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Con l'olbiese Mario Bua Capitta la scrittura in limba arriva a Londra

Con l'olbiese Mario Bua Capitta la scrittura in limba arriva a Londra
Con l'olbiese Mario Bua Capitta la scrittura in limba arriva a Londra
Laura Scarpellini

Pubblicato il 29 novembre 2020 alle 13:04

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Olbia, 29 novembre 2020 - La lingua sarda è da sempre considerata molto di più di un semplice insieme di varietà dialettali che caratterizzano il vasto territorio regionale. Racchiude storia, tradizione, passione, cultura, attaccamento al proprio territorio, e un intenso amore che i sardi provano per la propria Isola.

La comunicazione verbale non conosce sosta nella sua continua evoluzione oggi resa ancor più veloce dall'avvento dei social. Il linguaggio rimane sempre una parte fondamentale nella socialità che necessità di quel convivio e di quelle atmosfere che evocano il calore familiare, e quei sapori e odori che rimandano alle nostre radici.

A tal proposito incontriamo Mario Bua Capitta, nativo di Oschiri ma olbiese di adozione da 33 anni. Suo è il racconto Contos de tzilleri in cui, attraverso squarci autobiografici in lingua sarda, tesse una suggestiva conversazione con l'amico del tzilleri, il tipico pub sardo. L'autore nel suo libro pone l'accento sulla lontananza dalla su Sardegna, alimentando un desiderio impossibile da soddisfare, che è quello del ritorno. Si percepisce in ogni pagina quel sottile senso di frustrazione che spesso è il filo conduttore dei racconti, ispirati ai viaggi reali.

Viene da chiedere a Mario Bua Capitta quale sia il valore della propria lingua e il suo significato per un sardo: "Ritengo che solo la madre lingua possa addentrarsi nei meandri del sentire proprio un mondo, che la stessa lingua fa, costruisce. Certo la lingua appresa a scuola può ben mediare, basta pensare a Grazia Deledda o Salvatore Satta, che pure si capisce pensavano in sardo. E allora mi chiedo, perché non posso liberamente scegliere di esprimere il mio pensiero e i miei sentimenti, nella mia lingua?".

I giovani sono sempre più coinvolti dai veloci e moderni mezzi di comunicazione, coniano giornalmente nuovi termini e veri e propri linguaggi generazionali. Allo scrittore Mario Bua Capitta chiediamo cosa, secondo lui, stiano perdendo le nuove generazioni: "Quando la terra che ha osservato il germoglio di una libera idea di vita incontra il deserto sterile, muore la poesia e con lei la sua capacità di sognare e creare nuovi mondi originali, come quello che a noi è stato trasmesso. Questo provoca la saudade o la finta gioia nei sardi del duemila, come sostiene molto bene Roberto Carta, nella sua presentazione del libro."

Mario Bua Capitta propone un personale suggerimento per rivalutare le proprie radici: "Credo che se noi vogliamo rigenerare la forza di penetrazione delle nostre radici, non possiamo prescindere dal liberare e restituire pari dignità all’uso della lingua sarda, in tutti i contesti della normale nostra vita, dalla scelta individuale al sociale, quindi al mondo della scuola, della chiesa, del lavoro e della pubblica amministrazione. Si rende così necessaria la conoscenza e riscrittura della nostra storia spesso negata, partendo dal vivo patrimonio di quella non scritta, a cui il mio libro fa chiaro e continuo riferimento, quando narra di Titone e Camone, tra sogno e realtà".

Contos de tzilleri · Racconti allucinati · On the way home, è un racconto che ha comportato un grande lavoro. La sua traduzione dal sardo alla lingua inglese ha richiesto un'ulteriore elaborazione. L'essere stato pubblicato in forma cartacea, in quella digitale, e infine come audio libro, ha richiesto di certo rielaborazioni complesse e impegnative. Il racconto permette inoltre all'autore Mario Bua Capitta di trasmettere un fine messaggio: "Il mio libro nasce in libero flusso di spontaneità con gioia e gratificazione, quindi con piccola energia durante due anni di riflessione e scrittura. Con la scelta della pubblicazione, le cose si sono un po’ complicate e ho dovuto ricorrere così chiedere aiuto a piccoli, grandi fabbri. Vanna Sanciu è stata preziosa nel suo contributo alla correzione delle bozze in lingua sarda, Francesca Cossu oschirese che vive a Londra con l’inglese e l’editor Laura Corsini nella lingua italiana. Di fondamentale importanza è stato l’intervento tecnico di Dario Maiore per l’editrice Taphros. Con lui abbiamo pensato e realizzato una pubblicazione su tre diverse piattaforme, quella della stampa tradizionale a cui ha fatto seguito la pubblicazione e-book in lingua sarda, italiana e inglese e infine l’audio libro, che sembra essere la prima esperienza di prosa letteraria in assoluto, appunto in limba. La registrazione in sala d’incisione ha rappresentato un viaggio nel viaggio. Narrando tre viaggi simili ma diversi, il sogno, l’emigrazione e quello della vergogna del sé, abbiamo scelto tre raccontatori, tutti di Oschiri come i personaggi, me stesso, Domenico Campesi e Pinuccio Pala. I dialoghi in inglese che ricorrono nel primo racconto, sono stati interpretati da Tamara Dragun e Mario Nanu, mentre Vanna Sanciu ha condotto, come voce narrante. Quale messaggio? Dio mio! Non so se il racconto vuole lasciare messaggi o insegnamenti. Forse uno sì, se Mario scrive in sardo tutti possono farlo. Forse ritorna il desiderio di poter raccontare il mio mondo dal suo interno, grazie anche alla lingua. Nel rispetto del cambiamento ma anche del sentire popolare, boghes de zilleri."

