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Covid-19 e 25 aprile: “Il Silenzio” per tutte le vittime di ogni guerra

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Olbia, 26 aprile 2020-  Quando ero bambina il 25 Aprile si festeggiava ascoltando la Messa per i caduti ed il Silenzio veniva suonato dalla banda.
Quanto ti piaceva questo “silenzio” e ogni volta ti scendevano le lacrime. Io, bambina, ti chiedevo: “Perchè piangi, papà?” e tu mi rispondevi “Piango i tanti amici persi in guerra” e mi raccontavi dei bombardamenti; del generale di cui eri autista e che voleva sempre essere là dove erano i bombardamenti… ed a me sembrava di essere tanto fortunata, perché noi una guerra non l’avremmo mai conosciuta.

Invece, papà mio, noi la guerra la stiamo combattendo contro un nemico invisibile, che non vediamo, al quale non possiamo sparare e col quale non possiamo fare un armistizio, né un trattato di pace.
Una guerra dove non ci saranno vincitori e vinti, ma solo tante vittime. Dove, come tu raccontavi ho visto morti portati via dai camion dell’esercito, fosse comuni con centinaia di bare in nude tavole; ospedali da campo pieni non di feriti da proiettili, ma di feriti dentro da questo virus, così piccolo eppure così grande da colpire tutto il mondo.

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Voi che siete lassù, pregate il Signore perchè ci liberi da questa “guerra invisibile”, perché possiamo tornare ad abbracciare i nostri figli e nipoti, perché anche questa guerra abbia presto fine.

Ti voglio bene e nel sentire “Il Silenzio” di Nini Rosso e Guglielmo Brezza guardo una foto che ritrae un vecchio con le mani sulla testa ormai bianca e rivedo te con mamma ed in loro rivedo anche miei suoceri, gente che ha lavorato una vita in silenzio, senza mai lamentarsi, magari con due turni di operai e loro con 16 ore di lavoro sulle spalle. Risento la sicurezza che ci davate, perché sapevate che alla fine il vostro lavoro sarebbe stato premiato e avreste ricostruito un’Italia più forte e ricca.
Ma voi avevate una classe politica ben differente, che pensava al bene del Paese e si accontentava di un gettone di presenza che, a mala pena, copriva i costi dell’essere presenti a Roma e, finiti i lavori in Parlamento, tornava al proprio lavoro.
Poi è arrivato il benessere, costruito sui calli di tutti, la generazione già defunta e quella che ci sta, giorno dopo giorno, lasciando per questa maledetta “guerra”… e col benessere è lentamente cambiata anche la classe politica.
E sapete una cosa? Per la prima volta ringrazio il cielo che i miei genitori e miei suoceri e quanti ho conosciuto e amato di quell’epoca, se ne siano andati prima di vedere la loro Italia in queste condizioni, perché per loro il dolore sarebbe stato ancora più grande del mio che, vedendo quella foto di un vecchio dai capelli bianchi che si tiene la testa, rivedo mio padre e piango una Patria che lui mi ha insegnato ad amare.
Questo “silenzio” è per te e per tutte le vittime di ogni guerra.

Nadia Spano

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