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Il legame tra arte e vita nell’ultima mostra di MARIA LAI PANE QUOTIDIANO

Inaugurata nella Stazione dell’Arte ad Ulassai la mostra “Maria Lai. Pane quotidiano” in esposizione fino al 9 Giugno 2019.

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Olbia, 27 Aprile 2019 – Nel cuore dell’Ogliastra, ad Ulassai, un paesino inserito in un contesto geomorfologico suggestivo per le montagne di calcare definite “tacchi”, che sembrano sfiorare cieli infiniti, è stata inaugurata nella Stazione dell’Arte,  – Museo d’Arte Contemporanea – la mostra “Maria Lai. Pane quotidiano” che sarà in esposizione fino al 9 Giugno 2019. 

Curata dal direttore dell’istituzione museale, Davide Mariani, in collaborazione con: l’Archivio Maria Lai, il patrocinio del Comune di Ulassai, della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna – su progetto grafico di Alberto Paba e produzione allestimento di Agave, Charactere – la mostra ripropone un tema caro all’artista: l’arte del fare il pane, su cui  indaga da un duplice punto di vista materico e simbolico come metafora della creatività e del vivere. 

Morostesa 2019

«La mia prima accademia – diceva Maria Lai – l’ho frequentata con le donne che facevano il pane a casa mia. Era bellissimo» enfatizzando l’importanza della condivisione di un aspetto culturale da cui trarre ispirazione. La sua attenzione verso la potenzialità della forma e  la gestualità  rimanda ad una sorta di realismo lirico, introspettivo. 

«Ogni porzione di pasta – diceva – si trasforma in modo imprevedibile come seguendo una propria legge interna alla materia. Questo suo farsi da sé è stato il grande fascino del pane». 

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Brochure mostra personale Galleria dell’Obelisco a Roma, 1957

In mostra sono presenti circa una trentina di opere, alcune inedite: i primi disegni della metà degli anni ′40 esposti nella sua prima personale a Roma alla Galleria dell’Obelisco (1957); le opere presentate nel 1977 alla Galleria del Brandale di Savona nella mostra “I pani di Maria Lai”, a cura di Mirella Bentivoglio; installazioni degli anni Novanta e Duemila, come “La strada del rito”, intervento ambientale realizzato nel 1992 a Ulassai sul tema della moltiplicazione dei pani e dei pesci, l’installazione di una serie di “Pani” in ceramica (1999) in un antico forno in disuso a Castelnuovo di Farfa e “Invito a tavola” (2004), opera realizzata per la rassegna “Pitti Immagine Casa” a Firenze una tavola imbandita con pani e libri in terracotta, poiché «ogni opera d’arte deve diventare pane da offrire a una mensa comune».

Oltre alle opere esposte vi sono scatti che mutano i ricordi in presenza, realizzati da alcuni fotografi – parenti e amici – che hanno frequentato l’artista come il nipote Virgilio Lai, Paola Pusceddu, – che a casa di Maria Lai ha ritratto le donne di Ulassai mentre lavorano il pane per le feste – e Marianne Sin-Pfältzer, sua grande amica tedesca, assidua frequentatrice di casa Lai e famosa fotografa, innamorata della Sardegna e delle nostre tradizioni. 

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Maria Pietra 1993 | Courtesy Archivio Maria Lai

È presente anche un video, realizzato dal regista multimediale Francesco Casu, in cui Maria Lai legge Cuore mio” di Salvatore Cambosu (“Miele Amaro“, Vallecchi editore, Firenze, 1954). La storia di Maria Pietra, artigiana del pane, che pur di salvare il proprio figlio dalla morte accetta di farsi trasformare in pietra. Tematica che riprenderà in alcune opere come nella scultura “Maria Pietra” (1993, collezione Stazione dell’Arte), e rimanda alle sue riflessioni sull’arte che l’artista descrive ne La pietra e la paura” (Arte Duchamp, Cagliari, 2006), dove in una conversazione con Federica Di Castro, Maria Lai delinea le immagini metaforiche evocate dal testo narrativo. Così “Maria Pietra” raffigurava l’artista, “la paura” la creatività, “la pietra” l’arte, “il bambino” il malessere del mondo.

La Stazione dell’Arte ri/propone con raffinate concettualizzazioni l’eredità di una grande artista – non solo dotata di talento ma capace di empatia – che è riuscita a tradurre attraverso i suoi linguaggi espressivi semplici ed essenziali, importanti valori umani – quali l’urgenza della condivisione, la relazione, la creatività e ancora la dignità, il coraggio, – con rimandi al mito e alle tradizioni dell’isola: una peintre-philosophe come l’avrebbero definita i francesi.

