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La colonna d’Aghilòi a Su Canale di Monti

La colonna d’Aghilòi presso Su Canale di Monti ci indica il passaggio di un’antica strada romana

La località Aghilòi (questa è la più affidabile accezione, senza la “a”finale) si include nella lunga ed amena valle che immette alla piana di Olbia da ovest e non a caso appellata Su Canale, dove sorge l’omonima frazione del comune di Monti. Anzi, come ci faceva notare il compianto amico don Renato Iori, montino di profonda cultura che della parrocchia di Su Canale, in diocesi di Ozieri, fu indimenticato parroco, il nome Aghilòi copriva un tempo proprio l’estesa area ancor oggi interessata dall’insediamento sparso. Quale fosse l’origine, nemmeno il grande studioso dei nomi di luogo Dionigi Panedda riuscì a darne risposta certa, supponendo  per il misterioso toponimo solo un’ascendenza protosarda (1).

La colonna d’Aghilòi in una nostra foto della primavera 2006 (particolare della foto di copertina).

Le prime attestazioni di questo sono reperibili sui fogli catastali del XIX secolo. Chi scrive fu particolarmente incuriosito dal riferimento ad una “colonna di Aghilòi”, da cui partì una nostra ricerca sulla viabilità romana dell’area, studio poi confluito in un lungo articolo uscito sugli atti del  XVII convegno di studio  “L’Africa romana”, a cui si rimanda per una lettura di approfondimento (2).  Come abbiamo già scritto, la colonna d’Aghilòi viene ripetutamente indicata nei processi di delimitazione del XIX secolo, e questo suo essere punto di riferimento catastale ed amministrativo ne ha costituito garanzia di tutela, dacché a tutt’oggi vi confluiscono a raggiera i limiti cartografici di ben quattro territori comunali (Monti, Telti, Olbia, Loiri-Porto San Paolo). Questo privilegio ci ha portato a supporre, grazie anche all’ausilio di più che attendibili testimonianze, che la colonna non fu mai rimossa dalla sua originaria collocazione.

Stralcio della tavoletta IGM “Telti” del 1931 con indicata la località Aghilòi. La confluenza dei confini dei vari territori comunali, allora come oggi, confluisce proprio sulla colonna d’Aghilòi.

Non furono però i tecnici del catasto piemontese a collocare in quel punto la “colonna d’Aghilòi”, che più esattamente si trova nella sub-località di Sa Pianedda.  Il nostro studio portò ad identificare il manufatto come un prezioso quanto inedito miliario stradale anepigrafo (ossia senza iscrizioni incise) appartenente ad epoca romana. C’è anche un secondo miliario nella zona, che fu traslocato non molto tempo fa da un punto prossimo alla casa colonica davanti alla quale è ora riposizionato in bella mostra, a circa seicento metri di distanza ad ovest del primo.

Furono questo ed altri numerosi, preziosi elementi, acquisiti nel corso dell’indagine citata a cui rimandiamo, che ci portarono ad ipotizzare il passaggio da queste parti della strada romana appellata “a portu Tibulas per compendium Ulbia” nel’Itinerario Antoniano. Una strada questa a vocazione prettamente militare la quale, come dice il suo stesso nome, doveva collegare “direttamente”, per la via più breve,  Olbia con Portus Tibula (localizzabile vicino a Castelsardo), toccando le pendici settentrionali del Limbara (quindi passando all’interno del temuto territorio del popolo dei Balari) e successivamente attraversando le località Aratena, in comune di Telti, Sìala, ed infine, prima di entrare nel suburbio di Olbia,  di Griusciuras e Molimentos.

Pagina 179 del “Quaderno X” di Francesco De Rosa

Importante la testimonianza esclusiva che il maestro Francesco De Rosa, il noto studioso olbiese di storia e antichità, riportava un secolo fa alla p. 179 di un suo manoscritto da noi edito (3), il noto “Quaderno X”,  a proposito dei resti di un antico ed esteso insediamento in quel di Aghilòi:

<<Al di là della fermata d’Enas, lungo la rete ferroviaria Monti–Terranova, e alla distanza di 18 Km da questa, v’è una località denominata Aghiloia, dove si vedono numerosissime vestigia d’antichità sparse in una e larga zona e una vasta necropoli, in cui dietro qualche scavo praticato da Andrea Padre, noto Berritteddu, proprietario del sito, si scoprirono molti oggetti antichi, come  anelli e orecchini d’oro e d’argento, braccialetti di bronzo e d’argento, fra cui alcuni a foggia di serpe, ossari fittili, vasi di varie sorta fittili e vitrei, oggetti di pietra, d’osso, di bronzo, di piombo, di ferro, ecc.: per la qual cosa non è possibile non riconoscere nella località predetta l’esistenza d’una città, e che vi possa essere alcuno, che a buon diritto senta di poter affermare che non sia quella che ha dato al riguardo materia alla mia narrazione.>>

 

NOTE

1   D. PANEDDA, I nomi geografici dell’agro olbiese. Toponimi dei territori di comunali di Golfaranci, Loiri-Portosampaolo, Olbia, Sassari 1991, p. 47, n. 38.

2    M. A. AMUCANO, Olbia, Phausiana, Africani iudices. Viabilità e limites nel comprensorio olbiese fra tarda antichità ed età proto-bizantina: nuove acquisizioni e ipotesi preliminari, in  Atti del  XVII convegno di studio “L’Africa romana”, Sevilla 14-17 dicembre 2006, Roma 2008, pp. 1831-1854.

3   Scritto fra il 1912 ed il 1921. ed attualmente custodito presso la Biblioteca Simpliciana di Olbia. Vedi M. A. AMUCANO, Francesco De Rosa. Frammenti di un’opera inedita. Il Quaderno X e le lettere ad Angelo De Gubernatis, La Maddalena 2012, Paolo Sorba Editore; vedi in particolare pp. 216 e 217 dove è riprodotta la pagina originale.

©Marco Agostino Amucano

Olbia, 14 gennaio 2018

 


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