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Cultura in controtendenza: tiene nonostante la crisi, crea valore aggiunto e occupazione anche nell’Isola.

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Saranno 32.250 le assunzioni previste in Italia quest’anno dalle imprese che competono grazie alla qualità e alla cultura (di cui 22.880 non stagionali e 9.370 stagionali), pari al 5,6% del totale delle assunzioni che verranno realizzate dalle imprese di industria e servizi. Nonostante la crisi, le imprese legate alla cultura dimostrano una particolare tenuta occupazionale, visto che il numero di occupati del settore, dal 2007 al 2011, è cresciuto a un ritmo medio annuo dello 0,8% (complessivamente circa 55mila posti di lavoro in più), a fronte di una flessione media dello 0,4% all’anno riscontrata per l’intera economia nazionale nello stesso periodo. Un dato di tenuta che si manifesta anche quest’anno: pur arretrando sotto i colpi della congiuntura (-0,7% il saldo occupazionale, pari a -4.900 dipendenti rispetto al 2011), le imprese della cultura evidenziano una maggiore resistenza rispetto al complesso delle altre imprese la cui occupazione invece subisce una consistente flessione. Una tendenza, quella nazionale che si riscontra anche a livello locale nell’indagine Excelsior, realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro.

“E’ importante recuperare il senso economico della cultura inserendolo organicamente nelle politiche come fattore moltiplicativo delle altre economie territoriali. E lo è altrettanto valorizzare le peculiarità delle nostre radici per costruire un modello integrato di offerta turistica, diverso delle centinaia di altre con cui dovrà competere, in grado di trasferire emozioni, esperienze e ricordi unici e irripetibili. Le opportunità di lavoro per tanti giovani si spalmerebbero così su tutta la filiera dell’offerta, integrando la valorizzazione di tutti quegli elementi che fanno della Sardegna un prodotto di eccellenza: agroalimentare, artigianato, storia, bellezze naturali, patrimonio culturale. Purtroppo – osserva il Presidente della Camera di Commercio del Nord Sardegna, Gavino Sini – resta l’idea che la cultura non sia un bene tangibile. Ma il successo delle nostre produzioni più conosciute e apprezzate nasce grazie a questo patrimonio inesauribile. Che va messo a frutto a partire fin dai banchi di scuola, per mettere in condizione i giovani e le loro famiglie di cogliere le tante opportunità che vengono dall’industria culturale, e maturare presto quell’esperienza indispensabile per crearsi un’opportunità di lavoro stabile e di qualità”.

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Il sistema cultura nella sua totalità registra in Sardegna 10.747 attività imprenditoriali operative. Un discreto numero come quello degli occupati che, nelle industrie creative in senso stretto, sono 14.700  (a Cagliari sono seimila e a Sassari quattromila), 8.500 in quelle culturali , 1000 invece  trovano spazio nelle aziende impegnate nella gestione del patrimonio storico, e  2000 sono quelli che operano invece nelle attività di convegni e fiere, per un totale di 26.200 unità. Numeri che fotografano un sistema in tenuta, pronto a crescere ma che va sostenuto.

“Continuiamo a credere e puntare sul Distretto della Creatività che abbiamo lanciato qualche anno fa e, anche alla luce di questi dati che confermano la correttezza della nostra intuizione, pensiamo che l’investimento per uno sviluppo della filiera culturale possa rappresentare un reale strumento per chi fa impresa in questo ambito. – aggiunge Gavino Sini – Stiamo lanciando una serie di iniziative che attiveranno al più presto azioni di sviluppo in grado di valorizzare le potenzialità delle nostre aziende e del nostro territorio.”

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