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L’ufficiale medico della Brigata Sassari: Achille Bardanzellu

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Decreto Croce al Merito di Guerra

Achille Bardanzellu nacque a Olbia il 29 ottobre 1890. Compì gli studi liceali e quelli universitari in Roma, ospite del fratello maggiore Battista, trasferitosi nella Capitale già da alcuni anni. Fu chiamato alle armi il 24 novembre 1915 a seguito dello scoppio della I Guerra Mondiale;  dopo poche settimane, tuttavia, potè fruire di un congedo per studio di alcuni mesi, trovandosi in posizione di laureando in medicina. Dopo aver conseguito la laurea (4 aprile 1916), fu nuovamente richiamato e avviato al fronte come “Aspirante medico”.  Giunse sull’altipiano di Asiago, nel  giugno del 1916, e fu arruolato nel 151^ fanteria (Brigata Sassari).  Proprio in quel periodo, il suo reggimento riconquistò Monte Fior, Monte Castelgomberto e Casera Zebio, e ricevette la prima Medaglia d’Oro alla bandiera.

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Il 16 settembre 1917, alla vigilia della battaglia di Caporetto, Achille fu nominato sottotenente medico di complemento. In quei tragici giorni, i fanti della “Sassari” contrastarono le avanguardie nemiche fino al Piave combattendo con straordinaria coesione morale, disperato orgoglio e granitica compattezza organica. Ultimi a ripiegare, i “Sassarini” furono i primi nella riscossa. Sull’altopiano dei “Sette Comuni”, nel gennaio 1918, la Brigata Sassari fu protagonista della battaglia dei “Tre Monti” (Col de Rosso, Col d’Echele e Monte Valbella) che valse la seconda Medaglia d’Oro alle Bandiere dei suoi due reggimenti.

Il 4 aprile 1918, Achille fu promosso al grado di tenente e, quindi, decorato con Croce al Merito di guerra, “per le instancabili e lodevoli azioni di sgombero dei feriti durante la Battaglia del Piave (15-23 giugno 1918)”. E’ citato da Alfredo Graziani , come “l’eccellente chirurgo che salvò il suo più stretto collaboratore e luogotenente Luisetto amputandogli chirurgicamente un braccio a causa delle lesioni riportate nello scoppio di una bomba”[1].

Il tenente Bardanzellu conseguì anche la medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 e la medaglia interalleata della vittoria. Sotto le armi, le sue idee repubblicane, già formatesi sotto l’influenza del fratello maggiore Battista, si radicarono con la conoscenza di Emilio Lussu, anch’esso ufficiale della Brigata Sassari, allora di area repubblicana e futuro fondatore del Partito Sardo d’Azione.

 

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Decreto medaglia interalleata

Al ritorno dal fronte, l’ufficiale medico fu subito individuato come uno degli esponenti di spicco dell’antifascismo olbiese, da parte delle squadracce locali, da punire duramente con il supporto di un gruppo di fascisti arrivati da Civitavecchia, il 1° dicembre 1922, col piroscafo “Tocra”. L’episodio è citato dallo stesso Lussu, nel libro “Marcia su Roma e dintorni”: “Nella casa di un dottore, amico mio, fu data la scalata anche dalle finestre. Ma egli era assente, per caso. In casa vi era solo la vecchia madre, inferma” [2]. Ci volle poco, tuttavia, per rintracciare il giovane antifascista, che si trovava, in quel momento, in un bar poco distante, nella stessa via. Inizialmente i facinorosi furono dissuasi dall’energica reazione del gestore dell’esercizio, tale Sanna, che li accolse con le armi in pugno[3]. Dopo tale tentativo andato a vuoto, passarono solo poche settimane ma, alla vigilia di Natale, a seguito di delazione, anche Achille fu catturato e costretto con violenza ad ingerire l’olio di ricino.

Bardanzellu restò nell’ esercito come ufficiale di complemento e, il 19 maggio 1930, fu promosso capitano. Durante il ventennio fu più volte fermato e rilasciato. Negli anni trenta venne anche in contatto con l’organizzazione “Giustizia e Libertà” , che operava in Francia e che introdusse dalla Corsica volantini incitanti alla rivolta contro il fascismo.

Nel 1939 ebbe le mani devastate da una delle prime apparecchiature a raggi X, nel tentativo di togliere un ago dalla mano di una sartina.

Fu definitivamente congedato dall’esercito a cinquantadue anni, il 6 novembre 1942, per inidoneità fisica assoluta.

Nel 1943, insieme a Giovanni Brigaglia, Giuseppe Sotgiu  e Alessandro Nanni entrò a far parte del Comitato di concentrazione antifascista di Olbia. Una foto pubblicata nel volume “Da Terranova ad Olbia”, lo ritrae mentre distribuisce pane per i poveri[4].

Offerta del pane per i poveri: Achille Bardanzellu è il quarto da sinistra, anno 1940 circa.

Con l’avvento della Repubblica, sembrarono spalancarsi interessanti prospettive politiche per i fratelli Bardanzellu.  Mentre il fratello maggiore Battista, che aveva comandato una “Brigata Mazzini”, durante la Resistenza e che faceva parte della Direzione del PRI, si presentò alle elezioni della Costituente (1946), della Camera dei Deputati (1948) e alle amministrative del Comune di Roma, Achille intraprese la battaglia per le comunali di Olbia (1948) come capolista del Partito Repubblicano e del partito d’Azione. Fu però un errore politico non “apparentarsi”, con uno dei partiti maggiori (D.C. o Fronte popolare). La legge regionale, infatti, prevedeva il 75% dei seggi alla lista vincitrice e il restante 25% alla seconda lista; il PRI, pertanto, non conseguì alcun seggio e Achille non fu eletto. Tale sconfitta ne determinò il ritiro dalla politica.
I suoi ultimi anni furono contrassegnati dalle sofferenze dategli dai postumi dell’incidente del 1939, tanto che le sue mani piagate gli si ridussero a due moncherini.Nel 1954, il Presidente Luigi Einaudi gli conferì la croce di Cavaliere al merito della Repubblica “per particolari benemerenze acquisite nell’espletamento della professione medica”.

E’ scomparso a Olbia il 4 febbraio 1969, lasciando la moglie Maria Putzu (sposata nel 1929) e quattro figli. Il maggiore dei suoi figli maschi, Giorgio, ebbe politicamente più fortuna del padre, in quanto, presentatosi anch’egli nelle liste del PRI, fu eletto al Consiglio comunale di Olbia e poi nominato Vice Sindaco (1971-1972) nella Giunta presieduta da Giuseppe Sotgiu.

 

 

Le foto 1-3 sono pubblicate per gentile concessione del nipote omonimo del dr. Bardanzellu, Achille “Chicco” . La foto 4 è tratta dal volume citato.

Altre notizie su Achille Bardanzellu e le vicende della sua famiglia sono esposte nel volume “La Saga dei Bardanzellu. Le alterne vicende di una famiglia sarda”, acquistabile on line a questo link:

http://www.edizionidelfaro.it/libri/la-saga-dei-bardanzellu

[1] Graziani, Alfredo, Fanterie sarde all’ombra del tricolore, Sassari, 1934.

[2] Lussu, Emilio, Marcia su Roma e dintorni, Milano 1973.

[3] Giovanni Forteleoni, Giacomo Pala : l’onorevole Terranova e la battaglia per l’approdo del piroscafo postale, Muros, 2011, p. 365

[4] Navone, Marco/ Porcu Gaias, Marisa, Da Terranova a Olbia, Nuoro, 1990, foto n. 15


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