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Covid-19 e Diabete: il servizio di visita a distanza non parte

iRiparo Olbia dieffe 1400 domenico castaldo

Olbia, 4 aprile 2020- I molti diabetici sardi, forse si erano un po’ illusi nell’apprendere che le loro ordinarie visite mediche in programma in questi mesi di marzo e aprile segnati dall’emergenza sanitaria del Covid-19 le avrebbero potute effettuare in modalità “televisita”, ovvero attraverso il Web.

Un sistema veloce e pratico che avrebbe consentito a moltissimi pazienti diabetici e medici di espletare quelle visite di tipo ordinario, perchè l’assistenza per molti diabetici in realtà si sarebbe potuta svolgere con un colloquio a distanza tra medico e paziente, con scambio di dati glicemici, aggiustamenti di terapia, integrazioni o divieti di alimenti e soprattutto consigli medici.

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Perchè in questo periodo di emergenza coronavirus, chi è diabetico lo sa, la glicemia sale in proporzione alla paura da contagio, alla tensione di rimenere a casa senza potersi muovere, fare quell’attività fisica indispensabile per il miglior compenso glicemico, alla fustrazione generale che spinge chiunque a mangiare cose che in realtà non dovrebbero mai finire sul tavolo davanti agli occhi di un diabetico. Una assistenza fondamentale, quella del rapporto esclusivo tra diabetico e proprio diabetologo, che in questi tempi di grande disagio per tutti, avrebbe avuto un ruolo fondamentale di prevenzione e cura anche solo in modalità televisita e non solo solo destinata alle urgenze.

Ma così non è: la “televisita” ai diabetici sardi può attendere poichè la richiesta di Diabetologi e malati all’Assessore alla Sanità Nieddu  ad oggi non ha ancora avuto riposta.

Infatti, con una missiva, inoltrata due settimane fa, le Società scientifiche di riferimento della diabetologia – AMD (Associazione Medici Diabetologi), SID (Società Italiana di Diabetologia) e SIE (Società Italiana di Endocrinologia), chiesero all’Assessore Regionale alla Sanità, Mario Nieddu, al Direttore Generale dell’Assessorato, Marcello Tidore, e al Commissario Straordinario dell’ATS, Giorgio Steri, di “autorizzare urgentemente, per tutti i Servizi di
diabetologia presenti in Sardegna, la teleassistenza a favore delle persone con diabete”. La stessa comunicazione, a inizio di questasettimana, è stata mandata al Presidente della Regione, Solinas.

“Dopo circa 15 giorni – affermano Gianfranco Madau e Maria Antonietta
Fois, rispettivamente Presidenti regionali dell’Associazione Medici Diabetologi e della Società Italiana di Diabetologia – non abbiamo
ricevuto riscontri o risposte. In pratica il nostro appello è rimasto inascoltato”.

Secondo gli specialisti della diabetologia, le persone affette da diabete sono ancora tra le categorie più a rischio per gli esiti fatali dell’infezione da Coronavirus. Mantenere un buon compenso, sicuramente con più difficoltà date le limitazioni imposte dal contenimento della pandemia a tutti i cittadini italiani, è ancora la ricetta più efficace per diminuire il rischio.

“Malgrado ciò – continuano Madau e Fois – gli Amministratori
Regionali, chiamati direttamente in causa dalle Associazioni scientifiche diabetologiche, non danno segno di interesse in questa situazione”. “Purtroppo, per alcuni Amministratori delle Aziende Sanitarie – continuano le due Associazioni diabetologiche – la chiusura degli ambulatori alle visite programmate, con esclusione delle urgenze/emergenze, si traduce in una riduzione del personale che viene messo in ferie o in recupero o resta a disposizione per altri incarichi. Ma chi seguirà i diabetici se si svuotano le
diabetologie?”.

Negli ambulatori di Diabetologia, infatti, quotidianamente si applica
a telemedicina: chiusi alle visite non urgenti, i diabetologi e gli
infermieri contattano i pazienti telefonicamente per organizzare la
“televisita”. Durante questa si condivide attraverso il web il monitoraggio delle glicemia con sensori  o con il controllo classico, i referti di esami e visite e le eventuali modifiche terapeutiche.

“Il riscontro che le persone hanno di questa iniziativa, siano esse i
diabetici o i loro familiare e caregiver – continuano Madau e Fois – è
di assoluta sorpresa, piacere e gratitudine per questa assistenza
“vicina” ai loro bisogni anche se necessariamente “distante””. “Anche
le persone che sfortunatamente hanno avuto una nuova diagnosi di
diabete – sottolineano – sono sostenute in questa fase carica di
preoccupazioni e di timori caratteristica di chi scopre di avere una
malattia che lo accompagnerà durante tutta la vita”.

Per i medici della Diabetologia, tutto questo sistema comporta una
presenza degli Operatori a pieno orario nel Servizio, garantendo il
distanziamento a tutela di tutti. L’attività, infatti, risparmia
accessi diretti dai Medici di Medicina Generale o nei Pronto Soccorsi
e permette di organizzare e presidiare l’onda d’urto delle richieste
che certamente ci sarà alla riapertura dell’attività ordinaria degli
ambulatori.

Alla pressante richiesta degli Operatori Diabetologici si unisce anche
il richiamo agli Amministratori delle Associazioni dei Pazienti
(“Coordinamento dei Diabetici Sardi” e “Rete Sarda Diabete”).

“Il riconoscimento di questa modalità di lavoro – rimarcano all’unisono le Associazioni dei Medici Diabetologi e quelle dei
Pazienti – deve essere una priorità dei nostri Amministratori
regionali e locali, perché risponde alle esigenze di tutela della
salute delle persone con Diabete mellito”.

“Come ripetuto più volte, le malattie, sia croniche che acute, non si
eclissano di fronte alla pandemia – concludono l’Associazione Medici
Diabetologi, la Società Italiana di Diabetologia, il Coordinamento dei
Diabetici Sardi e la Rete Sarda Diabete – e gli strumenti tecnologici
possono essere una risposta “sicura” in questo momento di emergenza.
Nessuno deve restare indietro, non sarà una battaglia vinta se ci
difendiamo dal virus ma abbiamo le complicanze di un diabete non ben
controllato”.

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