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Cronaca Gallura

Azienda Bigi & Bigi srl contesta accuse della Asl di Olbia sulle “cozze alla diossina”

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Riportiamo di seguito la lettera integrale che l’Azienda Bigi & Bigi srl ha inviato alla redazione sulla questione delle “cozze alla diossina”:
“Interveniamo oggi, a distanza di oltre 4 mesi dal fatto, avendolo sinora evitato per non generare polemiche, ma non possiamo più sentire e sopportare inesattezze, errori grossolani e allarmi ingiustificati sulla presunta “scoperta” di traffici illeciti che indirettamente ci hanno riguardato .
Affermiamo subito che ad Olbia e alla nostra azienda non sono mai arrivate “cozze alla diossina”, lo hanno stabilito le analisi effettuate sui campioni prelevati il 2 e 3 maggio 2012 dagli Istituti Zooprofilattici di Taranto e Sassari.

Vero è invece che, senza esserne stati preventivamente informati, ci è stata inviata “in deroga” una partita di novellame di cozze proveniente da una area preclusa alla raccolta.

La Bigi & Bigi srl il 28 aprile 2012 ordinava a Taranto una partita di novellame di cozze da destinare al proprio allevamento.
Precisiamo “novellame”, dunque prodotto non destinato alla vendita, essendo di taglia inferiore ai 5 cm.
La merce veniva caricata e spedita il 1° maggio 2012, partenza da Taranto ore 9,00 a mezzo autocarro frigo, consegnata ad Olbia alle ore 7,00 del 2 maggio 2012.

La verifica documentale da noi effettuata all’arrivo dava esito positivo; l’indicazione nel certificato di accompagnamento della merce quale area di provenienza era “Taranto – sud Tarantola mar Grande”, area regolarmente aperta alla raccolta di molluschi, senza alcun vincolo sanitario.

Si provvedeva pertanto allo scarico, immettendo il prodotto in mare (non nello stabulario, che è una struttura a terra per la sola depurazione), in uno dei filari galleggianti siti nel Golfo di Olbia a Cala Saccaia, ultimando le operazioni alle ore 11.

Intorno alle ore 14,  fummo contattati dal Servizio Veterinario della ASL di Olbia e dalla Guardia di Finanza. Ci informarono di aver ricevuto una comunicazione dalla ASL di Taranto che a seguito “di richiesta di idonea deroga all’Ordinanza di blocco del prelievo” autorizzava la spedizione dalla Zona di produzione “Mar Piccolo I° seno” di una partita di novellame di cozze in
“vincolo sanitario”, “in attesa degli esiti delle analisi dei campioni prelevati al momento del carico”, precisando inoltre che “gli esiti di tali analisi verranno tempestivamente comunicati”.

Il vincolo sanitario è una procedura abituale che serve a monitorare le partite di prodotti alimentari sui quali vi è un sospetto di non conformità e che comunque consente la movimentazione tra aree diverse di partite di prodotti non destinate direttamente al consumo umano.
La Bigi & Bigi srl era peraltro ignara della presenza di tale vincolo sanitario, di tale fatto vennero pertanto immediatamente informate le Autorità intervenute.
Non risponde pertanto a quanto accaduto quanto riportato dagli organi di stampa a seguito di un comunicato della ASL di Olbia, secondo cui “durante i controlli di monitoraggio, il 2 maggio, i veterinari avevano verificato qualche irregolarità nelle cozze provenienti dal golfo di Taranto”.
La ASL di Olbia ed il NAS non hanno fatto alcuna “scoperta”, sono stati semplicemente informati, seppur tardivamente, dalla ASL di Taranto. La comunicazione infatti avrebbe dovuto precedere l’arrivo della merce.

Il 4 maggio venivano adempiti i dovuti passi burocratici: Ordinanza del Sindaco di blocco della partita e sospensione della raccolta nell’area di immissione, nomina del custode giudiziale della stessa, prelievo di campioni per le analisi inviate all’Istituto Zooprofilattico di Sassari.

Tutte le analisi sui campioni prelevati hanno dato esito favorevole: il prodotto è risultato pienamente conforme ai parametri batteriologici e chimici stabiliti dalle norme; quindi stabilendo una assoluta assenza di pericolo sanitario.
La ASL di Taranto infatti il 22 maggio 2012 provvede a inoltrare copia delle analisi svolte, conseguentemente sarebbe dovuto essere rimosso il “vincolo sanitario”.

