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Nuove acquisizioni del Museo MAN: il fotografo François-Xavier Gbré dona la struggente opera “Sardegna”

Nuova acquisizione al Man di Nuoro: il fotografo di fama internazionale François-Xavier Gbré dona la sua opera “Sardegna” alla Collezione Permanente del Museo

Parco Porto Conte
“Noi ora dobbiamo affrontare il fatto … che il domani è oggi. Noi ci stiamo confrontando con la feroce urgenza dell’oggi…Sulle ossa e sui resti di numerose civiltà erano scritte queste patetiche parole: “troppo tardi”.
Martin Luther King  – 4 Aprile 1967

Nel mondo dell’arte, il luogo e l’identità sono temi ricorrenti che gli artisti inseriscono nei loro progetti, a volte segnati dall’aggressione del tempo che trasforma spazi e muta certezze.

Infatti, alcuni luoghi sembrano esser soggetti a logiche “dell’interruzione” per un’improvvisa sospensione dell’attività lavorativa o per l’incompiutezza di una struttura. Un ricorrente “volto con/temporaneo“, secondo quel concetto di contemporaneità definito dal filosofo Giorgio Agamben inteso come una “singolare relazione con il proprio tempo, che aderisce ad esso attraverso una sfasatura e un anacronismo”.

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Così un “presente” intriso di memoria storica, che mostra stratificazioni temporali, contraddizioni e discordanze, è stato oggetto del lavoro di François-Xavier Gbré, fotografo di fama internazionale, presente nella mostra fotografica  “Sogno D’Oltremare durante la penultima stagione espositiva  del MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro.  

L’artista di origini franco-ivoriane nasce a Lille nel 1978. Tra le sue collaborazioni più importanti si ricorda quella con il grande maestro della fotografia a colori Stephen Shore, – amico e fotografo di Andy Warhol – autore del malinconico e mitico libro di fotografia  “Uncommon places”. Una collaborazione che gli ha permesso di affinare tecniche e linguaggi che forse lo hanno indirizzato verso un determinato tipo di percorsi artistici.

Anche François-Xavier Gbré ri/cuce memorie al presente nella ricerca spasmodica di strutture/architetture abbandonate, legate a mutamenti socio-economici. Inoltre, sceglie luoghi dove il tempo sembra essere sospeso,  mentre la natura s’impone con la sua travolgente libertà.

Ospite del MAN durante la scorsa estate, in collaborazione con la Sardegna Film Commission, ha percorso la nostra isola dal nord al sud per raccogliere materiale, al fine di sviluppare la  sua  articolata indagine storico-sociale e  in un excursus fotografico  comparava la sua terra d’origine, l’Africa, alla Sardegna per evidenziarne similarità.

Courtesy sito ©Françoise-Xavier Gbré 

La Sardegna e l’Africa terre separate da un mare che, in realtà, unisce lembi di terra, baricentro di civilizzazioni che hanno segnato la storia: il Mare Nostrum o Mar Mediterraneo.

Se pronunciamo lentamente la parola “m-e-d-i-t-e-r-r-a-n-e-o” ad un’iniziale apertura dell’apparato fonatorio, segue una chiusura verso la fine, quasi un abbraccio come un onda che declina verso il suo inizio, dopo aver raggiunto la sua sommità. Oppure, l’abbraccio dell’artista che accoglie in sé il tempo, a cui sottrae istanti del passato per ridonarli all’eterno fluire, impreziositi da suggestive inquadrature, armoniche composizioni e malinconici giochi di luci. Riflessi di immensa sensibilità scanditi dal desiderio di rimodulare, ridefinire e infondere nuova vita  a ciò che sfiora con lo sguardo.

Nella mostra erano visibili testimonianze,  alle volte inquietanti e dolorose come i riferimenti  al periodo coloniale e lo sfruttamento delle risorse in Africa. Elementi  comuni con la nostra isola un tempo colonizzata, sfruttata, considerata margine.

Oggi in un presente “indefinito” è possibile cogliere echi di memorie. Il tempo visualizzato in ciò che “resiste”  sembra predisposto a conciliare con tutto ciò che resta, che è visibile e possiamo solo sfiorare o immaginare. La presenza umana percepita in alcune fotografie, dove ancora sono visibili i segni dell’uomo, è sospesa protagonista di un passato reo per aver distrutto e reso invivibili luoghi legati ad un dinamismo socio-economico che avrebbe potuto “descrivere una storia diversa“, forse migliore.

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“Sardegna” Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Tra le opere esposte c’era una “Costellazione” di 70 scatti dal titolo “Sardegna” che l’artista ha voluto donare alla Collezione Permanente del MAN. Sono fotografie di vari luoghi dell’isola che hanno subito un’antropomorfizzazione,  opere incomplete e strutture industriali dove i cicli di produzione sembrano esser stati interrotti.

