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Carnevale di Tempio Pausania 2019: tra esperienza e nuove idee

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Olbia, 10 Marzo 2019 – Durante l’inverno nella graziosa cittadina di Tempio Pausania,  situata ai piedi del monte Limbara nel centro della Gallura, si organizza un Carnevale, per un periodo di  sei giorni, da giovedi grasso a martedi, tra i più divertenti e coinvolgenti della Sardegna.

È una festa mobile che si svolge generalmente tra febbraio e marzo, legata alla ricorrenza cristiana della Pasqua. Mesi di freddo intenso nei quali spesso nevica, rendendo il paesaggio più onirico che reale. Un vero incanto.

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Ma lo stato del tempo poco incide sulla manifestazione per la caparbietà e la determinazione che caratterizza i tempiesi.   Infatti sorprende e contraddistingue lo spirito degli abitanti: un’energia che non conosce fatica, una vitalità mista a frenesia, un desiderio di divertimento sfrenato. Sentono e vivono questa festa come un rito dal quale  non ci si può astenere, anzi, tutta la popolazione ne rimane coinvolta.

Una ritualità che evoca antiche tradizioni. Troviamo echi del Carnevale nell’antica Grecia con le Dionisie in onore a Dioniso, dio del vino e della vita – intesa come vitalità, forza creatrice –  in cui tutta la comunità si fermava per partecipare attivamente e si abbandonava ad una sorta di euforia.

DSC_7074Re Giorgio, il re del Carnevale Tempiese 2019 – ph. ©LML

Successivamente nell’antica Roma si celebravano le  Saturnali in onore di  Saturno,     – divinità legata al ciclo vita-morte corrispondente alla divinità greca Cronos, dio del tempo –  di cui Marziale, Ovidio e altri autori latini scrissero nelle loro opere. Queste feste erano caratterizzate da un gran caos, confusione, dall’articolarsi di un mondo alla rovescia. I divieti o imposizioni ai quali fino a quel momento si ubbidiva,  venivano revocati. Si abbandonavano sovrastrutture che creavano malcontento e disagio. La libertà si esprimeva in ogni sua forma. Anche la struttura sociale veniva ribaltata. La società si armonizzava, si annullavano differenze di classe anzi alle volte si assisteva ad uno scambio dei ruoli. Si diveniva più solidali, più socievoli.

Il tema “Confusione” è stato scelto per il Carnevale di Tempio 2019.  Ho apprezzato molto questa scelta perché la parola, come significato/simbolo, rafforza il legame con la più antica tradizione ovvero con le antiche feste pagane  greco-romane,  le cui sfumature sono ancora ben visibili nella tradizione del Carnevale Tempiese. La parola di derivazione latina:   “con” insieme “fusus” fuso implica l’effetto del mischiare insieme. E questo è lo spirito che contraddistingue, per tutta la sei giorni, il carnevale: le differenze “svaniscono” in nome della libertà di pensiero, di ceto sociale, di genere. Una sorta di follia collettiva che in apparenza potrebbe sembrare priva di  senso, ma in alcuni casi, come vedremo dalle significative allegorie dei carri, è legata a pura razionalità e concretezza.

DSC_7109Mannena, moglie di Re Giorgio –  ph.©LML

I maestri carrascialai hanno svolto il tema con competenza. La realizzazione dei carri allegorici è stata lunga e impegnativa:  il disegno,  la struttura, la preparazione dei calchi,  la cartapesta,  le parti  meccaniche,  la decorazione e la finitura. L’abilità tecnica acquisita da anni di esperienza si evince nella ricerca di una tridimensionalità tipica della scultura, con intagli e sbalzi realizzati con molta attenzione, una lavorazione certosina, meticolosa. Il linguaggio cromatico è armonico, luminoso, vellutato.  L’esito finale delle opere lascia spazio ad un equilibrio di proporzioni, di gradevolezza nelle forme e nelle palette scelte dai decoratori. I carri allegorici appaiono esteticamente molto curati. Oggi l’esperienza dei maestri carrascialai maturata negli anni è divenuta più completa e strutturata. Inoltre si assiste al passaggio di eredità delle conoscenze acquisite. I figli dei maestri proseguono il lavoro dei “padri” arricchendolo con nuove idee, nuove ricerche. Un lavoro encomiabile. Tutti volontari, ogni anno migliorano i propri linguaggi artistici. Non ci si inventa carrascialai, sono necessari tanti lunghi anni di apprendistato, di esperienza, di applicazione, senza tralasciare manualità e creatività.

