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Olbia 1970, il Festival del Cinema straniero di Piero Livi. Personaggi e ricordi di S. Momo Mugano

Più vado avanti negli anni e più sento la voglia di tornare, anche se per qualche settimana, a Olbia. Quel viaggio, da quando la mia famiglia si è trasferita tutta a Civitavecchia, l’ho fatto forse più di cento volte a bordo delle navi della Tirrenia, dal mitico Langano alle navi più moderne  che la compagnia napoletana ha varato per rispondere dopo alle esigenze della diffusione, in Italia e all’estero del turismo sardo. Quel viaggio per mare l’ho fatto, a 15 anni, a guerra ormai conclusa, a bordo di un Mas della Marina Militare sul quale ero salito di nascosto con l’intento di raggiungere a Civitavecchia la famiglia di mia sorella Mariuccia che, con il marito Emanuele Modica, i suoi due figli Bartolomeo e Salvatore e mia sorella Masina, era tornati dallo sfollamento in Toscana. Quella “ fuga” da Olbia durò poco perché, qualche giorno dopo,  fui prelevato da mio fratello Enzo,  imbarcato in una delle navi della Tirrenia, e riportato a casa.

 Fu quello il mio primo viaggio Olbia- Civitavecchia-Olbia. Dopo di viaggi in mare ne ho contati tantissimi fino a quando, molti anni dopo, mi si offrì l’esperienza del viaggio in aereo: mezz’ora di volo, anziché otto ore di navigazione. Quel viaggio aereo nel 1970 mi fu offerto da Piero Livi  il quale, dopo la conclusione del Rassegna Internazionale di Olbia del Cinema Indipendente, aveva creato la Rassegna del Cinema Straniero e mi aveva chiamato perché mi occupassi dell’Ufficio Stampa.

   Con Piero avevo stretto amicizia da ragazzo quando lui, conquistato dalla sua prima  cinepresa Kodak  8mm,  si esercitava nel riprendere vari personaggi olbiesi. Se chiudo gli occhi lo rivedo intento a filmare  un giovane portuale che aveva l’abilità e l’incoscienza di tuffarsi dall’alto di una benna del Porto Benedetto Brin. Il cinema lo aveva presto incantato e posseduto fino a fondare il Cineclub di Olbia e fargli scoprire e frequentare il Concorso del Cinema Amatori di Montecatini dove, dopo una prima esperienza, gli venne assegnato il secondo premio per il film  “ Marco del mare” che fu impersonato da Matteo Macciocco che ha poi interpretato da protagonista alcuni suoi film fino al celebrato “ Pelle di Bandito”. “ Marco del mare” ha conquistato premi in molti festival internazionali a cominciare dal Fedic 1957 , poi a Carcassonne, Cannes, Katowice, Vancouver,Tokio, Tolone, Costa Brava e Berlino.

Trasferitosi a Roma con Piero non ci siamo mai persi di vista tanto più che la sua casa era sulla via  Nomentana, il quartiere nei pressi del Circolo di golf  Marco Simone di Laura Biagiotti con la quale avevo quasi contatti settimanali come cronista e organizzatore di manifestazioni golfistiche.

Nel circolo della stilista romana ci siamo incontrati un paio di volte per un aperitivo, in seguito ci siamo telefonati spesso specialmente quando gli ho fatto leggere il  mio soggetto cinematografico“ Non ho più paura della notte” di cui volle una copia della sceneggiatura interessato alla realizzazione del film che rimase un suo e un mio sogno.

Il giovane Enrico Montesano intrattiene il pubblico del Festival del Cinema Straniero nella piazzetta di Porto Cervo

 Ma sto divagando e voglio tornare al viaggio fatto ad Olbia per il Festival del Cinema Straniero che, quell’anno, era dedicato all’Ungheria. Furono sei giorni intensi con la proiezioni al Cinema Astra, gli incontri con la stampa, le mattutine e fantastiche visite alla spiagge della Costa Smeralda e le serate, dopo le proiezioni olbiesi, trascorse nella piazzetta antistante all’Hotel Porto Cervo dove una parte degli organizzatori e degli ospiti era alloggiata. In una di quelle sere ottenni, con l’assenso dell’organizzazione,  di far esibire, su un piccolo palcoscenico della piazza, Enrico Montesano che ero stato autorizzato ad invitare alla manifestazione, con qualche dubbio di Piero Livi,  pochi giorni dopo il suo matrimonio con la prima moglie Tamara.

