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Olbia, Teatro: in scena l’Operazione, viaggio teatrale nella mala sanità

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 Olbia, 29 gennaio 2019 – Tutto è pronto  al CineTeatro “Olbia” di Olbia  per il  giovedì 31 gennaio: lo scopo è compiere un  viaggio nell’universo della (mala)sanità con “L’operazione” di Stefano Reali (che firma anche la regia) in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC per la Stagione 2018-2019 de La Grande Prosa, sempre nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna. La pièce teatrale è una commedia ricca di colpi di scena e con un finale davvero  a sorpresa.

Sotto i riflettori artisti del calibro di Antonio Catania (all’attivo un’intensa carriera teatrale e cinematografica, dai films di Gabriele Salvatores – “Kamikazen”, “Mediterraneo”, “Puerto Escondido” e “Sud”, fino a “Nirvana” –  a “La cena” di Ettore Scola per cui ha ottenuto il Nastro d’Argento, dalla comicità surreale di Aldo, Giovanni e Giacomo a “Pane e Tulipani” di Soldini, dall’ironia di Carlo Verdone a “Una storia senza nome” di Roberto Andò), Nicolas Vaporidis (volto noto del grande schermo,  dal successo con “Notte prima degli esami” a “Cemento Armato” e “Come tu mi vuoi”, “Outing” e “Anche senza di te”, al Tamia Chipmunk in “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott) e Maurizio Mattioli (famoso attore e doppiatore, capace di spaziare dai “poliziotteschi” alle commedie brillanti, dai films di genere al cinema d’autore, dalla ribalta del Bagaglino al fortunato “Rugantino” con Valerio Mastandrea, dalle pellicole dei Vanzina e di Paolo Genovese a “Le leggi del desiderio” di Silvio Muccino e “Fratelli di sangue” di Pietro Tamaro).

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La pièce – nella mise en scène di Stefano Reali per Ginevra Media Prod Srl, impreziosita dalle scenografie di Carlo De Marino e dai costumi di Mara Gentile, con disegno luci di Stefano Lattavo, con la partecipazione straordinaria di Gabriella Silvestri e con Marco Giustini – racconta una storia emblematica legata ai problemi strutturali del sistema sanitario nazionale, dalle complicazioni della burocrazia alla cronica carenza di risorse e personale, dalle infinite liste d’attesa alla scarsità di posti letto, tra chirurghi ambiziosi e infermieri stremati ma soprattutto pazienti intraprendenti, trasfigurati in chiave surreale e grottesca in un divertente “gioco delle parti” sul filo della suspense, tra colpi di scena e inattese rivelazioni, con finale a sorpresa.

Un affresco di varia umanità perduta e per certi versi “prigioniera” negli intricati labirinti di un reparto d’ortopedia, tra la routine di esami e visite, le conversazioni apparentemente casuali con i “vicini”, ignoti compagni di sventura, con notizie poco rassicuranti e statistiche per nulla lusinghiere che sollevano il velo sulle criticità – accanto alle eccellenze – nell’immancabile contrapposizione tra strutture pubbliche e private.

Nell’atmosfera euforica della torrida estate di Italia Novanta  un giovane atleta decide di farsi ricoverare per sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico, indispensabile per poter continuare a giocare a calcio, e suo malgrado si ritrova a far parte del microcosmo formato da pazienti, medici e operatori sanitari, quasi una realtà a sé con i suoi protocolli e le sue regole, le sue gerarchie e i suoi segreti.  Ispirata ad un’esperienza personale dell’autore, “L’operazione” – nata come atto unico per tre personaggi intitolato “Operazione” (1989), proposto nella rassegna “Attori in cerca d’autore” diretta da Ennio Coltorti – descrive quella dimensione parallela, per certi versi onirica, con quell’immobilità forzata di corpi per il resto sani, a causa di cadute o incidenti, da cui scaturiscono sottili inquietudini, insofferenza e rabbia, unite al dolore, quasi uno spirito di rivalsa contro quell’inerzia che conduce all’antagonismo, alla lotta, in cui vince la legge del più forte come in qual si voglia moderna jungla urbana.

Una discesa agli inferi in cui il malcapitato finirà con l’immaginare il peggio, ma dietro la maschera dell’ingenuo e suggestionabile atleta potrebbe celarsi un individuo ben più pericoloso per il suo interlocutore, così come quell’attenzione e quel prendersi cura del nuovo venuto potrebbero nascondere un preciso interesse – un incomprensibile movente.Una guerra silenziosa e mai dichiarata si combatte in corsia tra chi si attiene scrupolosamente alle norme e chi invece trova il modo di aggirarle per il proprio tornaconto, secondo un costume italico fin troppo diffuso, quell’arte di arrangiarsi che nasce forse dalla miseria – materiale e morale – ma degenera fino a far dimenticare l’idea del bene comune. Il sistema sanitario – con tutti i suoi limiti e difetti – dovrebbe tutelare la salute di tutti i cittadini e ogni irregolarità, ogni stratagemma, ogni privilegio finiscono con il rendere ancora più farraginoso e meno efficiente il meccanismo eppure per alcuni proprio quegli espedienti son diventati un modo per sopravvivere. “L’operazione” di Stefano Reali mostra anche il lato oscuro, ma profondamente umano, e dolente, dietro il volto freddo e asettico dell’istituzione e induce a riflettere, con ironia, sulle debolezze e le contraddizioni dei singoli individui, senza pregiudizi, ma anzi quasi con compassione e simpatia, al di là del bene e del male.

Una pièce ancora tristemente attuale  a distanza di vent’anni  che  nei suoi risvolti economici e sociali evidenzia il fallimento del modello del welfare, per effetto della crisi e della decadenza della civiltà occidentale, aggravato da sprechi e corruzione. Insomma sorrisi amari ma pur sempre sorrisi per una serata da passare piacevolmente con un appuntamento teatrale sicuramente degno di nota.

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