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Don Gianni Sini, esorcista con la certezza che la fede vince il maligno

Nella basilica minore di San Simplicio di Olbia il noto esorcista ha presentato l’ultimo libro scritto insieme a Pasquale Demurtas

PH MARCO AGOSTINO AMUCANO
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“Con la certezza che la fede vince il maligno. Cristo lo ha garantito”. Firmato: don Gianni.

Una dedica che diventa la sintesi di tutta la serata, quella apposta da don Gianni Sini sul frontespizio del libro da lui scritto e che ho acquistato diverso tempo fa in una ben fornita libreria di Olbia. È il sesto di una serie di libri sul tema, tutti pubblicati dalla SugarCo Edizioni di Milano, andati presto esauriti, e che hanno reso don Gianni Sini – da decenni esorcista per incarico del vescovo della Diocesi di Tempio Ampurias, nonché parroco a La Salette di Olbia – un personaggio ormai noto e ricercato in tutta Italia. Titolo e sottotitolo del volume: “In viaggio con l’esorcista. Le armi contro il Maligno”, anno di pubblicazione 2017, precisamente nel mese di giugno. Coautore del volume, oltre al citato don Gianni, è il giovane e dinamico Pasquale Demurtas, un laico laureato in Scienze Politiche ed iscritto al corso di laurea in Scienze Religiose, già assessore alla cultura e pubblica istruzione del comune di Ploaghe (SS).

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Giovedì 23 agosto, alle ore 20,30, presso la basilica minore di San Simplicio, gli autori hanno preso lo spunto della nuova presentazione del volume per svolgere quella che è stata in buona sostanza un’autentica lezione sull’argomento. Seduti al tavolino posto antistante al presbiterio c’erano i due autori e don Giovanni Debidda, storico parroco di San Simplicio, che ha introdotto l’incontro con un pubblico non particolarmente folto, ma molto partecipe ed interessato, come accade sempre nelle circostanze in cui l’esperto parla di tentazioni, vessazioni, ossessioni e possessioni diaboliche.

“Questo libro, scritto a quattro mani, riporta casi tutti sardi, a differenza dei libri precedenti” ha detto don Gianni, Lacoste nera, capelli grigi e grande comunicatore, “e la Chiesa sarda si è occupata con grande attenzione del problema, come risulta dagli atti ufficiali del Concilio plenario sardo dell’anno 2000”. Sardegna terra magica? Non solo questa. “In tutto il territorio nazionale sono circa dodici milioni le persone che si rivolgono annualmente a maghi e fattucchieri, e ci vanno soprattutto medici, avvocati, professionisti di ogni genere e capitani di azienda. Dunque gente che ha possibilità economiche e munita di titolo di studio, e non invece sottosviluppati dal punto di vista culturale, come taluni sostengono senza ben conoscere i fatti”. Già, e magari sono proprio costoro i primi a parlare di “caccia alle streghe” e di “medioevo” se un papa, un vescovo, e giù fino al semplice laico credente, si azzardano a difendere -cito solo un esempio di diretta esperienza – un San Benedetto da Norcia come colui che ha posto le basi, anche culturali, per fare risorgere l’Europa dalle sue ceneri. Dove sta dunque il “medioevo” se non in costoro che scambiano la pregiudiziale ignoranza storica con la vantata “modernità”?

