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Chi e come, dopo 7 anni, ha affondato il piano salva Olbia da nuove alluvioni

Il Piano Mancini viene bocciato dalla Regione: perché? Ecco i "motivi"

Chi e come, dopo 7 anni, ha affondato il piano salva Olbia da nuove alluvioni
Chi e come, dopo 7 anni, ha affondato il piano salva Olbia da nuove alluvioni
Angela Galiberti

Pubblicato il 14 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. Il 30 dicembre del 2020, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia – su disposizione della Procura della Repubblica di Tempio Pausania - si recano negli uffici della Regione per acquisire dei documenti: chiedono le carte sul Piano Mancini, in particolare quelle più recenti delle quali da mesi alcuni politici di minoranza (Roberto Li Gioi e Giuseppe Meloni) parlano sui giornali. Da qualche tempo, infatti, si dice che vi sarebbe uno scontro tra uffici (Lavori Pubblici contro Ambiente) e che il Piano Mancini sarebbe in pericolo. Si parla di presunte pressioni politiche, del pericolo di perdere i fondi. Il 31 dicembre e in videoconferenza, a 24 ore dalla visita dei Carabinieri olbiesi, la giunta Solinas – con Solinas, commissario di Governo per il rischio idrogeologico, che non vota – approva la delibera con la quale il Piano Mancini viene respinto al mittente. Come mai? E' una scelta tecnica o una scelta politica? A questa domanda, forse, risponderà la Procura di Tempio che ha dato il via a un'indagine conoscitiva in seguito a un esposto. Noi ci limitiamo a leggere e pubblicare i documenti. E i documenti dicono che, in questi mesi, sono volati stracci e che la Regione ha detto a se stessa che non sa fare le cose.

La delibera 67/36 del 31 dicembre 2020 è firmata dalla vicepresidente della Regione, Alessandra Zedda, ed è lunga 49 pagine: come allegato ha la VIA (Valutazione Impatto Ambientale) lunga 16 pagine. La delibera ripercorre sin dall'inizio la genesi e il percorso del cosiddetto “Piano Mancini”, ma solo da pagina 34 si inizia a parlare delle motivazioni che hanno portato alla bocciatura del progetto a 7 anni dall'alluvione che ha devastato Olbia e ucciso 9 persone.

Si legge nella delibera: “in estrema sintesi, è stata rilevata la non approvabilità del piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo e la non completezza della documentazione fornita rispetto alle integrazioni richieste già a valle della prima conferenza di servizi istruttoria VIA del 14.12.2018, con particolare riferimento ai seguenti punti: interferenze degli interventi con le acque sotterranee e ingressione del cuneo salino; analisi costi-benefici; impatti degli interventi sui suoli (componente agronomica); trasporto solido e impatto acustico e vibrazioni”. A questi appunti rispondeva una nota del Commissario di Governo del 31/05/2020 che, però, secondo la delibera non ha “permesso di superare quelle che risultano essere fondamentali criticità”. Il carteggio tra i due uffici si è protratto fino a settembre, sempre sugli stessi identici temi.

Fondamentalmente, si tratta di un rimpallo: da una parte un ufficio che vuole un piano di utilizzo certo, dall'altra gli uffici del Commissario di Governo che dicono che “la norma evidenzia che il requisito della certezza dell'integrale utilizzo dei materiali debba sussistere “sin dalla fase della produzione”, non necessariamente in un momento precedente”.

Un altro aspetto su cui la bocciatura pone l'accento è l'aspetto idrogeologico, cioè l'impatto delle opere sui delicati equilibri sotterranei. Secondo la delibera manca il calcolo del bilancio idro-geologico, verrebbe tralasciato dall'analisi il complesso granitoide arenizzato, ma soprattutto “la modifica degli apporti in falda da monte e quindi la conseguente variazione della superficie piezometrica stagionale della falda ospitata nell'acquifero superficiale, produrrà come effetto primario un incremento areale della superficie dell'acquifero soggetta a ingressione marina, a cui consegue una modifica qualitativa della geochimica delle acque di falda che porta ad un deterioramento delle caratteristiche qualitative delle acque sotterranee. Gli effetti del progetto sul corpo idrico, in particolar modo l'approfondimento dei canali e l'escavo delle foci, provocano il deterioramento dello stato qualitativo delle acque di transizione. (…) La valutazione proposta ritiene, senza dati oggettivi, che l'aumento di salinità nella falda superficiale sia limitato strettamente all'area di approfondimento dei canali, valutando come scarsamente rilevante l'ampliamento del cuneo salino anche ai lati dei canali stessi del Rio San Nicola e Seligheddu. Si ritiene riduttivo l'impatto così stimato”.

Sempre sulle acque di falda, continua: “nelle aree di laminazione delle 2 vasche del Rio San Nicola (VSN1, VSN2), gli scavi intercettano la superficie di falda” e ancora “gli scavi interesseranno il sottosuolo per diversi metri in falda rappresentando un fattore critico che non viene valutato adeguatamente”.

Nella “Relazione Generale – Opere di Mitigazione del Rischio Idraulico nel Territorio di Olbia – Lotto II Rio San Nicola” si legge che, a proposito dello scolmatore a cielo aperto (una delle proposte alternative), “il canale di gronda inoltre, sempre a causa del suo tracciato e delle sue sezioni, avrebbe un forte impatto sul regime idrico sotterraneo”. Si fa notare che il Piano Nizzi/Technital prevede uno scolmatore sotterraneo lungo 8 km: intercetterà oppure no le acque di falda? Al momento non si sa.

Continuiamo con le motivazioni che hanno portato alla bocciatura del Piano Mancini. Secondo la giunta Solinas:

  • l'impatto negativo sulle aziende agro-zootecniche non sarebbe stato correttamente valutato, manca la corretta stima dell'indennità di esproprio;
  • per le vasche SN1 e SN2 bisogna monitorare più parametri e bisogna monitorare anche SE1 e SE”;
  • non si può fare un'analisi costi/benefici.

In sostanza, leggendo la delibera che affossa il Mancini, si ha come l'impressione di vedere un braccio di ferro a colpi di norme, interpretazioni, sentenze. Il “proponente” che cita la delibera non è altro che il Commissario di Governo per il rischio idrogeologico, cioè Solinas e dunque – all'atto pratico – gli uffici tecnici dell'Assessorato ai Lavori Pubblici (ora in capo a Solinas). Dunque, la Giunta Solinas dice al proponente, cioè Solinas-Lavori Pubblici, che il progetto sarebbe carente e non risponderebbe alla legge. Il che sarebbe comico, se non fosse grave per la quantità di tempo impiegata per arrivare a questa conclusione.

Le nostre domande:

  • se una vasca di laminazione interferisce con le acque di falda, che impatto ha uno scolmatore sotterraneo lungo 8 km che, appunto, si trova sotto terra per diversi metri e che intercetta buona parte del bacino imbrifero?
  • Se gli uffici regionali non conoscono le normative che devono applicare come fanno a fare progetti?
  • Tra i costi/benefici non calcolabili, è stato calcolato il costo di una nuova istruttoria a sette anni dall'alluvione? Quanto ci costerà analizzare il Piano Nizzi-Technital da zero? E quanto ci costerà il piano di fattibilità in 6 mesi oppure tale costo è compreso nella gara d'appalto vinta a suo tempo dalla Technital?
  • Se nel frattempo arriverà una terza alluvione (Bitti docet), chi pagherà i danni?