La passione per la scrittura di Mario Bua Capitta, appena conclusa la sua avventura editoriale oltre la Manica, già intravede un nuovo progetto editoriale. Stavolta cambia il tono e l'argomento: "La scrittura è la mia droga. Trovo che in un mondo dove si perdono a velocità supersonica i vecchi equilibri, la scrittura come tutte le forme d’arte può sostituire farmaci e psicoanalisi. Poi se un lavoro ai nostri occhi diventa bello, non si può non condividere. Sarebbe come bere un buon vino da soli. Chiaramente non amo i vincoli temporali, però sto scrivendo una storia che racconterà la malattia di mia moglie, scomparsa il 26 gennaio scorso. È una promessa".

A Mario Bua Capitta non possiamo sottrarci dal chiedere consiglio per chi volesse cimentarsi con la scrittura in sardo: "Confesso che non è facile, partiamo svantaggiati. La tradizione letteraria in prosa non offre numerosi riferimenti. Mi piace molto Sinnos di Michelangelo Pira. Non possiamo dimenticare che la scrittura in lingua sarda è stata lungamente negata e forse lo è ancora oggi. Il piano sintattico, grammaticale e semantico è al momento un cantiere aperto, oggetto di dispute e polemiche. Non esiste ancora una scrittura condivisa. S’intravedono qua e là interessanti segni di rinascita, tra questi il desiderio di esprimere arte ispirati dall’idea di vita nostra, Su Connottu, come alito e contributo alla liberazione di un popolo. E comunque non mancano gli esperti pronti a donare il loro libero,
appassionato contributo a questo tipo di opere e iniziative."

Mario Bua Capitta da tempo è parte integrante e attiva dell’associazione Amistade di Olbia che si confronta con il fermento culturale del territorio. In questo difficile momento dettato dall'emergenza Covid, ecco fiorire nuove iniziative culturali anche a distanza: "L’emergenza Covid ha nella profonda tristezza, permesso però la sperimentazione di nuovi linguaggi, come la comunicazione in limba a distanza, on-line, permettendo anche a chi per varie ragioni non può partecipare di persona ai nostri incontri. In futuro vorremmo dare seguito all’esperienza nuova, alternando la tipologia degl’incontri, appunto. Amistade ha umilmente servito la causa della lingua e cultura sarda per quasi trent’anni, proponendo fatti culturali a Olbia e dintorni, come investimento in identità, in accordo con la vocazione di una città di frontiera, come la nostra. Dai festival internazionali multietnici e multiculturali, siamo passati agli incontri di lettura nei bar, invitando alla partecipazione diretta e contribuendo a creare così un vero movimento culturale, alla ricerca di letteratura popolare, ma anche nuovi linguaggi artistici. Al momento stiamo lavorando a una rivalutazione dell’opera di Serafino Spiggia, nostro presidente per lunghi anni, in relazione al suo lavoro di traduzione di Grazia Deledda in sardo e dell’uso della lingua sarda nel cinema. Seguirà un impegno di ricerca su Giacomo Murrighili, anche lui impegnato al nostro fianco per lungo tempo. Non vogliamo passare le varie chiusure Covid a piangere o a dormire".

È grazie al grande lavoro che portano avanti gli appassionati come Mario Bua Capitta se la lingua sarda continua ad essere parte di un inarrestabile fermento culturale sul territorio. Grazie a tutti i sardi che amano così forte la loro storia, e la loro lingua: Saludu e trigu a totus, così usa sempre congedarsi dagli amici Mario Bua Capitta, autore dell'interessante volume Contos de tzilleri · Racconti allucinati · On the way home.

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