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S’ìsula de su lèpere- Poesia in Limba

“S’ìsula de su lèpere”, l’Isola della Lepre, situata  nell’ansa sud del golfo di Olbia,  è un luogo di rara bellezza, ma deturpato dai rifiuti sparsi in tutto il sito e dalle macerie di costruzioni fatiscenti. Un’immagine gravemente danneggiata, si direbbe oggi, dalle frequentazioni peccaminose avvenute nel secolo scorso, di cui “sos mannos“ conservano ancora il ricordo e narrano del forte divieto imposto dai loro genitori di avvicinarsi “all’ isola del peccato”. Forse questo antico retaggio spiega perché un’isola così bella, per di più facilmente accessibile perché collegata alla terraferma da un istmo, sia caduta nell’oblio.  Per diversi decenni, nonostante sia vicinissima al centro città,  è stata ignorata dalla maggior parte degli abitanti olbiesi.

L’isola della lepre, situata nell’ansa sud del golfo di Olbia.

Un grande linguista, filologo, storico e scrittore sardo, sostiene una tesi che ci fa immaginare scenari omerici nel nostro territorio. La lettura del suo ultimo libro e le frequenti visite al sito in quest’ultimo periodo, hanno ispirato questi versi.

S’ìsula de su lèpere
Suspiros de un’ìsul’in leada
intendent criaduras innotzentes,
si leant in su coro solte mala,
su muntonalzu nche dant a un’ala
mustrend’a totu cantu sunt balentes,
e como paret sa miraculada
boghend’ a pizu de un’Odisseo
chi galu semus “creo o non creo?”.

In libbru bellu de ment’abbista
b’at unu contu chi paret bijone,
in Terranoa fiat sa reina,
ammentos sunt andados  in chijina,
nos semus dimandende sa cajone
de sas faddinas chi meritant pista.

De Nausìcaa làgrimas sicas
pro adiosu nd’at leadu cicas.
Istrias forsis ant fatu fatuzu,
acultz’ a tie che gigantes tzegos
no amus annotadu su siddadu
de àlgia e de pecados  carralzadu.
Sa zente nde cogliat arrennegos,
si narant contos de amore ruzu.
Amus pregadu cussa bona Dea
pro non timire s’isula che frea.

Penèlope de terra, abba e sale,
as isetadu sa zent’ istimada
cun launeddas, poetes e cantores,
ispantos, aromàticos alores.
Terra male tratada, immentigada,
pesadu nd’as su ballu augùrale
retzende  fizos de sa ‘idda tua,
finidos tempos de su cua cua.

©Vanna Sanciu
Terranoa, 29/06/2017

 Traduzione

L’isola della lepre

Nella contrada si sentono dei sospiri provenire

da un’isola abbandonata,

li avvertono le creature innocenti,

si prendono a cuore la malasorte,

ammucchiano i rifiuti

mostrando di essere forti nell’animo.

Ora lei sembra miracolata:

si racconta dell’approdo di Odisseo

e noi siamo ancora increduli e stupiti.

 

In un bel libro, opera d’una mente arguta,

c’è un racconto che sembra un sogno,

ad Olbia c’era una regina,

ma tutto è caduto nell’oblio

e noi ci chiediamo il perché

degli errori che meriterebbero punizioni.

Le lacrime di  Nausicaa  per un addio doloroso

si sono asciugate nell’isola.

 

Forse le streghe hanno fatto delle magie,

noi passavamo vicino

e come dei giganti ciechi

non vedevamo il tesoro

occultato dai rifiuti e dai peccati.

Un tempo, la gente perbene provava sdegno,

si narrava di incontri peccaminosi nell’isola.

Abbiamo pregato una buona Dea

per non temere l’isola come uno spirito maligno.

 

Tu, Penelope di terra, acqua e sale,

hai aspettato il tuo amato popolo

innalzando il suono delle  zampogne,

declamando  i versi dei poeti e dei cantori,

inebriandoci di meraviglie e profumi aromatici.

Terra maltrattata, dimenticata,

hai festeggiato con un ballo propiziatore

il ritorno dei tuoi figli,

per sempre son finiti i tempi del nascondimento.

©Vanna Sanciu

 

Foto di Maurizio Casula Arca che ringraziamo per la gentile concessione.

 

 


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