebrei deportati dall’imperatore Tiberio (19 d.C.).  Nel periodo che va dal Medioevo al XVIII secolo era chiamata Villa Lauras, e visse il suo massimo splendore nella metà del XIX  grazie al commercio e alla fiorente attività agropastorale.

Anche oggi  Luras basa la sua economia sull’artigianato  e sull’allevamento nonché sulla lavorazione di sughero e granito, senza dimenticare le eccellenti  produzioni vitivinicole di  vermentino e nebiolo.

Il trascorrere del tempo ha di certo lasciato impronte architettoniche  di grande interesse in paese. Nel cuore cittadino  sorge la parrocchiale di Nostra Signora del Rosario (XVIII secolo), in cui vengono conservati tre pregiati dipinti, Vergine del Rosario (XVII secolo), Pentecoste (1874) e Anime purganti (1927), e due leoni in marmo. In prossimità della stessa troviamo  la chiesetta di santa Croce (1677) in cui ha sede la confraternita che  gestisce  i riti della Settimana Santa,  del  Natale, e del tradizionale  presepe vivente.

Poco distante troviamo le esposizioni di sughero  dell’artista Tonino Forteleoni, emblema della città. In una tipica costruzione  in granito troviamo  il museo Galluras, in cui viene espressa tutta l’antica cultura locale con l’esposizione di oltre  cinquemila reperti datati tra XV e XX secolo. Troviamo anche il famoso macabro martello usato da s’accabadora per l’eutanasia ante litteram.

Sorgono altre chiese paesane che con la loro semplicità hanno fermato il tempo in questa città della Gallura: San Pietro (XVII) e del Purgatorio (XVIII secolo). Poi tra quelle campestri  è da visitare San Bartolomeo di Karana che vede  erigersi al suo fianco  s’ozzastru, l’olivastro di ben  dodici metri di circonferenza che vanta oltre tremila anni di età e risulta essere tra gli olivastri  più vecchi d’Europa. Un vero e proprio monumento vivente, tra i venti alberi secolari d’Italia che insieme ad altri ‘più giovani’, si affaccia sulle sponde del lago Liscia racchiuso dal granito della montagna attorno.

Nel 1991, questo “patriarca della natura”, è stato dichiarato monumento naturale ed inserito con decreto ministeriale, per la regione Sardegna, nella lista di “venti alberi secolari”, uno per ogni regione italiana.

Altra attrattiva turistica della città di Luras è la linea ferroviaria   del Trenino Verde che fa sosta in città. Un’ulteriore occasione per far tappa in questa ridente città della Gallura che riesce ad affascinare al primo sguardo il visitatore, tra storia, cultura e il culto delle secolari tradizioni sarde.

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