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Editoriali

Energia e fantarcheologia: una rima baciata

Energia è una gelosa divinità policefala, come la Śiva del politeismo indù, che arriva ad avere anche venticinque teste. O al massimo è come il gigantesco Lucifero dantesco, che sta incastrato nel fondo ghiacciato dell’imbuto infernale, il quale di testa ne ha una sola, ma provvista di tre facce.

Tomba di Giganti de Su Monte 'e S'Abe ph m. agostino amucano 2004
Phone Doctor 1400

Olbia, 17 marzo 2019- “Durante i periodici controlli del mio ambulatorio, eseguiti dagli addetti dell’Ispettorato al Lavoro, il contatore Geiger rilevava subito una certa quantità di radioattività nella sala d’aspetto, particolarmente nel lato del muro portante. Passati nella camera oscura, dove c’erano le apparecchiature radiografiche, niente: la lancetta del misuratore restava praticamente immobile. La spiegazione mi venne ovvia ed immediata, perché ero a conoscenza che i muri più antichi della sala d’aspetto erano stati tirati su in cantonetti di granito di Monte a Telti; quelli della camera oscura invece in mattoni. È noto che il granito ha una sua piccolissima radioattività, e non è l’unico materiale da costruzione ad averla. Una minima energia radioattiva, tale da spostare le lancette dei misuratori, si trova ovunque in natura, con intensità diverse e nei limiti compatibili dagli esseri viventi, come può essere ad esempio anche nel caso delle radiazioni solari. Da sempre ci conviviamo, con questa radioattività naturale, ma è utile conoscere il fenomeno per smontare da subito quelle stravaganze di cui mi stai parlando.”

Questo è il racconto di mio padre, medico radiologo, fattomi qualche anno prima della sua scomparsa. Quello che fu il suo ambulatorio medico sta ancora là, dato in affitto ad una nota agenzia immobiliare, e chiunque può verificare se quanto riportato è vero o falso. Argomenti di discussione molto frequenti erano certe “medicine” alternative, l’effetto placebo, le teorie di Darwin di cui era fedele seguace e, ultimamente, così tanto per ridere un po’, quelle persone che ogni sera, dopo la chiusura della famosa tomba di giganti di Su Monte ‘e S’Abe, in località Su Casteddu, presso il castello Pedreso, dopo avere posizionato una piramidina di plastica sul monumento, si sdraiavano sui loro tappetini davanti all’esedra, quando non si infilavano a mo’ di una TAC (tanto per stare in tema di radiologia) dentro il corridoio della tomba dell’età del bronzo. Ad assistere a queste forme di cura alternativa di tumori e dolori ossei ci eravamo ormai abituati, tanto da considerarli parte del bene stesso da tutelare. Azzarderei dire che ci eravamo quasi affezionati. Qualcuno fra i nostri operatori sui siti archeologici, semplici guide turistiche non sempre laureate, finì per crederci anche lui. Con qualcuno di questi “pazienti” in cura sul, o presso il granito delle tombe, per lo più signore di mezza età, si parlava di casi di malattie incurabili e della speranza, o dell’illusione, di guarire.

Morostesa 2019
Corridoio funerario della tomba di giganti nuragica di Su Monte ‘e S’Abe – Olbia (foto M. A. Amucano)

 Qualcuno aveva loro propagandato l’idea che la tomba protostorica (in granito) emanasse radiazioni, o magnetismo, energia insomma, e che il monumento scavato e restaurato col cemento negli anni Sessanta fosse una sorta di catalizzatore di energia curativa, anche delle negatività che uno aveva addosso. La diagnosi era stata fatta preliminarmente dall’esperto, passando addosso al paziente una bacchetta da rabdomante, quella usata nelle campagne per cercare l’acqua del sottosuolo. Energia, parola magica che tutto spiega, come nel Reiki, nel Thai Chi Chiuan cinese, e quant’altro. Quale energia, chiedevo loro? Energia -era la risposta- energia che cura. Sì, ma che tipo di energia, insistevo? Energia, punto e basta. E da lì non si usciva, nonostante le mie energiche domande.  Mistero della fede. Ma non è, che questa misteriosa energia – riflettevo fra me e me –  la dobbiamo scrivere con la “e” maiuscola e farne una divinità? Io sono Colei che è, l’Energia, rivelata sul contatore Geiger.