Ma le Autorità sanitarie della Sardegna, ancorché informate di ciò, decidevano che comunque la partita dovesse essere respinta e rimandata a Taranto.
La Bigi & Bigi srl viceversa, per evitare qualsiasi ritardo, problema e/o dubbio, propose da subito di procedere al recupero della partita contestata ed all’avvio a distruzione in discarica, ricevendo una risposta secca: la merce non è più vostra, è stata sequestrata, è il mittente che deve venirsela a prendere.
Venne infatti emessa un’Ordinanza, intimando al mittente di riprendersi la partita di novellame di cozze. Questi peraltro, ancorchè sollecitato anche da noi, non ha mai provveduto, perché non in grado – a suo dire – di sostenere i relativi costi di prelievo e trasporto.

Alla Bigi & Bigi srl comunque, dal 3 di maggio, non venne più comunicato nulla.

Precisiamo che il novellame di cozze, immesso in mare ai primi di maggio cresce e, ove non venga prelevato per una ulteriore lavorazione, tende inevitabilmente a sgrappolarsi, cioè a staccarsi dal nucleo originario ed andare a fondo, un po’ come avviene per la frutta quando è matura.
Successivamente durante il periodo più caldo, sommerso dalle impurità ed a causa dell’aumento di temperatura, non riesce a sopravvivere da maggio a settembre.
Lasciamo all’immaginazione del lettore concludere cosa può essere accaduto dal 2 maggio al 20 settembre, data quest’ultima dell’unico sopralluogo di controllo effettuato dall’Autorità Sanitaria.

E’ stata infatti verificata la teorica presenza di “solo” una tonnellata delle 13 immesse, peraltro – come facilmente verificabile anche oggi – ciò che è rimasto è una serie di pergolati di cozze morte, null’altro.
La nostra esperienza ci porta a concludere che la maggior parte del prodotto sia andato perso per sgrappolamento e/o moria, non escludendo peraltro che possa anche esserci stato il furto – durante i mesi di luglio e agosto – di parte dello stesso da parte dei soliti “noti”, ma sicuramente non nelle ultime settimane, data la riscontrata moria.

Dunque a nostro parere è stato assolutamente eccessivo porre in atto un “allerta sanitario” , anche perché comunque era stata dimostrata la salubrità del prodotto.
Peraltro, come più volte segnalato all’Autorità Giudiziaria, il furto e la commercializzazione illecita delle nostre produzioni è cosa frequentissima, essendo per noi impossibile vigilare o porre guardiani, perché costerebbe cifre astronomiche dati l’ubicazione e gli oltre 20 ettari di estensione degli allevamenti.

Vorremo dunque chiedere a chi ha promosso questo pandemonio:

· di quale pericolo sanitario stiamo parlando?
· perchè non si è preso atto delle analisi e rimosso il vincolo sanitario?
· perché , se si riteneva vi fosse un pericolo sanitario, non sono stati fatti controlli durante questi 4 mesi?
· vista l’inerzia del fornitore di Taranto, perché aspettare tanto per l’eventuale rimozione?

Non sarebbe stato meglio, come da noi proposto, avviare subito a distruzione la partita? (che peraltro sottolineiamo ancora, è risultata pienamente conforme ai parametri sanitari).

Presumiamo invece che, più che alla reale risoluzione dell’eventuale pericolo sanitario, si sia pensato solo a procurare un inutile allarme per porre in evidenza “la piena efficienza nei controlli” che sicuramente avvengono, ma in questo caso hanno semmai evidenziato la pessima conoscenza tecnica del settore della molluschicoltura, dal momento che qualcuno ha pensato
di trovare integra una partita di novellame di cozze dopo i 4 mesi caldi.

In tutto ciò vi è un solo danneggiato, la Bigi & Bigi srl: ha pagato il trasporto, ha sostenuto il costo di scarico, si è vista bloccare una area di produzione, subisce oggi un grave danno di immagine ed ora – come custode – deve pure dare conto della “mancanza di 12 tonnellate di cozze”, come se queste fossero state poste in scatole di cartone sullo scaffale di casa e non in mare, in un’area non sorvegliata e assoggettata a tutti i pericoli ambientali del periodo (caldo, vento, parassiti, ecc.).

Ci auguriamo che si proceda all’immediata archiviazione della problematica, facendo tesoro dell’esperienza ed evitando in futuro analoghi errori e ritardi.

Da parte nostra abbiamo dato mandato ai nostri legali, oltre che di tutelare il nostro trasparente e corretto operato, di procedere se ricorre il caso anche ad una richiesta danni contro i responsabili di tale increscioso episodio.”

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