Quest’anno sotto la direzione artistica del creativo Alessandro Achenza, – uomo scrupoloso e attento nel curare i più piccoli dettagli, di grande simpatia e umanità, con un’esperienza pluriennale nell’organizzazione di eventi   –  abbiamo assistito ad un Carnevale che merita di esser ricordato per la bellezza dei carri allegorici, per la puntuale  organizzazione e per la satira frizzante e intelligente.

Infatti la satira è un altro elemento che contraddistingue il Carnevale. Si ha una presa di coscienza collettiva dei problemi che affliggono la società.  Si elaborano  con ironia e  si denunciano proprio per quello spirito di ribellione, caratteristico del carnevale, in cui tutto è concesso. Il desiderio, nascosto sotto quel velo di sottile follia è  quello di cambiare e migliorare la qualità di vita di tutti. Dai latini ancora una volta un grande insegnamento “Ridentem dicere verum: quid velat?” Chi vieta di dire la verità scherzando? come scriveva Orazio nelle Satire.

Tanti i carri e i gruppi mascherati che hanno espresso con interessanti allegorie uno dei più gravi problemi che affligge il nord Sardegna legato alla Sanità. Con  l’apertura di un secondo ospedale ad Olbia,  il Mater,  altri ospedali rischiano di chiudere o ridimensionare il numero dei reparti; il numero del personale, – con grave disagio per gli utenti che devono percorrere lunghe distanze per un semplice esame diagnostico; – i ricoveri in cui si rende obbligatorio il trasferimento per mancanza di posti letto. Purtroppo,  tra questi c’è l’ospedale di Tempio Pausania.

Tra i vari gruppi “Mater Qatarru” si è distinto per satira e  creatività. Nel carro    figurativo c’era un viso sorridente, forse di chi ha appena commesso qualche furbata, vestito da emiro, seguito dalla sua corte con bei costumi. Lo stesso gruppo ha realizzato una canzone che si può ascoltare su You Tube, inoltre, una ballata in rima che riporto integralmente perchè divertente, ben scritta che implica grande impegno nella scrittura. Con poche parole si è cercato di sintetizzare il malessere dei cittadini tempiesi, ormai, stremati da una situazione divenuta  insostenibile. Un brutto incubo di memoria kafkiana a cui è difficile credere.

Han sottratto posti letto/ senza minimo intelletto/ Han donato ai Qatarini/ tanti nostri bei soldini/ Arru il gran devastatore/ ha lasciato un gran fetore/ Mater Olbia ormai una reggia/ gli altri solo una scorreggia/ se ti ammali son dolori/ non si trovano dottori/ ma se hai un bel conto in banca/ l’assistenza non ti manca/ ci hanno tolto un gran diritto/ in virtù del gran profitto/ sul qatarru ruota tutto chi ha deciso è un farabutto.

Il riferimento alla politica cittadina, subordinata ad una certa incompatibilità tra gli abitanti dello stesso palazzo, viene evidenziata nel carro Tempio Horror Circus – Lo show dei fenomeni –  in cui seguendo una satira che riflette il luogo comune del Carnevale, quale mondo alla rovescia troviamo il palazzo comunale divenuto un circo in cui gli animali hanno sembianze umane ma  enfatizzate forme caricaturali, che alla stregua degli animali si “esibiscono” in pericolosi giochi di potere. La figura femminile che sgambetta con tre gambe in posizione capovolta, sembra dimenarsi perché vorrebbe occupare la pedana più alta. Se i politici vengono definiti da natura animalesca di predominio e prevaricazione, in contrapposizione il popolo prende in mano la situazione e insorge perché stremato, e tutti s’improvvisano domatori di “fenomeni da baraccone”.