Eccola qua, una forma come tante altre della New Age, il melting pot subreligioso riconducibile nelle sue infinite manifestazioni all’unico denominatore comune, previsto e progettato a tavolino, guarda caso alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Il primo comandamento della sua Tavola della Legge così recita: “Non ammazzerai altri al di fuori di Dio.” Anzi, ammazza Dio e al suo posto ci ficchi l’Energia. E quale miglior modo se non dire che Dio non è altro che uno dei nomi di questa Energia. Energia è una gelosa divinità policefala, come la Śiva, del politeismo indù, che arriva ad avere anche venticinque teste. O al massimo è come il gigantesco Lucifero dantesco, che sta incastrato nel fondo ghiacciato dell’imbuto infernale, il quale di testa ne ha una sola, ma provvista di tre facce.

Per l’Energia, con l’Energia e nell’Energia. Non è l’Enel, ma anche qui ci sono i contatori: di energia radioattiva naturale. E di soldi, senza rilasciare ricevuta fiscale. La dea Energia ha adesso, da decenni in Gallura e non solo, anzi oramai ovunque spicchi dal suolo un sistema trilitico preistorico (magari rimesso su artificialmente con discutibili restauri, come nel caso della mitica Stonehenge),  i sui profeti, il suo clero, i suoi testi sacri, i suoi adepti, le sue pubbliche liturgie, i suoi predicatori, i suoi emissari, i suoi soldati del tempio armati di tastiere e blog. Santuari privilegiati in Gallura e in Sardegna sono le tombe di giganti dell’età del Bronzo, o anche alcune grandi formazioni di granito naturali, dette inselberg, come quella di San Giorgio in comune di Palau, sulla cui cima sorgono i resti di un piccolo castello medioevale.

Una tabella defixionis in piombo di età romana custodita al Museo archeologico di Monaco (Germania)

Il fenomeno dilaga da vent’anni, se non di più. Ormai anche la regione Sardegna ci marcia con l’ineffabile dea multiforme e policefala, per vendere il nostro territorio ai turisti allocchi (leggi qui). Il fenomeno si è nel frattempo evoluto, differenziato. Come se non bastasse ora le tombe di giganti diventano luogo di malefici di fattucchieri/e (leggi qui), come sempre è stato fin dalle origini del male e dell’uomo. Le tabellae defixionum, di cui ci parlava lo storico romano Plinio il Vecchio, in epoca romana erano delle laminette di piombo incise a graffio con tremende formule di maledizione rivolte verso qualche malcapitato. Venivano  arrotolate, trapassate con un chiodo e quasi sempre ficcate dentro tombe di individui morti prematuramente, o di morte violenta. Robaccia inquietante, che anche il territorio di Olbia ha restituito. Gli stregoni insomma ci sono sempre stati, e sappiamo – vi piaccia o no – che abbondano ancora in Olbia città e nelle campagne, ma questa è un’altra storia. Non è fantarcheologia: sono solo tenebre e miseria umana, esecrabile malvagità e venalità di anime vendute al male con la emme maiuscola. La parte peggiore dell’uomo che si divora la dignità umana nella sua interezza. Ingannatori ed imbroglioni nel migliore dei casi.

