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Fantarcheologia. Rubens D’Oriano demolisce i fantarcheologi sardi

Morostesa

Olbia, 01 Maggio 2015 – Shardana che conquistano l’Europa? Scheletri di giganti rinvenuti non si sa dove? Scrittura nuragica nei pozzi degli anni ’40? Ieri sera, i temi più cari della fantarcheologia sarda sono stati letteralmente distrutti dal dottor Rubens D’Oriano, responsabile della Soprintendenza dei Beni Acheologici di Olbia, che è stato invitato al Politecnico Argonauti per tenere una lezione, appunto, sulla fantarcheologia e sul fantarcheosardismo che sta andando tanto in voga in questi ultimi anni.

Rubens D’Oriano è stato divertente, sagace, estremamente preciso in ogni sua critica e non ha dimenticato di fare nomi e cognomi, con tanto di titoli di libri e prezzi di copertina.  Il filo conduttore di ogni sua demolizione è stata la totale mancanza di metodo scientifico di questi sedicenti studiosi che millantano nuove scoperte e che indicano negli archeologi degli “archeologi di regime, sono pagati da Roma e nascondono volutamente i reperti“.

Tutto gira attorno all’idea che l’archeolgia ufficiale non vuole riconoscere la grandiosità del passato nuragico. Nuragici dominatori dei mari e conquistatori dell’Europa, nuragici che si curavano con le tombe dei giganti, nuragici che nascondevano la scrittura nelle costruzioni. L’esempio più calzante della fantarcheologia made in Sardinia è sicuramente la teoria secondo la quale Atlantide sarebbe proprio la Sardegna. Questa teoria, totalmente campata in aira, asserisce che la civiltà nuragica è la civiltà scomparsa di Atlantide e che la terra tolta dal sito di Barumini sarebbe il fango di uno gigantesco tsunami di fango che avrebbe seppellito la civiltà atlantideo-nuragica. “Peccato che negli scavi di Lilliu sono stati trovati reperti romani. Anche loro sono stati travolti dallo Tsunami? – ha chiesto ironicamente Rubens D’Oriano, rivolgendosi a una platea di professionisti e curiosi letteralmente piegata dalle risate (amare) -. Barumini si trova a 70 km dal mare e a 238 metri di altezza. Com’è possibile che un evento catastrofico di tali dimensioni non sia citato da nessuno? Ci rendiamo conto delle proporzioni?!“. Altri esempi divertenti? La statua di Sciola scambiata per iscrizione nuragica: lo scultore ha persino scritto una smentita ufficiale, ma i fantarcheologi fanno finta di nulla. Il pozzo degli anni 40 scambiato per nuragico sul quale vi sarebbero enigmatiche iscrizioni nuragiche: c’è stata la smentita del proprietario del terreno, ma anche questo sarebbe un complotto. E che dire dei bronzetti falsi anche questi scambiati per iscrizioni nuragiche in tre dimensioni? Oppure il cinturone longobardo con motivi floreali osservato al contrario e definito come se fosse una sorta di stele di Rosetta nuragica?

Alla fine della carrellata e delle tante risate, il dottor D’Oriano ha espresso delle considerazioni molto pesanti. “Noi qui stasera abbiamo riso e scherzato – ha sottolienato Rubens D’Oriano -, ma qui non c’è nulla da ridere. In questo stato vige la libertà di pensiero e di espressione. Chiunque può parlare, scrivere libri e riempire blog. La cosa diventa grave quando queste cose senza fondamento scientifico vengono finanziate con i soldi pubblici. Sta diventando tutto molto grave. Queste correnti stanno trovando sponda politica. Cercate su Google il cosiddetto Nur Act: volevano assegnare 10milioni di euro“.

D’Oriano non ha mancato di criticare anche alcuni suoi colleghi. “Purtroppo, e bisogna dirlo, diversi miei stimati colleghi all’inizio hanno dato sponda a questi sedicenti studiosi– ha detto D’Oriano -. E in privato si commentava dicendo che raccontando queste cose avremmo attirato più turisti. Io vorrei capire perché dobbiamo appiattirci? Perché dobbiamo vendere la nostra storia? Ci sono 50 posti nel mondo che ambiscono ad essere la mitica Atlantide di Platone. DI Sardegna nurgica ce n’è solo una!“. Per quanto riguarda la politica, il fatto più gravemente simbolico sarebbe quello relativo all’Expo dove i giganti di Mont’e Prama in 3D saranno accompagnati da una colonna sonora eseguita dagli Istentales su testo “nuragico” di uno degli esponenti della cosiddetta “fantarcheologia sarda”. L’articolo de La Nuova Sardegna in cui si racconta questa cosa lo potete leggere qui. Solo con l’apertura dell’Expo sapremo se questa canzone sarà effettivamente utilizzata.

L’archeologo ha poi concluso elencando le motivazioni del successo di queste strampalate teorie: la ragione sta nell’analfabetismo funzionale. Troppi italiani usano Facebook, ma non sanno capire un testo.  In troppi, conclusi gli studi, non leggono più un libro nel resto della loro esistenza. Sempre in troppi non si informano e non leggono i giornali. In questo humus di ignoranza stratificata è molto facile fare attecchire teorie strampalate che basano tutta la loro esistenza sul pungolare il senso di inferiorità che attanaglia consapevolmente o meno troppi sardi.

 

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