Agli inizi della sua carriera ero diventato molto amico di Montesano frequentando il cabaret  Pouff di Lando Fiorini a Trastevere, dove Enrico esordì nel 1989. Quando Montesano lasciò, facendo molto arrabbiare Lando Fiorini, per entrare nella compagnia fondata e diretta da Castellano e Pingitore nella grande cantina di una traversa di via di Panico, Montesano ed io ci vedevamo tutte le sere perché io andavo a godermi lo spettacolo e poi lo accompagnavo a casa. Enrico allora era ancora fidanzato segretamente con Tamara, figlia del proprietario di un grande negozio di scarpe, che  con disappunto di lei, le aveva proibito qualsiasi contatto con Enrico. Poiché i due innamorati non potevano neppure telefonarsi, ogni tanto Montesano veniva a casa mia, io chiamavo al telefono Tamara e poi gliela passavo. Una mattina di maggio fui svegliato dal telefono intorno alle sette. Era Enrico

 “ Enri’ che c’è, perché mi telefoni a quest’ora?”

 “ Momo tu che hai da fare stamane?”.

 “ Non so, perché me lo chiedi”.

“ Perché alle dieci mi sposo e vorrei che tu partecipassi alla cerimonia !”

“ Ti sposi…che è successo?”.

“ Tamara è fuggita di casa con un’amica. Hanno preso una camera in albergo e oggi ci sposiamo….Tu sai dov’è  Capranica ?”

“ Certo è  sulla strada per Viterbo…”

“ Ma no, Piazza Capranica, vicino a Montecitorio. Ci sposiamo in quella chiesa, sbrigati”.-

Arrivai in tempo per comprare un pacco di riso per il dopo cerimonia. In chiesa c’erano Castellano, Pingitore, Pippo Franco, Gabriella Ferri, Oreste Lionello, Pino Caruso e Martufello. Fu quel giorno che mi venne l’idea, come regalo di nozze, di invitare Enrico e Tamara al Festival di Olbia e di unirli agli altri ospiti della rassegna tra i quali ricordo Philippe Leroy con la moglie, Silvana Giacobini, Nanni Loy, il maestro Claudio Tallino, Silvia Dionisio con la madre e la sorella Susanna, Helga Linè e  Renata Harris. I due sposini furono poi ospitati a cena da Zia Totona Careddu, moglie  di mio padrino Giorgio, nella villa di Bados oggi di proprietà di Gian Mario Careddu e della moglie Lucia.

L’attore francese Philippe Leroy, Piero Livi e la presentatrice del Festival Silvana Giacobini

   La cronaca di quella Rassegna fa parte del libro: “ Un regista indipendente, Pietro Livi, i suoi film, la rassegna di Olbia” pubblicato a cura  di Marco Navone e di Piero Mura, libro che custodisco con particolare affetto perché me lo ha regalato proprio Piero Livi.

  Qualcuno si chiederà perché, quest’anno, programmando di trascorrere un paio di settimane di vacanza ad Olbia nel periodo fine agosto primi giorni di settembre, io abbia ricordato Piero Livi. La spiegazione è semplice.

  Il 2 settembre del 2016 Piero ha chiuso la sua intensa e operosa vita nel Nomentana Hospital,  dove io sono andato a rendergli omaggio e l’ultimo saluto. Avrei voluto partecipare alle onoranze che Olbia gli ha dedicato, ma non  ho potuto perché avevo impegni di lavoro all’estero. Sicuro, però, che Olbia voglia ricordarlo con una manifestazione di affetto e di riconoscenza per la sua opera professionale dedicata ad Olbia e alla nostra Sardegna, io vorrei essere tra coloro che lo ricorderanno e gli dimostreranno di non averlo dimenticato.

  Olbia ha avuto molti suoi figli che le hanno reso onore, Piero Livi è uno di questi, forse il più importante, certamente il più innamorato della terra che gli ha dato i natali.

© Settimo Mugano

Un particolare ringraziamento al figlio di Piero Livi , Gianni, per avermi fornito le foto qui pubblicate.


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