Qui però il problema da trattare è un altro: è quello non di chi tramanda riti antichi mai persi e sempre tramandati come quello delle fatture e dei malefici, ma di chi vuole recuperare culti antichi scomparsi da millenni nelle tombe di giganti, allorquando solo da pochi anni abbiamo capito le modalità della sepoltura al loro interno. Figuriamoci se sappiamo qualcosa di come si svolgevano i loro riti, presumo gelosamente custoditi dai sacerdoti, e oltretutto riferibili ad popolo senza scrittura (anche qui, dopo avere detto questo, apriti cielo!). Qualcuno dei fantarcheologi curanderos sardi pensa di avere così carpito agli antichi sacerdoti nuragici il segreto della “incubazione”, che altro non sarebbe per costoro – ed eccola la New Age – che lo sfruttare l’energia del luogo per curare malattie, energia positiva che gli antichi esperti individuavano senza che i misuratori Geiger fossero ancora apparsi sulla Terra. Io non nego che sia esistita una geografia sacra in antico, non nego nemmeno che esistano delle correnti magnetiche (la fisica ce lo insegna) sotterranee che gli antichi sapevano individuare. L’ago della bussola non si muove per azione dei venti. E non nego nemmeno che  costruire una casa qua, invece che là dove ci sono minori o maggiori correnti magnetiche, possa influire sulla salute di chi ci abita. Ho il massimo rispetto della bioarchitettura, e si deve stare molto attenti quando si costruisce o si compra una casa: primo, mai stare vicino a un traliccio dell’alta tensione, o ad un ripetitore della telefonia mobile, rischi di beccarti un tumore anzitempo. Ci credo eccome!

Un misuratore Geiger

Qui il caso è un po’ diverso, però. Esistono santoni, ciarlatani, venditori di “energetiche illusioni” che si fanno pagare profumatamente per dire una cosa che un semplice tecnico dell’Ispettorato al Lavoro ti spiegherà tenendo in mano un contatore Geiger. O si fanno quattrini vendendo a caro prezzo pezzi di carta plastificata con sopra stampate spiraline colorate, precaricate sulle tombe di giganti, da tirare fuori ovunque tu dorma, in casa tua, in albergo, da un ospite, o da appendere vicino alla porta d’ingresso dell’abitazione per scacciare le “energie negative”. E qui la bioarchitettura poco c’entra.