La possessione diabolica, nei suoi aspetti spettacolari e terrificanti, propagandati con realistici effetti speciali da film di grande successo come il famosissimo “L’esorcista”, basato su un caso realmente esistito, è sempre ciò che attira ed incuriosisce di più quando si parla del Tentatore. Nemmeno stavolta si è fatta eccezione. Don Gianni tuttavia ha precisato che “solo il due per cento dei casi che vengono trattati dagli esorcisti sono possessioni. Queste avvengono solo se il Signore le permette, e poi non si arriva alla possessione in un solo momento. Ci sono tanti gesti ed azioni negative che portano progressivamente ed inesorabilmente alla possessione, da cui poi è difficile uscirne. Io posso dire di una mia esperienza dove ci sono voluti ben sette anni di preghiere esorcistiche, ripetute settimanalmente, per ottenere la liberazione. Tuttavia, se è assente il cambiamento interiore della persona, che avviene solo con una seria, costante e decisa volontà di conversione e preghiera, non può esserci in nessun modo la liberazione”.  Anche famosi santi sono stati vessati e posseduti. Per quanto possa sembrare sbalorditivo al profano, personaggi come Sant’Antonio abate, San Giuseppe da Copertino, il Curato d’Ars, Santa Gemma Galgani e lo stesso Padre Pio, il santo di Pietrelcina, hanno subito vessazioni fisiche e morali, visioni e tentazioni oscene. “Dio permette ciò come prova per la loro stessa santificazione” ha spiegato don Gianni alla precisa domanda postagli.

Ma come si diagnostica una possessione e la si distingue da una semplice forma di grave patologia mentale, compito dello specialista psichiatra? “Secondo una prassi consolidata del rito, vanno tenute in conto diverse manifestazioni che si riscontrano durante il rito esorcistico. Le più importanti sono il parlare lingue sconosciute o antiche, il rivelare cose altrimenti ignote o lontane, il manifestare una forza enorme, sproporzionata per l’età, il sesso e la costituzione del posseduto, ma soprattutto la forte avversione a Dio e alla Chiesa, ai santi, ai sacramenti come ai segni sacramentali, quali l’acqua benedetta e le reliquie di santi”. A questo punto, nel perfetto silenzio della platea, don Gianni ha estratto a sorpresa da una borsa due dei suoi “ferri del mestiere”: una boccetta contenente profumatissimo olio di nardo di Terrasanta, ovviamente benedetto, ed una piccola teca metallica circolare con al suo interno una reliquia di Padre Pio, e l’ha sollevata per mostrarla a tutti i presenti. “Il maligno non tollera tutto ciò che ci mette in contatto col sacro e quindi col divino. Basta che io durante l’esorcismo poggi questa reliquia sul petto o sulla testa di un posseduto, che questo si calma subito”. Fra i presenti in chiesa molti hanno notato come in questo preciso istante una coppia si sia alzata di sobbalzo, spostandosi verso l’uscita ed andando infine a sedersi in fondo, negli ultimi banchi.

Tra le varie azioni straordinarie del Pervertitore, tanto subdole quanto facilmente confondibili, ci sono le ossessioni diaboliche. “Possono essere così definiti anche quei pensieri appunto ossessivi, costanti, indotti dal maligno, che occupano continuamente la testa della povera vittima, spesso istigandola e portandola al suicidio”. Uno dei presenti domanda se i suicidi di molti giovani, anche nella nostra realtà olbiese, possano essere collegabili con questo problema. Don Gianni resta prudente. “So di un paese della Gallura dove una catena di suicidi può essere sicuramente ascritto alla presenza di sette sataniche, di cui questi giovani facevano parte”. Spiritismo, cartomanzia (“una delle forme più perverse per arrivare al maligno”), rivolgersi a maghi/e e fattucchieri/e: tutte azioni ad alto rischio, pericolosissime, che aprono le porte all’azione di colui che –come dice San Pietro apostolo- va in giro fra gli uomini come un leone ruggente. Si rischia di impantanarsi in pericolose forme di dipendenza, che dissanguano spiritualmente ed economicamente, e ciò spessissimo per ignoranza delle conseguenze. In Sardegna sono molto frequenti le richieste di maleficio, fatte per ottenere soldi, potere, successo e per spezzare o creare forzatamente legami amorosi. “Tutto ciò è in abominio al Signore, come precisa il Deuteronomio nella Bibbia, ed è un gravissimo peccato, in quanto violazione del primo e più importante dei comandamenti” ha gravemente avvertito il prete esorcista.

