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Chi erano i “giusti tra le Nazioni” Girolamo Sotgiu e Bianca Ripepi

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Il Sindaco di Olbia ha appena dedicato il nuovo giardino pubblico, detto “il giardino dei giusti” a Girolamo Sotgiu e Bianca Ripepi. Sardissimo e olbiese, lui, calabrese ma sarda di adozione, lei; entrambi cittadini del mondo e sepolti nel piccolo cimitero di Tavolara, cioè nel territorio del comune di Olbia. Ma chi furono veramente?

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L’occasione di dedicare un giardino ai coniugi Sotgiu nasce dal conferimento a entrambi della qualifica di “giusti tra le Nazioni”, da parte dell’istituto Yad Vashem di Gerusalemme, attribuita a coloro che hanno rischiato la propria vita, durante le persecuzioni nazi-fasciste, per salvare quella di almeno un appartenente alla religione ebraica.

Il fatto accadde a Rodi, la più grande di un gruppo di dodici isole del Mare Egeo (il “Dodecaneso”), diventata possedimento italiano dopo la guerra italo-turca (1911-1912). Qui era emigrato Girolamo Sotgiu, nato a La Maddalena nel 1915 ma di famiglia olbiese: suo padre Antonio era stato il primo socialista ad essere eletto Sindaco di Olbia, nel 1906 e lo era rimasto sino al 1910. Poi era venuto il fascismo e il padre era stato costretto a ingerire l’olio di ricino da una squadraccia venuta appositamente da Civitavecchia, per “punire” così i democratici olbiesi. Dopo aver studiato a Roma, Girolamo – per necessità economiche – era giunto a Rodi e si era messo ad insegnare. Anche Bianca, dall’Italia, era arrivata a Rodi per insegnare ma cercava una cattedra più vicino alla famiglia. Quando fu indetto un concorso per Cagliari, si apprestò a tornare in patria, per fare domanda. Fu allora che il timido Girolamo si fece avanti: “Già che vai in Sardegna; perché non passi per Olbia e consegni questa lettera ai miei genitori?” Bianca si prestò. Conobbe la famiglia di Girolamo; vide Olbia e poi, quando tornò a Rodi, nacque l’amore.

Girolamo dedicò a Bianca questa poesia:

 

Così tu come il sogno,

apri paesi e strade;

e, forse, chi al tuo fianco,

morte, cammina,

felice vede arido l’olivo

e il grande falco, nei meriggi, al sole

gridare pace.

 

Questa tu promettevi

d’ogni pena conforto:

era l’inganno, allora,

gioco d’infanzia;

amaro anche il riposo

tra l’erbe alte e i papaveri,

che trepidava il cuore

alle acerbe speranze,

e la cicala urlava,

o mia compagna, al viaggio, dell’estate

colma di solitudine.

 

Ma se venuta sei

come il gelo che attorce alle fiumane

la vita, non più grato è il tuo nome:

non forse di te altro segno

che la luce mite del giorno,

e il canto delle allodole

come fanciulle,

e poi come un’ansiosa

corsa senza vittoria

si quietava ogni affanno.

 

Oh! No, così l’autunno non dispoglia

l’albero

all’ira dei venti,

come, tu, invece,

tramuti i volti: e il tempo dolce, e quello

delle pene taciute,

tutto, così si perde al sole

che raggia l’azzurro fumo,

tutto, così, disperdi.

 

Paesi e strade a chi con te cammini

prometti:

ma t’odio io che ti sento

viva nella mia carne,

e un giorno

nella mia casa ti vedrò,

padrona di me,

delle mie cose.

I due si sposarono. Nel frattempo, per Girolamo, cominciavano i guai. Dichiarato sovversivo, fu espulso dalla scuola locale e si era messo a sbarcare il lunario, dando ripetizioni private. Tra i suoi alunni, c’erano anche molti bambini ebrei, perché la legislazione antiebraica italiana che gli proibiva l’ingresso nelle scuole “ariane” si applicava anche lì. Per loro, il futuro, sarebbe stato terribile. Quando, dopo l’8 settembre e una strenua resistenza dei soldati italiani, Rodi fu occupata dai nazisti, iniziarono le deportazioni. Girolamo e Bianca, allora, riuscirono a salvare una bambina di otto anni, Lina Kantor Amato, che aveva perso tutta la famiglia nei rastrellamenti. Riuscirono a falsificare un documento e la fecero passare per loro figlia. Poi, dopo qualche mese, i veri genitori – che, per fortuna, erano riusciti a salvarsi – tornarono a Rodi; ringraziarono, poi ripresero la bambina e la portarono in Sudafrica, dove si sarebbero trasferiti.

Il dopoguerra fu più felice per i coniugi Sotgiu; i due si stabiliscono in Sardegna, hanno figli e fanno politica per il Partito comunista. Mentre Bianca continua ad insegnare, Girolamo consegue una cattedra universitaria a Cagliari, poi diviene Preside di facoltà, senatore della Repubblica e consigliere regionale. Ma i momenti che i due coniugi vivono più intensamente sono le estati nella piccola isola di Tavolara. Ed è nel piccolo cimitero locale che furono sepolti, Girolamo nel 1996 e Bianca nel 2005, ma insieme per sempre.

Nel frattempo Lina Kantor, dopo tanti anni, era tornata sull’isola dove aveva vissuto l’infanzia, per una manifestazione della comunità ebraica locale. Non ricordava più quasi nulla di quei tempi ma, per l’occasione, gli capitò tra le mani il libro di memorie di Bianca Tripepi «Da Rodi a Tavolara», dove era scritto tutto. Commossa, investì del caso lo Yad Vashem di Gerusalemme che, poche settimane fa, ha conferito a Bianca e a Girolamo il prestigioso riconoscimento

© Federico Bardanzellu

I “giusti tra le nazioni” Girolamo Sotgiu e Bianca Ripepi in una foto scattata a Rodi del 1943

La foto e poesia sono tratte  dal libro di Bianca Sotgiu dal titolo “Da Rodi a Tavolara” Per una piccola bandiera rossa,  edito  da AM&EDIZIONI nel 2002, al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti.


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