Parlando di fantarcheologia, o direi meglio di cult archaeology, definizione anglosassone in questo caso più calzante,  ritengo di dovere poi fare alcune doverose precisazioni, dopo avere letto gli interventi dello stimato archeologo dott. Rubens D’Oriano, in due articoli a firma di Dario Budroni usciti alcuni giorni fa su La Nuova (leggi qui e qui). Conosco bene la posizione atea e materialista di Rubens, professionista archeologo di cui ho la massima stima. Rispetto pienamente la sua opinione sulla religione in genere, ma non la condivido affatto nei suoi assunti iniziali, come lui bene sa. Preciso che potrei avvalermi quasi in toto delle oggettive argomentazioni critiche razionali – basate sul buon senso e sulla profonda conoscenza della materia – che lui usa per smontare la pletora di bufale sulle civiltà nuragica e fenicia, propalate dai fantarcheologi sardi. La sua è la lodevolissima, ammirevole e necessaria missione di un uomo di scienza che ha il compito deontologico di fare chiarezza, complementare alla sua professione di archeologo della Soprintendenza. Mai accetterò invece, e Rubens bene lo immagina, quanto lui sostiene circa “la complessità del mondo in cui viviamo…che ha scardinato i dogmi della religione, e chi è meno attrezzato culturalmente va alla ricerca di altro”. Sembra di poter dedurre implicitamente, seguendo questo ragionamento e soprattutto conoscendo personalmente le sue opinioni al riguardo, che chi sarebbe attrezzato culturalmente non potrebbe che scegliere la filosofia atea e materialista. Se così avesse voluto dire, rispondo che tra ragione e fede, tra razionalità logica e Mistero, tra l’uso corretto della testa e il credere nel contempo in un Dio (quello vero e non certo misurabile con i contatori Geiger, o gli strumenti dei ghostbuster, o con il bilancino di un laboratorio di fisica)non vi è nessuna incompatibilità. Non scomoderò qui i maestri del pensiero come San Tommaso d’Aquino, Anselmo d’Aosta, Alberto Magno, Dante Alighieri ecc., solo per  non farmi tacciare da “bigotto cattolico”, già tediato ed asfissiato come sono ogni giorno dagli invasati di bieco relativismo etico e dai pasdaran del pensiero unico. Per venire incontro a costoro ed ai loro pregiudizi verso il luminoso medioevo, basterebbero qui soltanto le argomentazioni cui i succitati filosofi medievali si rifacevano tutti, e che non provenivano certo da Mosé, dal profeta Ezechiele o San Paolo apostolo, ma da un filosofo greco di IV sec. a. C., il filosofo per eccellenza dell’antichità pagana tutta:  Aristotele. Uno che usò molto bene il formidabile contenuto della sua scatola cranica, e che pure fu bene “attrezzato culturalmente”. Bene, egli, com’è noto, usando la rigorosa logica della ragione umana pure da lui mirabilmente codificata nei suoi immortali strumenti, dimostrava anzitutto che l’uomo, dotato di intelletto e pertanto non un animale (e non fu il primo filosofo greco a scoprire questa evidenza), dimostrò che non può non esistere un Principio immutabile che governa l’essere tutto. Non si avvaleva di un Verbo rivelato, il grande greco maestro del pensiero occidentale, ma impiegava rigorosissimamente ciò che la “modernità” dissacrante e dissacratoria di ogni principio superiore butta nella latrina insieme a Dio: la logica razionale, l’evidenza, il buon senso. L’ovvio. È da lì, anzi da qui che è nato ogni male, ogni ricorso alle più becere, insensate forme di irrazionalità pseudoreligiosa, come anche una certa fantarcheologia, o la cult archaeology, o la psichic archaeology, chiamatele come volete, sono. E così nacquero anche le neoreligioni irrazionali delle bibbie New Age, quelle dell’Energia divinizzata, ma divinizzata solo a metà, in quanto impersonale. In principio era l’Energia. Sarebbe già qualcosa su cui iniziare a discutere, una forma di energia derivata da un Qualcosa (anzi Qualcuno) di personale, intelligente, nascosto, misterioso, sovrumano, responsabile dell’autenticamente sacro. A sentire invece di certe “percezioni energetiche”, o di “ispirazioni”, o esaltazioni  psichiche del tutto speciali, sotterranee, infere direi, di alcuni praticanti di questi nuovi culti camuffati,  crediamo che ci vorrebbe semmai, in primis, la diagnosi di uno psichiatra, se non quella di un don Gianni Sini, l’esorcista della diocesi di Tempio-Ampurias.

Potremmo anche parlare a lungo delle deliranti “interpretazioni” – mi fermo all’eufemismo del termine – della storia umana, che sono del tutto autoreferenziali, con mancanza di fonti su cui l’autore si dovrebbe invece basare, e che se ci sono fanno riferimento ad altre fonti secondarie che non sono altro che precedenti pubblicazioni fantarcheologiche, dando al lettore l’impressione farlocca che si coonestino a vicenda. Disonestà intellettuale e mancanza di logica alcuna, usate in libri che pervadono gli scaffali delle librerie, concepiti sull’impatto emozionale da dare al lettore. Così sono le ipotesi archeo-astronautiche – cito queste per non citarne mille – che vorrebbero tutte le civiltà e le religioni antiche concepite e forgiate da istruttori mostriciattoli alieni scesi da dischi volanti, con tanto di escatologie messianiche che prevedono il ritorno e la discesa imminente qui fra noi di quegli stessi esseri glabri  ipertecnologici e superintelligenti. Il dio Tecnologia si fa carne. Aliena.