Tempio Horror Circus – ph.©LML

Un carro allegorico ben decorato che evidenzia l’antico sapere – con la presenza di libri rilegati in pelle a ricordare vecchi tomi di biblioteche storiche, – e alcuni simboli degli anni ’90, è stato realizzato da Quelli del Karnevale. Il tema scelto La storia degli anni 90. Ho avuto modo di intervistare il rappresentante del carro e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalle sue parole:

«Il sapere degli anni 90 non era su internet bensì sui libri. Sono nato nel 1988 e ricordo che quando ero piccolo con i miei amici giocavamo in piazza, all’aria aperta. La tecnologia ci ha distrutti, abbiamo perso la semplicità e i valori di una volta. A quei tempi c’era la lira come moneta ufficiale, il potere d’acquisto era maggiore. Si stava meglio. Tutti stavano meglio. Abbiamo pensato di ristamparla».

DSC_7218DSC_7213La storia degli anni ’90 – ph.©LML

Parole che esprimono nostalgia, consapevolezza di una svolta epocale, che non ritornerà più. Internet ha permesso la globalizzazione, annullando le distanze, velocizzando l’acquisizione di nuove idee, ottimizzando conoscenze ma ha creato tanta solitudine, smarrimento e tanta insofferenza nei giovani. È necessario dare un orientamento ai più piccini, valutare tempi e modi di utilizzo per evitare l’assuefazione e rimanere intrappolati nella rete. La stoffa dei costumi coloratissimi  riflette la Pop Art,   su cui è disegnato un fumetto – le cui parole raddoppiate rafforzano la probabilità del desiderio/sogno, – di un passato che magicamente possa ritornare:  “Edizione straordinaria, edizione straordinaria sono tornati gli anni ’90”.

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La Storia degli anni ’90 – ph. ©LML

Dopo questo flash back – che induce a riflettere sulla capacità di analisi, sulla consapevolezza dell’evoluzione socio-economica  e sulla  maturità mostrata dai ragazzi, tutti giovanissimi, che hanno raffigurato uno spaccato di vita degli anni ’90, peraltro in modo molto realistico, – un’altro carro The Crazy Carnival  allude alla teoria della femminista Donna Haraway e propone come significati quelli de Il manifesto cyborg. Il riferimento è legato alla nostra contemporaneità in cui il dualismo viene superato in quanto tutto è riconducibile all’unità. Tra echi ermeneutici e filosofici questo carro induce a profonde riflessioni. I nostri confini di esseri umani sono stati modificati dalla scienza e dalla tecnologia. La studiosa analizza nella sua teoria il superamento uomo/macchina. L’uomo è divenuto un Cyborg. Anche il genere unificato prende atto di questa trasformazione. Un tema legato alla “fantascienza” a cui forse si contrappone il desiderio di semplicità, autenticità, valori, propri delle comunità  di altri tempi.

DSC_7704Il manifesto Cyborg (particolare) – ph. ©LML

Un carro molto curato nei dettagli. Al centro una figura irreale, un volto con lineamenti androgini, che evoca un robot. Una maschera con una leggera vena cubista, che ha perso l’anima con gli occhi accecati dall’irrealtà dei suoi stessi sogni.  La nostra società ci sta  trasformando in esseri irriconoscibili.  Non abbiamo più sembianze umane, subordinati alla forza travolgente di ciò che sta limitando le nostre capacità intellettive e disgregando società. Un tema antropo-sociologico interessante che denota originalità e ricerca.

Un gruppo storico, tra i maestri carrascialai, è quello de ‘La Cionfra’. Un termine dialettale che esprime quella satira arguta, spiritosa propria del Carnevale. Il tema proposto ‘È arrivata la mamma di lu solisi focalizza sul ruolo dell’antropomorfismo proprio delle tradizioni popolari.  Il tema rappresentato dal carro esprime energia e positività, allude al desiderio di un cambiamento. Ovvero, se la situazione politica locale non cambia, si provvede a far un bel falò del palazzo comunale e di tutti i suoi inquilini. Dalla tradizione popolare si evoca la leggenda  “la mamma di lu soli”, raccontata ai  bambini quando la vita sociale si svolgeva “in carrera” – ovvero nelle strade – e  nelle piazze. Da piccoli c’era la consuetudine del riposo pomeridiano, specialmente durante l’estate. E per evitare che i bambini giocassero per strada, con urla e schiamazzi, si intimava loro il divieto di uscire. Infatti si raccontava che per le strade si aggirava la terribile mamma del Sole che avrebbe bruciato o rapito tutti i bambini che incontrava per la via. In questo carro è concettualizzata la finalità del Carnevale quando alla fine della sei giorni, tutto il malessere cittadino viene attribuito al Re del Carnevale e, non prima di esser processato, verrà mandato al rogo. La mamma di lu soli interverrà bruciando tutto, per ricominciare un nuovo periodo più felice,  mentre  a Re Giorgio  si attribuiscono tutte le colpe diventando capro espiatorio dell’intera comunità. Il fuoco è quell’elemento che permette alla comunità di salvarsi, di riprendere la vita nella sua quotidianità e  prepararsi per la prossima festa.

