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Editoriali

Alluvione Olbia: 6 anni dopo

Bacchus 1085

Olbia, 18 novembre 2019 – Sono passati 6 anni da quel terribile 18/11/13: il giorno in cui la Città di Olbia si è trovata sommersa dall’acqua e dal lutto.

A 6 anni di distanza, vorremmo poter scrivere che Olbia è cambiata, che è sicura, che non si teme più per la propria vita e per quella dei propri cari.

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Vorremmo poter scrivere che la politica e la burocrazia hanno lavorato bene, che i cantieri per il piano anti rischio idrogeologico sono aperti e quasi conclusi, che la strada di Monte Pino non è più una voragine che ci ricorda ben tre vittime.

Vorremmo poter scrivere che vi è un monumento che ricorda i nostri morti, che tutto quello che si poteva fare è stato fatto, che non ci sono più silenzi e litigi su questo tema.

E invece, tutto questo non possiamo scriverlo.

A 6 anni da quel terribile giorno in cui sono morte, solo in città, 6 persone, non possiamo scrivere che Olbia è una città sicura.

A ogni pioggia, a ogni nuvola scura, a ogni allerta tutte le persone che hanno vissuto quell’incubo tremano di terrore.

Il piano anti alluvione non c’è: o, per meglio dire, c’è il Piano Mancini riveduto e corretto, ma c’è anche l’alternativo Piano Venturini fortemente voluto dall’amministrazione Nizzi.

A 6 anni dall’alluvione non sappiamo quale piano verrà applicato e quando inizieranno i lavori.

I pochi lavori eseguiti in questi anni sono stati fatti grazie al Lotto 1 del Piano Mancini, finanziato grazie al progetto quadro “Italia Sicura”: fondi che, in teoria, dovrebbero essere spesi entro il 2021. Vedasi, a tal proposito, l’abbattimento della rampa del Nespoli.

Non c’è, a oggi, il commissario straordinario per il rischio idrogeologico. L’ultimo è stato Paolo Maninchedda, ex assessore ai Lavori Pubblici della passata amministrazione Pigliaru. Quella Solinas ancora non ha deciso chi mettere al suo posto: e il tempo passa.

Monte Pino è ancora una ferita aperta: metaforicamente e letteralmente. I lavori sono iniziati e poi sono miseramente naufragati: il cantiere è ancora fermo, immobile come la montagna.

Il Piano di Protezione Civile è stato correttamente aggiornato e funziona bene: lo abbiamo vissuto in prima persona nel 2015, durante la seconda alluvione. Distruzione sì, ma niente morti.

A Olbia si è lavorato sulla pulizia dei fiumi con un appalto che permette le pulizie costanti nei periodi consentiti dalla legge.

Nella zona del sottopasso di via Amba Alagi è aperto il cantiere per la rete di smaltimento delle acque bianche: migliorie necessarie, fondamentali, basiche.

In Zona Baratta, nella lottizzazione Sa Fossa, è stata installata una mega idrovora che butterà nel Seligheddu tutta l’acqua che dovesse accumularsi nel quartiere in caso di pioggia abbondante: nel 2015, nella seconda alluvione, avrebbe aiutato tanto.

Il Comune ha recentemente avviato un bando per aggiornare lo studio di assetto idrogeologico dell’intero territorio comunale in base alle nuove normative.

Tutto ciò che è stato fatto fino a oggi, ancorché utile, non è abbastanza: non salva Olbia dalle alluvioni, non cancella la paura, non lenisce nemmeno di un briciolo il dolore patito.

Tutto sommato, siamo ancora come nel 2013: indifesi di fronte alla potenza della natura.

E il tempo passa.

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