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Cronaca Olbia

Appalti e tangenti, c’è anche Olbia: l’inchiesta si allarga in Gallura

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Olbia, 20 maggio 2019 – L’inchiesta che sta facendo tremare la Lombardia per un presunto “giro” di tangenti, appalti e finanziamenti a campagne elettorali, sfiora anche la Sardegna e tocca, in particolare, anche Olbia.

Nell’ordinanza di custodia cautelare lunga 720 pagine emessa dal gip della Procura di Milano, Raffella Mascarino, compare il nome di un importante esponente della maggioranza che sostiene il sindaco Settimo Nizzi: si tratta di A.A., esponente di Forza Italia e consigliere comunale.

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A.A. non è indagato: il suo nome, nell’ordinanza cautelare del 29 aprile 2019, compare una sola volta in riferimento a una intercettazione telefonica del 31 gennaio 2018 compiuta mentre gli intercettati si trovavano in un locale lombardo considerato dagli inquirenti come il preferito dal presunto sodalizio.

L’esponente di Forza Italia comparirebbe inoltre, come riporta l’Ansa, in una informativa dei Carabinieri di Monza, che ora sarebbe agli atti: secondo i Carabinieri, il giovane forzista si sarebbe interessato “per fare ottenere uno slittamento della data di scadenza” di un bando indetto dal Settore idrico del Comune di Olbia a cui sarebbero stati a loro volta interessati l’imprenditore Daniele D’Alfonso (amministratore unico della Ecol Service Srl, che ha una sede operativa a Olbia) e Luigi Patimo (ingegnere di Acciona Agua), entrambi arrestati nel corso dell’operazione dello scorso 7 maggio e coinvolti in questa inchiesta della DDA lombarda.

Tale presunto tentativo, sempre che si sia mai verificato, non è mai andato in porto: il bando non subì proroghe di sorta e proseguì la sua strada chiudendosi il 5 febbraio e aggiudicando i lavori a un’azienda sarda. 

Sempre secondo l’informativa dei Carabinieri riportata dall’Ansa, A.A. sarebbe amico di Pietro Tatarella, vice coordinatore azzurro lombardo candidato alle Europee, anch’egli coinvolto nell’inchiesta.

Il giovane consigliere, considerato da tutti una persona integerrima e onesta, da sempre è nelle fila di Forza Italia ed è stato anche, tra gli altri, assistente di Romano Comincioli.

Alla Nuova Sardegna, il giovane ha dichiarato di voler leggere le carte prima di fare qualsiasi dichiarazione. Mentre il sindaco Nizzi, sempre alla Nuova, ha ribadito fiducia nei suoi confronti.

In ogni caso, per la maggioranza olbiese – e per la politica in generale – si tratta di un colpo molto duro da reggere: è l’inchiesta nel suo complesso, infatti, a gettare lunghe ombre fosche sul territorio sardo, oltre che su quello lombardo.

La parola “Sardegna” compare 25 volte all’interno dell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano.

L’Isola viene nominata, in particolare, in relazione a un presunto affare – il noleggio di 30 macchine a un prezzo che sarebbe stato maggiorato – raccontato, si legge nelle carte, dall’indagato D’Alfonso a un suo amico residente a Olbia.

Circostanza, questa, considerata importante dagli inquirenti della Procura di Milano perché spiegherebbe il modus operandi del presunto sodalizio.

La Sardegna, sempre dalla lettura dell’ordinanza, sarebbe anche teatro di numerosi viaggi e incontri. L’Isola non sembrerebbe affatto “protagonista” in prima persona, bensì uno scenario in cui il presunto sodalizio si sarebbe mosso.

Ovviamente, allo stato attuale si tratta esclusivamente di ipotesi di reato: sarà l’eventuale procedimento giudiziario a stabilire, se ve ne sono, eventuali responsabilità di tipo penale e a stabilire se e quanto è coinvolta l’Isola.

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