DSC_7561È arrivata la mamma di lu soli – Ph. ©LML

Il carro è scenograficamente molto bello. Assistiamo ad una visione frontale che invade i nostri sensi, in particolare la vista, per una gradazione cromatica vivace. Nella palette dall’arancio al giallo si vedono altre sfumature che danno leggerezza e corposità alle pieghe del vestito. Con la raffigurazione dei raggi solari prevale l’asse verticale. Il linguaggio visivo esprime l’antropomorfizzazione del sole e di sua madre: una fantasia di personaggi inventati.  Si sente l’esigenza di sdoppiare il sole –  o forse suo fratello? – quasi per rafforzarne l’intensità dei refoli di vento caldo che provocheranno la fine di un disordine non più tollerato.

DSC_7596È arrivata la mamma di lu soli – Ph. ©LML

Il gruppo I Vampiri, ha preferito vagar per mare con il tema “I pirati del governatore” e hanno realizzato un  carro che allude alla speranza, alla voglia di superare le vicissitudini di una vita politica regionale alla deriva. E così con il neo eletto governatore della Sardegna, al centro di un veliero molto colorato, forse ci si illude di raggiungere il tanto sospirato Eden in cui l’amore trionfa e “dove scorrono fiumi di latte e miele” o forse fiele?

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I pirati del governatore – ph.©LML

La caricatura del personaggio riflette un’estetica buonista? Chi governa sembrerebbe un uomo affascinante, con un sorriso che ammalia. Vedremo se i nostri pirati arriveranno alla loro meta. Il gruppo aveva come protagonisti tantissimi bambini che hanno eseguito le coreografie in modo eccellente, ben preparati. Anche i costumi erano molto curati nei dettagli e molto belli.

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I pirati del governatore – ph.©LML

Spesso i temi dei carri rimandano a personaggi della politica locale o nazionale. Oppure, rivisitano situazioni di vario carattere legate alla contemporaneità. Tra questi si è distinto il carro del Gruppo Folk Città di Tempio con il tema Missione Monna Lisa. Il riferimento culturale  potrebbe prender spunto dall’anniversario della morte del grande Leonardo. Per i 500 anni dalla sua  scomparsa in tutta Italia si allestiscono mostre, si organizzano eventi e simposi per celebrare le sue scoperte, i suoi disegni, le sue opere pittoriche, la sua infinita creatività.   Così  sulla scia di questi eventi si desidera recarsi in Francia per riprendere il celebre dipinto – che lo stesso Leonardo aveva venduto a Francesco I insieme ad altre sue opere. – Sul carro della spedizione abbiamo un bel busto di Leonardo Da Vinci con elementi di alcuni suoi progetti:  una ruota, un prototipo di ala   e  in primo piano il quadro in cui è ritratta Monna Lisa che per l’occasione ha perso quel mistero che avvolge il suo viso,  sguardo fisso, nessun accenno al sorriso enigmatico, un’atteggiamento di sfida, mentre Leonardo esprime visivamente la sua grande preoccupazione. Una missione irrealizzabile ma una bella idea, concepita con arte: dalla meticolosità con cui è stato realizzato il carro all’abilità sartoriale nel confezionare costumi rinascimentali.