129C78B2-20D3-4246-9C08-E5472FE62D70Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Azioni del passato che si intuiscono tra resti informi privi di senso: porzioni di edifici pubblici, strutture ricettive, ville, centrali elettriche, borghi fantasma… Un lavoro che esula da significati unicamente estetici e induce obbligatoriamente verso profonde riflessioni. Appare forse a livello inconscio la responsabilità sociale dell’artista e il suo impegno finalizzato  a “ri/scritture”?

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Forse sarebbe possibile recuperare i tanti luoghi abbandonati, più volte denunciati,  catalogati – come nell’eccellente lavoro svolto da Sardegna Abbandonata, – che ancora si stagliano contro la natura selvaggia e cieli depositari di storie taciute, e sui quali ci sono stati esigui interventi di ristrutturazione o riqualificazione?

Alcuni siti dovrebbero esser bonificati con urgenza per tutelare e salvaguardare la nostra terra. Oggi sono divenuti silenti presenze che riescono a farci esternare solo rabbia.

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

E pensiamo alla Base USAF nel monte Limbara, nei pressi di Tempio Pausania,  che dovrebbe essere smantellata con una bonifica della zona; il Cementificio di Scala di Giocca, vicino Sassari. Come sarebbe interessante riqualificare forse per finalità turistiche o museali il borgo fantasma di Pratobello vicino Orgosolo; l’Albergo ESIT nel Monte Ortobene, a Nuoro;  la Miniera di San Leone, vicino Cagliari… Troppi luoghi se consideriamo che  la superficie della Sardegna è di appena 24.100 km²!

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

In attesa di una maggior consapevolezza verso un intervento finalizzato alla tutela ambientale e al recupero della memoria storica, ci si chiede: quale funzione abbiano questi luoghi, al limite tra testimonianza e racconto, considerata la vocazione primaria dell’isola legata al turismo?

François Xavier-Gbré con la sua sensibilità, in un dialogo intimo dove l’incompiutezza, l’imperfezione potrebbe evocare la natura dell’uomo, i cicli di nascita e di morte, ha realizzato delle immagini liriche, di grande pathos che fanno “vibrare” il passato con giochi chiaroscurali, inquadrature rigorose e geometrie, alla ricerca di nuove logiche, forse nuove dimensioni dell’esistere.

Da qui la ricerca di quel senso che sfugge e ci induce a chiederci “perché”  ha sentito l’urgenza di fotografare quelle strutture abbandonate?

Aveva cominciato la sua indagine nella sua terra d’origine l’Africa. A Dakar aveva fotografato il Palazzo di Giustizia oggi divenuto sede della Biennale d’Arte Contemporanea, oppure la Piscina Olimpionica riaperta dopo esser stata ristrutturata da un azienda cinese. Quale sarà invece il destino di tutte queste strutture abbandonate nella nostra isola?

Le immagini acquisiscono senso nell’esprimere la bellezza malinconica e struggente di alcuni luoghi. E il fotografo avvalendosi di una scrittura di luce realista, coglie quelle sfumature che impressionano,  recupera il tempo dando il giusto valore riformulando funzioni, suggerendo implicitamente interventi mirati e urgenti in linea con la salvaguardia dell’ambiente, per lasciare uno spazio vivibile alle generazioni future.

L’isola è un’appendice della nostra anima. E tutti, anche coloro che non sono nati nell’isola, ma la considerano terra d’adozione, devono tutelarla.

Francois Xavier Gbré con il suo dono ha manifestato generosità e riconoscenza per  la città di Nuoro –  che lo ha accolto – e per tutti i sardi. Rimane così un segno del suo passaggio nella nostra terra. Un grande artista, delicato e sensibile che non solo ha colto l’importanza del nostro passato storico-culturale, ma lo ha ricollocato nel flusso del tempo donandogli nuovi significati e una “nuova”  struggente eternità.

©Lycia Mele Ligios

Olbia, 7 Aprile 2019

MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro

via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
T. +39.0784.252110
F. +39.0784.36243
Orario continuato: 10 – 19 | Lunedì chiuso
[email protected]

English Version

Now we have to face the fact … that tomorrow is today. We are confronted with the fierce urgency of today … These pathetic words were written on the bones and remains of numerous civilizations: “too late”.

Martin Luther King – 4 April 1967

In the world of art, place and identity are recurring themes that the artists insert in their projects, sometimes marked by the aggression of time that transforms spaces and changes certainties.

In fact, some places seem to be subject to “interruption” logic due to a sudden suspension of work or due to the incompleteness of the structure. A recurring “con/temporary face”, according to concept of contemporaneity defined by the philosopher Giorgio Agamben as a “unique relationship with one’s own time, which adheres to it through a mismatch and an anachronism”.

Thus a “present” steeped in historical memory, which shows temporal stratifications, contradictions and discrepancies, was the subject of the work of François-Xavier Gbré, photographer of international fame, present with the photographic exhibition “Sogno D’Oltremare” in the penultimate exhibition season of the MAN Museum of the Province of Nuoro.

The artist of Franco-Ivorian origins was born in Lille in 1978. Among his most important collaborations I remember that with the great master of color photography Stephen Shore, – friend and photographer of Andy Warhol – author of the melancholic and mythical photography book  “Uncommon places”. A collaboration that has allowed him to refine techniques and languages ​​that perhaps have directed him towards a certain type of artistic paths.