Oggi un immancabile richiamo, che è doveroso cogliere,  alla ricerca di nuovi significati, echi di ataviche memorie, dal piccolo museo a due passi dal cielo.

“L’arte ci fa sentire più uniti, senza questo, non siamo esseri umani”. Maria Lai

 
 
©Lycia Mele Ligios
 
 
Maria Lai. Pane quotidiano
25 aprile – 9 giugno 2019
 
Orari: lunedì – domenica 9:30 – 19:30
Apertura straordinaria: 28 aprile, 1° maggio 2019
 

English Version

Olbia, April 27th 2019 – In the heart of Ogliastra, in Ulassai, a small town set in a suggestive geomorphological context for the limestone mountains defined as “heels”, which seem to touch endless skies, was inaugurated in the Stazione dell’Arte, – Museum of Contemporary Art – the exhibition “Maria Lai. Pane quotidiano” (Daily bread) which will be on display until 9 June 2019.

Edited by the director of the museum institution, Davide Mariani, in collaboration with: the Maria Lai Archive, the patronage of the Municipality of Ulassai, the Autonomous Region of Sardinia and the Foundation of Sardinia – based on a graphic design by Alberto Paba and production preparation of Agave, Charactere – the exhibition proposes a theme dear to Maria Lai: the art of making bread, on which she investigates from a twofold point of view, material and symbolic, as a metaphor for creativity and living.

«My first academy – said Maria Lai – I attended with women who made bread at my house. It was beautiful» emphasizing the importance of sharing a cultural aspect from which to draw inspiration. Her attention to the potential form and gesture refers to a sort of lyrical, introspective realism.

«Every portion of pasta – she said – is transformed in an unpredictable way, as if it followed an internal law of matter. This self-making was the great charm of bread».

On display there are about thirty works, some of them unpublished: the first drawings of the mid 40s exhibited in her first solo-show in Rome at the Galleria dell’Obelisco (1957); the works presented in 1977 at the Brandale Gallery in Savona in the exhibition “I pani di Maria Lai”, curated by Mirella Bentivoglio; installations of the 1990s and 2000s, such as “La strada del rito”, an environmental intervention carried out in 1992 in Ulassai on the subject of the multiplication of bread and fish, the installation of a series of ceramic “Pani” (1999) in an antique disused oven in Castelnuovo di Farfa and “Invito a tavola” (2004), a work created for the exhibition “Pitti Immagine Casa” in Florence, a table laden with terracotta breads and books, because “every work of art must become bread for offer to a common canteen”.

In addition to the works on display there are photographs that change the memories in the presence, made by some photographers – relatives and friends – who attended the artist as their nephew Virgilio Lai, Paola Pusceddu, – who at Maria Lai’s home portrayed the women of Ulassai while working the bread for the holidays – and Marianne Sin-Pfältzer, her great German friend, a regular visitor to the Lai home and famous photographer, in love with Sardinia and our traditions.

There is also a video, made by the multimedia director Francesco Casu, in which Maria Lai reads “Cuore mio” by Salvatore Cambosu (“Miele Amaro”, Vallecchi publisher, Florence, 1954). The story of Maria Pietra, a bread artisan who, in order to save her own son from death, accepts to be transformed into stone. A theme that will resume in some works such as the sculpture “Maria Pietra” (1993, Stazione dell’Arte Collection), and refers to her reflections on the art that the artist describes in “Stone and fear” (Arte Duchamp, Cagliari, 2006), where in a conversation with Federica Di Castro, Maria Lai outlines the metaphorical images evoked by the narrative text. Thus “Maria Pietra” depicted the artist, “fear” creativity, “stone” art, “the child” the malaise of the world.

With refined conceptualizations, the Stazione dell’Arte proposes the legacy of a great artist – not only talented but capable of empathy – who has managed to translate important human values ​​through her simple and essential expressive languages: the urgency of sharing, relationship, creativity and still dignity, courage, with references to the myth and traditions of the island: a “peintre-philosophe” as the French would have defined it.

Today an inevitable appeal, which we must seize,  in search of new meanings, echoes of atavistic memories, from the small museum a stone’s throw from the sky.

Art makes us feel more united, without this, we are not human beings”. Maria Lai

©Lycia Mele Ligios

 

 
 
 
 
 
 

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