Non è che chi va alla ricerca di “altro”, dallo pseudoreligioso al seriamente, autenticamente religioso,  è meno “attrezzato culturalmente”. Dissento totalmente da questa affermazione. È meno attrezzato culturalmente chi dice e scrive corbellerie, a prescindere che sia credente o ateo. Piuttosto, mi chiedo, non sarà semmai prioritaria causa di questo corteo trionfale dell’anti-logica, del ribaltamento speculare del più normale buon senso, della deflagrazione dell’ovvio e delle stesse pseudo-religiosità “energetiche” da scaffale di supermarket (cui le fantarcheologie sovente si rifanno), proprio la distruzione e lo scempio sistematico della civiltà cristiana occidentale, operati a partire dal culto della cosiddetta Dea della (falsa) Ragione? Una volta intronizzata questa a Notre Dame durante il regime del Terrore di Maximilien de Robespierre, dal suo “culto” nacquero
il materialismo nichilista e relativista, e lo scientismo positivista di un certo Cesare Lombroso, o ancora la pseudo religione delle “Umane e Progressive Sorti”, ossia dei dogmi meccanicisti indiscutibili per chi li predicava e li predica ancora, pena l’esclusione dai consessi dell’intellighenzia.

Insomma, con la testa l’uomo usa la logica e la scienza e andrà pure su Marte fra poco; ma nel suo intimo egli cerca e sente sempre l’irresistibile necessità di una stabilità autentica interiore, di una pace, che solo l’apertura umile al mistero può offrire. E quando si butta fuori a calci  Dio dalla porta principale, con la verità e il suo mistero ineffabile, la verità di un Dio autentico e non di un miserrimo feticcio tribale, l’uomo, quella esigenza di un qualcosa di più e di oltre, se la andrà a cercare in altro modo, ma stavolta straziata, scimmiottata, falsificata, deformata, sminuita, ridotta ad un grottesco fantoccio, facendola entrare di soppiatto dal comignolo o dagli scarichi della sua abitazione. Ed è così che conosco illustri medici, atei e materialisti, che non disdegnano la consulenza della cartomante e del medium; ingegneri manager capitani di industrie, socialmente ed economicamente arrivati e miscredenti di ferro, che nondimeno si portano nascosto in tasca l’amuleto comprato dallo stregone della Tanzania durante la settimana-Safari. Ho conosciuto anche una collega archeologa con amuleti scaccia malocchio al collo che dovevano essere accompagnati da formule orali per essere resi…funzionanti, o quell’altro collega preistoricista del nord-Italia, che ostentava il suo ateismo come un vessillo, che però andava ai convegni portando con sé l’amico medium dai poteri occulti, per guardarlo dalle negatività e dalle invidie degli altri. Benvenuti allora nel Regno del Caos e dell’Irrazionale, dove la zizzania invade tutto e cresce sempre sempre più inestricabilmente insieme al grano, soffocandolo. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che proprio alcuni dei più clamorosi raccontatori e venditori di fandonie fantarcheologiche operanti nell’Isola, nemmeno laureati, vantino il titolo di “Ispettore Onorario” della Soprintendenza, con tanto di firma certificante di Soprintendente archeologo. E che fra questi ci sia proprio anche la maggiore “autorità” delle diagnosi e delle cure energetiche sulle tombe di giganti galluresi. Rubens D’Oriano non c’entra proprio nulla in tutto ciò, ci mancherebbe. Ma non posso tacere ciò che anche le pietre (granitiche) gridano.

Tacerò di altri luoghi di culto, di altri personaggi raccontatori di fole che stanno messi lì in veste ufficiale a spiegare addirittura monumenti nazionali. Tacerò di ulteriori epoche fantastoricizzate, come la “templaremanìa” che vedrebbe Cavalieri del Tempio ovunque anche nel sottosuolo , e di altre contraddizioni insulse che vedo agitarsi  ogni giorno di più sotto i miei occhi. Tacerò, o meglio, rimanderò per scriverne in tempi per me meno oberosi. Lo spazio concessomi da Olbia.it è stato un po’ troppo abusato, ed ho già rubato troppo tempo alla vostra cortese pazienza.

©Marco Agostino Amucano

Ritratto in marmo del filosofo e scienziato greco Aristotele (Stagira 384 a. C – Calcide 322 a. C)

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