Even François-Xavier Gbré recalls memories in the present in the spasmodic search for abandoned structures / architectures, linked to socio-economic changes. And he also chooses places where time seems to be suspended, while nature imposes itself with its overwhelming freedom.

Guest of the MAN during last summer, in collaboration with the Sardinia Film Commission, he traveled our island from north to south to collect material, in order to develop his articulated historical-social investigation. And in a photographic excursus he compared his homeland, Africa, to Sardinia to highlight similarities.

Sardinia and Africa, lands separated by a sea that, in reality, combines strips of land, the center of civilization that have marked history: the Mare Nostrum or the Mediterranean Sea.

If we slowly pronounce the word “m-e-d-i-t-e-r-r-a-n-e-o” to an initial opening of the phonatory apparatus, there follows a closure towards the end, almost an embrace like a wave that declines towards its beginning, having reached its top. Or the embrace of the artist who welcomes time into himself, to which he steals moments from the past to give them back to the eternal flow, embellished by suggestive shots, harmonious compositions and melancholy plays of lights. Reflections of immense sensitivity punctuated by the desire to restructure, to redefine, to breathe new life into what touches with one’s eyes.

In the exhibition were visible testimonies, sometimes disturbing and painful as the references to the colonial period and the exploitation of resources in Africa. Common elements with our island once colonized, exploited, considered a margin.

Today in an “undefined” present it is possible to catch echoes of memories. The time displayed in what “resists” being present seems predisposed to reconcile with all that remains, which is visible and we can only touch or imagine.

The human presence perceived in some photographs, where the signs of man are still visible, is suspended protagonist of a past guilty for having destroyed and made uninhabitable places linked to a socio-economic dynamism that could “describe a different story”, perhaps best.

Among the exhibited works there was a “Constellation” of 70 shots entitled “Sardinia” that the artist donated to the Permanent Collection of the MAN.

They are photographs of various places on the island that have undergone anthropomorphization, incomplete works and industrial structures where production cycles seem to have been interrupted.

Actions of the past that can be sensed between shapeless remains devoid of meaning: portions of public buildings, accommodation facilities, villas, power stations, ghost towns … A work that goes beyond purely aesthetic meanings and necessarily leads to profound reflections. Does the social responsibility of the artist and his commitment aimed at “re / writing” appear at an unconscious level?

Perhaps it would be possible to recover the many abandoned places, repeatedly denounced, cataloged – as in the excellent work carried out by Abandoned Sardinia – which still stand out against the wild nature and the depository of untold stories, and on which there have been few interventions of restructuring or redevelopment?

Some sites should be urgently reclaimed to protect and safeguard our land. Today they have become silent presences that manage to make us express only anger.

We are thinking of the USAF base in Mount Limbara, near Tempio Pausania, which should be dismantled with a reclamation of the area; the Cement factory of Scala di Giocca, near Sassari. How it would be interesting to redevelop the ghost town of Pratobello near Orgosolo, perhaps for tourist or museum purposes; the ESIT Hotel in Monte Ortobene, in Nuoro; the San Leone Mine, near Cagliari … Too many places if we think that the surface of Sardinia is just 24,100 km²!

Waiting for a greater awareness towards an intervention aimed at environmental protection and the recovery of historical memory, one wonders what function these places have, on the border between testimony and story, considered the primary vocation of the island linked to tourism?

François Xavier-Gbré with his sensitivity, in an intimate dialogue where incompleteness, imperfection could evoke the nature of man and his evolutionary and involutive cycles, of birth and death, gave lyrical images, of great pathos that make the past vibrate with chiaroscuro games, rigorous shots and geometries that unconsciously seek new logics, perhaps new dimensions of existence?

Hence the search for that meaning that escapes and leads us to ask “why” did he feel the urgency to photograph those abandoned structures?

He had begun his investigation in his homeland of Africa. In Dakar he had photographed the Palazzo di Giustizia, which has now become the seat of the Biennale of Contemporary Art. Or the Olympic swimming pool that has been re-opened today because it was renovated by a Chinese company. What will be the fate of all these abandoned structures on our island?

Words have lost authenticity and power. They have become pure abstractions. Only the image takes on value in expressing with deafening silence the melancholy and poignant beauty of some places. And the photographer making use of a writing of realist light, captures those nuances that impress, recovers time giving the right value by reformulating functions, inciting targeted and urgent interventions in line with environmental protection, to leave a livable space for future generations .

The island is an offshoot of our soul, of our roots, so we must protect it, protect it more than we do ourselves. Because we are the island itself. We are Sardinia.

Francois Xavier Gbré with his gift showed generosity and gratitude for the city of Nuoro – which welcomed him – and for all the Sardinians. Thus it remains a sign of its passage through our land. A great artist, delicate and sensitive, who not only grasped the importance of our past, but put it back in the flow of time, giving it  new potential meanings and a “new” poignant eternity.

©Lycia Mele Ligios

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