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Cronaca Gallura

Petardo legato al gabbiano: presto due denunce in Gallura

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Olbia, 03 Gennaio 2016 – Il caso del gabbiano ucciso con un petardo da due sconosciuti con l’accento sardo è a una svolta. Le indagini si stanno concentrando nella zona della Bassa Gallura, dove i Carabinieri di Siniscola e Budoni, coordinati dal comandante della Compagnia siniscolese Andrea Senes, stanno decisamente stringendo il cerchio attorno ai due responsabili del vile gesto. Alcuni elementi del video, infatti, fanno pensare che l’uccisione del gabbiano possa essere avvenuta proprio a sud di Olbia. Ancora è presto per essere precisi, ma a Siniscola sono molto ottimisti. Il video incriminato, postato qualche giorno fa su Facebook e rilanciato da Olbia.it, mostra un piccolo peschereccio e un panorama che richiama l’isola di Tavolara sullo sfondo, come se fosse stata ripresa dalla zona di Coda Cavallo (o giù di lì). In primo piano, due presunti pescatori dall’accento sardo che, tra le risate, legano al collo un petardo ad un gabbiano, condannandolo a morte certa. Al vaglio degli inquirenti, ci sarebbero dunque i numerosi piccoli pescherecci che affollano le acque galluresi. La barca potrebbe essere registrata altrove, anche nella zona di Olbia, ma in ogni caso il suo “anonimato” non rimarrà tale a lungo. Del resto, i porti per pescherecci non sono così tanti: si contano sulle dita di una mano. Nei prossimi giorni ci saranno sicuramente interessanti aggiornamenti sul caso.

Il video incriminato è dunque finito nelle mani giuste grazie alle migliaia di condivisioni sui social network, alle quali ha contribuito con decisione anche Olbia.it con l’articolo pubblicato il 31 Dicembre che ha avuto oltre 10mila condivisioni. La scelta di ribattere il video sui nostri canali è stata molto criticata, ma alla fine si è rivelata quella giusta. Grazie ai nostri lettori, la notizia ha assunto una viralità decisiva, arrivando così sui grandi network. Questi fatti, terribili e truci, accadono purtroppo ogni giorno. Ribatterli non significa approvarli. Ribatterli significa da una parte raccontare una parte oscura dell’umanità, dall’altra far sì che questi video – attraverso le condivisioni – arrivino nelle mani giuste: le mani di chi denuncerà gli autori di tali violenze.

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