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Missione Monna Lisa – Courtesy ph. Carnevale di Tempio 

Anche l’Amore è stato protagonista del Carnevale con un carro che inneggiava all’amore universale, presenti i simboli delle più importanti religioni del mondo. Un carro  molto articolato dal titolo The Gospel Voice organizzato dal New Group. Le protagoniste raffigurate, donne di diverse religioni, cantano Gospel con Aretha Franklin contro la violenza sulle donne. Carnevale quindi può essere un momento di riflessione e di sensibilizzazione su temi che disorientano, sfuggono a logiche incomprensibili, come il femminicidio. Ecco l’urgenza di proporre un tema legato all’amore, che implica il rispetto totale nonché la libertà. L’Amore non è possessione, nè violenza, ma condivisione, confronto, dialogo, apertura. Nel retro del carro è disposta una scalinata con tante scarpe rosse. Pur essendo piccola, suggestiona, scalfigge sensibilità.  Una presenza/assenza che fa vacillare e cadere, per un contraccolpo di dolore. Intenso. Un intimare che l’amore non è uno scherzo ma un dono datoci dalla divinità che va tutelato sempre, per riflesso di quella scintilla di sacralità che è insita in noi.

DSC_7410The Gospel Voice – ph. ©LML

L’Amore unisce, si lega al concetto di uguaglianza, non contempla differenze. Davanti a Dio siamo tutti uguali.

Sono legata ad una frase del Talmud che esprime l’importanza che ognuno di noi ha per il prossimo: “Chiunque salvi una singola vita, è come se avesse salvato il mondo intero; chiunque distrugga una singola vita, è come se avesse distrutto il mondo intero”. Il femminicidio è un uccisione di massa. Bisogna arginarlo con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione. Un bel tema, è lodevole che questo coro gospel lo abbia evidenziato. Un ricordo per i tanti angeli andati via da questa terra troppo, troppo presto.

DSC_7415DSC_7412DSC_7421The Gospel Voice – ph. ©LML

Ogni anno partecipano nuovi gruppi con idee sempre più originali e ben elaborate.  Organizzare un Carnevale è un’arte che, oltre alla vena creativa, si deve avvalere di tanta esperienza.

Per motivi di spazio non posso scrivere di tutti i gruppi  ma voglio menzionarli, perché tutti hanno permesso che questa edizione sia stata veramente FANTASTICA. Desidero sottolineare che senza l’impegno, il sacrificio, le idee creative si sarebbe fatto ben  poco. Inoltre, voglio pensare che anche dal cielo sia stato dato qualche valido aiuto, con la “presenza” di tanti carrascialai che il Carnevale lo custodivano nella loro anima.

Ecco i nomi di altri gruppi partecipanti con il tema proposto: La Tribù:  Due galli in un pollaio;  La Vecchia Guardia : I giullari;   Compagnia di San Giuseppe:  Gli egiziani: la maledizione di Tutankamon;   La gioventù del Carnevale; Per il viaggio;   I fantastici 5Gruppo last minute; Li scasciati :Mamma Disney Li ciuanotti; Quattro mori; Pijamas’ world; Gli anomalia. Carri ospiti di altri comuni galluresi: Comitato carrasciali trinitaiesu; B-team Badesi : Eternal Playboy; Comitato di Vignola:  transformer la vendetta del caduto; Carnival passion : temenos l’inconscio.

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©ph. LML

I costumi realizzati con cura e  attenzione ai dettagli rappresentano una ricostruzione storica non opinabile, né superficiale ma riflettono autenticità e realismo. Un altro elemento da considerare è l’abilità dei figuranti, grandi e piccini, nel cimentarsi in coreografie a volte  complesse. Un risultato che richiede impegno ed esercizio. È lodevole la creatività applicata sul significato, sulla satira che si vuole comunicare, sul disegno del carro, sui costumi, sulle performance.

Nel complesso è stato un carnevale che ricorderemo, ma, vorrei esprimere un desiderio nella speranza che venga raccolto e trasformato in una “stella”: un Carnevale che sia un momento di distensione e riavvicinamento per tutti gli abitanti della Gallura. Un po’ come accade nella provincia di Nuoro. La concertazione aiuta a raggiungere risultati inaspettati. Impariamo a rispettarci e a collaborare. Così finalmente potremo parlare di Provincia Gallura e realizzare tutto ciò che resta solo parola.

©️Lycia Mele Ligios

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