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Covid, fermo anche il Carnevale di Tempio: "danno immenso alla città"

Le parole dell'organizzatore Alessandro Achenza

Covid, fermo anche il Carnevale di Tempio:
Covid, fermo anche il Carnevale di Tempio:
Camilla Pisani

Pubblicato il 06 febbraio 2021 alle 06:00

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Tempio Pausania. Il Carnevale allegorico di Tempio può essere certamente annoverato tra le eccellenze culturali e folkloristiche della Sardegna: di origine antica, l’arte dei Mastri Carrascialai è una vera e propria istituzione, a metà tra cultura e divertimento.

Purtroppo la pandemia sembra aver condannato anche questa manifestazione al fermo, almeno per quest’anno: “Ritengo che sia decisamente più onesto e verosimile parlare di annullamento, più che di rinvio dell’evento. Il Carnevale è l’assembramento per eccellenza – spiega Alessandro Achenza, direttore artistico del teatro del Carmine e organizzatore del Carnevale tempiese – e in questa situazione di generale incertezza dovuta all’altalenare dei dati sanitari, era impossibile fare previsioni per tempo. Alla fine si è maturata la decisione di annullare l’evento, con il danno che ne deriva”.

Il Carnevale di Tempio non si esaurisce semplicemente nella dimensione dello svago e del divertimento, ma come tutti gli eventi, porta con sé un indotto economico di portata considerevole: con l’annullamento, quindi, la totalità di quell’indotto si azzera, con conseguenze disastrose sull’intero tessuto cittadino, che conta su quella settimana per aggiungere un tassello di guadagno essenziale, che pesa sul bilancio dell’intero anno.

“L’economia della città fa grande affidamento sul Carnevale, per molti baristi e ristoratori significa pagare quasi totalmente le spese di gestione dell’anno. Il danno economico a livello personale è drammatico – prosegue Achenza – perché io sono tra quelli che hanno perso momentaneamente il lavoro, essendo chiuso da un anno il teatro”.

Il settore della cultura è infatti uno tra quelli più funestati dalla pandemia: il Carnevale può sembrare, in questo senso, un danno marginale, ma non è così, perché nel suo senso più profondo si racchiude l’identità della città, con le sue tradizioni e il suo folklore; la delusione di chi lo organizza è grande, anche se, come commenta Achenza: “forse l’idea di organizzare un divertissement mentre c’è chi ha perso la vita o ancora combatte contro il virus, non sarebbe stata praticabile comunque”.

Perdita economica grave per molti settori dell’economia cittadina: “molte attività chiuderanno certamente, si pensi a tutte le sarte, agli artisti ambulanti che durante il Carnevale vendevano la propria opera, a quei lavoratori che vedevano in quest’evento l’80% del loro guadagno. Tutte categorie che al momento sono completamente ferme e che lo rimarranno fino al prossimo anno” dice l’organizzatore.

Unica opzione per mettere in piedi una manifestazione “alternativa” sarebbe quella di portare avanti il discorso allegorico, vero fulcro del Carnevale: “l’allegoria si potrebbe rappresentare, ma dovrebbe essere un’allegoria molto prudente, che coinvolga il momento che stiamo vivendo, quindi un po’ amara.

Questo è però un procedimento complesso, perché come sappiamo, è facile cadere nel fraintendimento; per il momento non c’è quindi nessun progetto, proprio in virtù della complessità di narrazione di un periodo storico così drammatico. Ad ogni modo, se si farà qualcosa, sarà diffuso esclusivamente via radio e televisione, senza il minimo rischio di assembramenti” conclude Achenza.

Benché sia in apparenza un tema non centrale, l’annullamento di un evento culturale celebre e sentito come il Carnevale di Tempio rappresenta davvero il segno dei tempi, ma soprattutto apre uno squarcio sulla situazione della cultura e dei suoi lavoratori: prima che questo squarcio diventi insanabile, essenziale è intraprendere una seria e ponderata riflessione su questo settore, sul quale si regge l’identità storica e anche -dato affatto marginale- una consistente fetta di economia.