Chiesa campestre di san Lorenzo a Tempio Pausania. Foto Adriana Alias

Apprendiamo così che tra i ragazzi galluresi è molto frequente il ricorso all’evocazione dei morti (spiritismo), e numerose sono le sette sataniche, responsabili di furti di ostie nelle chiese, un fenomeno piuttosto diffuso ad Olbia. “Ogni ostia rubata viene pagata anche più di 500 euro, e non viene certo usata per farci l’adorazione eucaristica in casa”. Anche nell’incendio appiccato qualche anno fa alla chiesetta di San Lorenzo di Tempio Pausania c’era la firma, che don Gianni immediatamente riconobbe, di “una setta satanica, che poi ho saputo essere composta da giovani di età varia provenienti da Olbia, Aggius, Tempio, Calangianus. Purtroppo per una serie di circostanze non ho potuto fare denuncia, pur essendo risalito ai colpevoli”. “Quella del satanista è una scelta di vita liberamente consapevole, dove si opta per adorare satana, semplice creatura, al posto di Dio creatore, il quale viene abiurato e rinnegato, e nei confronti dei cui simboli, in primis le ostie consacrate, vengono perpetrate azioni di sfregio ed offesa. Ogni rito satanico finisce poi sempre con un’orgia fra i partecipanti”.

Tra i luoghi all’aperto prediletti per riti e messe sataniche ci sono i siti archeologici, particolarmente qui ad Olbia, utilizzati –come abbiamo avuto modo di constatare noi stessi più volte – anche per svolgere operazioni di evocazioni, consacrazioni e/o magia spicciola da parte di praticanti di strani culti in odore di nuove religioni “energetiche” della New Age e fattucchieri/e. Uno dei monumenti preferiti per tali scopi è il pozzo sacro nuragico di Sa Testa, insieme alla tomba di giganti de Su Monte ‘e S’Abi. “Cercano di controllare le forze della natura a loro piacimento per danneggiare gli altri. Anche chi commissiona soltanto il maleficio ad un mago ha già fatto la sua precisa scelta di vita, rivolgendosi al Maligno. O si sta da una parte o dall’altra, non si può tenere un piede in due staffe”. Qui l’esorcista è categorico come deve essere la Fede di ogni vero cattolico.

Quello di Anneliese Michel, giovane donna tedesca (1952-1976), è stato uno dei più noti e clamorosi casi di possessione diabolica. Alla sua vicenda si sono ispirate opere letterarie e cinematografiche, tra cui The Exorcism of Emily Rose e Requiem.

È la volta di Pasquale Demurtas. “Chiesi a Don Gianni se potevo assistere al suo ministero, e lui ha accettato. Ho constatato la sofferenza di queste persone, che è l’aspetto più importante, non quello spettacolare a cui puntano i mass media per catturare audience. In queste prove cui ho assistito, non senza iniziale sgomento, ho tuttavia toccato con mano come Dio è sempre presente e non abbandona mai le persone che subiscono queste prove”. Si parla ancora della Sardegna dove, secondo Demurtas “…il peccato capitale dell’invidia è il grosso problema. Il ricorso a maghi e malialze avviene spesso perché si vuole sminuire e ridurre l’altro con azioni magiche distruttive. In molti paesi –l’ho scritto in un mio precedente libro – esiste una vera e propria super-religione pagana, preferendosi la fattucchiera al sacerdote per risolvere ogni tipo di problema”.

Tante le domande, e per un’ora don Gianni Sini risponde pazientemente ed esaustivamente a tutte. Tra il pubblico anche scettici o non credenti che hanno ascoltato per necessità o curiosità. “Andresti con don Gianni Sini ad assistere ad un esorcismo con posseduti che levitano fino al soffitto o per udire una bimba di soli nove anni che con voce maschile recita versi in rima nel greco antico di Aristotele?” chiedo ad un non credente una volta usciti fuori dalla chiesa. “Per carità, mai e poi mai, assolutamente no!” è la sua risposta. Non vedere per non credere.

©Marco Agostino Amucano

25 agosto 2018

 

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