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Cronaca Gallura

Gallura, Trenino verde e battello sul lago: il futuro del turismo è già qui

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Olbia, 18 maggio 2018 – Un altro turismo è possibile in Sardegna? Un turismo che non sia frenetico, pressato in spiagge a rischio erosione e concentrato in pochi mesi all’anno? Magari la soluzione non è una sola, ma di sicuro il Trenino Verde e le meraviglie paesaggistiche della Sardegna possono farne parte con orgoglio.

Regione Sardegna, Arst e Asstra – in occasione del convegno intitolato “Binari d’Italia, la grande bellezza” dedicato alle ferrovie storiche – hanno organizzato un educational alla quale erano invitati gli ospiti del simposio e i giornalisti. Scopo della “gita fuori porta”, conoscere direttamente sul campo cosa è una ferrovia storica e quale potenziale turistico ha.

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Armati di fotocamere e smartphone, i partecipanti all’educational sono stati trasferiti da Olbia a Sant’Antonio di Gallura a bordo di un bus Arst: la meta era una delle più affascinanti di Gallura, ovvero il lago artificiale Liscia. Qui, dolcemente adagiato su una delle sue sponde davanti all’Hotel ValKarana, vi era il battello Pollux: stile Mississipi, atmosfera anni 40 e tanta tecnologia per evitare il pericolo inquinamento.

Osservare la diga del Liscia dal suo interno, direttamente sulle sue placide acque, è un vero privilegio: il battello solca lo specchio acqueo liscio come l’olio e, durante il tragitto, permette ai visitatori di ammirare sia il genio di madre Natura, sia il genio dell’uomo con la sua diga che permette alla Gallura di dissetarsi.

Come se ciò non fosse abbastanza, a conclusione del tour tra le meraviglie del Liscia, ecco il Trenino Verde fermo sui binari che scorrono accanto al lago. Una motrice d’epoca, 12 ferrovieri specializzati, e due carrozze antiche, di cui una completamente in legno e rifinita in ottone: è lei la star del tour sulle antiche rotaie a scartamento ridotto, con suoi divanetti in velluto rosso e portabagagli in rete. La classe, del resto, non è acqua: parliamo di una carrozza di seconda classe datata 1913, un meraviglia che rende il viaggio sul Trenino Verde un vero tuffo nel passato.

Lentamente, come solo un treno può fare, le carrozze marciano sui binari per immergersi nella Gallura più bella e rigogliosa: foreste di lecci e sugherete si alternano a cisto in fiore ostinatamente ancorato alla terra, spettacolari colline di granito, prati immensi puntellati di giallo, verde, viola e oro. E ancora i vigneti, perché la Gallura è terra di vini onesti e sinceri come i suoi abitanti; e i ruscelli, che trovano spazio in questa natura incontaminata.

Dopo una breve tappa ad Arzachena, dove nella stazione storica è presente il museo Labenur, il trenino torna in mezzo alla natura per gli ultimi chilometri, prima di fermarsi a Palau a pochi passi dal mare.

Il valore turistico e culturale di ciò che può offrire il trenino verde, integrato con altri tipi di mobilità (dal bus al battello), è immenso: la Regione Sardegna, su questo, sta scommettendo moltissimo e l’Assessorato ai Trasporti, guidato da Carlo Careddu, ha messo a disposizione altri importanti fondi che consentono al servizio di andare avanti.

Il Trenino Verde è un prodotto turistico di alto livello, ma è anche un prodotto estremamente costoso per le casse dell’Arst: per ogni treno, servono maestranze specializzate e 12 dipendenti a bordo. Le carrozze e le motrici necessitano di manutenzione continua e oggi non è così facile trovare pezzi di ricambio per macchinari fuori produzione da decenni. Infine, gli standard di sicurezza per le ferrovie storiche – i cui treni viaggiano a bassissima velocità – sono equiparati alle ferrovie “normali” e ciò si traduce in un aggravio di costi enorme.

A questo bisogna aggiungere la sordità e la cecità della burocrazia italiana, la quale fa di tutto per rendere le cose difficili, se non impossibili. I passaggio a livello, con le tecnologie a basso costo presenti oggi sul mercato, potrebbero essere regolati direttamente dal macchinista premendo un pulsante ed evitando di doversi fermare a ogni “incrocio” (le norme, oggi, chiedono al treno di fermarsi e di mettere due ferrovieri sul passaggio per regolare il “traffico”).

E che dire delle stazioni? Attualmente molte delle piccole stazioni che si trovano sul percorso sono in completo stato di abbandono. L’esempio di Arzachena è sicuramente vincente, ma si potrebbe fare molto di più rendendo queste piccole strutture un punto di scambio intermodale ecologico e/o piccoli b&b dove potersi fermare.

Altri Stati e altre Regioni hanno, in termini di bellezza e caratteristiche, molto meno rispetto alla Sardegna, eppure riescono a vendere ciò che hanno in modo nettamente migliore. Da questo punto di vista all’Isola servirebbe un vero e proprio scatto d’orgoglio, perché la materia prima c’è: intanto, mantenere in servizio il Trenino è già un ottimo inizio. 

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