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Bergen: l’ultimo traguardo della 500 FIAT

Terza e ultima parte del racconto di S. Momo Mugano “La favolosa FIAT 500”

Chiusi i tre giorni dedicati alla visita di Oslo, di buon mattino il muso della fantastica 500 Fiat punta su Bergen. Umberto Avalle ed io abbiamo voglia di consumare i 518 chilometri che ci separano dall’ultima tappa del nostro viaggio senza soste intermedie. Arrivati alla meta la visiteremo in tre giorni  e dopo prenderemo la strada del ritorno. Negli opuscoli che ci guidano l’antica capitale della Norvegia  viene descritta come la “Città delle sette montagne”  e, raggiungendola dopo quasi 8 ore di macchina, capiamo il perché. Quelle montagne non riuscimmo a percorrerle tutte ma ce le godemmo ammirandole dai punti più alti della città. Da nord ad ovest potemmo agilmente osservare i fiordi Sorfiord,  Byfjord, Raunefjord  e Grimstadfjior e immortalare quelle magnifiche immagini esaurendo quasi tutti i rullini della macchina fotografica che, sulla strada del rientro, ci venne rubata in Germania.

La “ Città delle montagne”: Bergen

Oltre che la “ Città delle montagne” Bergen è  soprannominata “ Città della pioggia” ma, fortunatamente, nei tre giorni programmati le precipitazioni ci risparmiarono.

Restammo sorpresi, invece, quando ci misero al corrente di aver rischiato di non trovare posto nell’Ostello della Gioventù che, naturalmente, non ci eravamo preoccupati di prenotare  credendo che non ci sarebbero stati problemi in una città così fuori dalle rotte turistiche dei giovani. Ci sbagliammo perché l’Ostello era quasi tutto occupato grazie anche ad un folto gruppo di studenti spagnoli arrivati in città da Barcellona. Anche a Bergen  la 500 Fiat ci servì per  fare immediate amicizie specialmente  tra le ragazze spagnole. Una di esse, che insieme ad una sua amica si unì  per condividere la nostra compagnia, salvò la nostra spedizione. Scendendo dall’auto si accorse che mi era caduto il portafogli che tenevo agganciato alla cintola dei pantaloni. Dentro c’era il denaro che doveva servire per il viaggio di ritorno. Se la ragazza spagnola non si fosse accorta del portafogli, il nostro viaggio sarebbe finito nel peggiore dei modi. Per  ringraziarla, nei tre giorni dedicati a Bergen, le due studentesse spagnole furono di diritto aggregate ai nostri programmi giornalieri.

Il giorno della nostra partenza ci accompagnarono alla macchina e nel salutarci ci invitarono a Barcellona lasciandoci i loro indirizzi e assicurandoci che “Mi casa es tu casa”. Molti anni dopo, invitato in Spagna  con un gruppo di colleghi dall’Ente del Turismo spagnolo, mi ricordai con piacere di quell’invito ma, anche se avessi conservato da qualche parte il loro indirizzo e avessi ricordato i loro nomi, doveva necessariamente essere scaduto.

 Quei tre giorni, come nelle altre tappe, furono dedicati ad un paio di musei. Uno dei più importanti è quello dedicato al compositore Edward Grieg,  che ha goduto delle prime lezioni di pianoforte dalla madre e ha finito i suoi studi a Copenaghen. A lui la sua città ha dedicato una statua a grandezza naturale. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare la sua casa, dove sono conservati oggetti personali e  molte fotografie, capitando per caso nel pomeriggio in cui si teneva  un concerto di pianoforte  nel salone dove Grieg aveva composto molta della sua musica. A Bergen  ci incuriosirono molto i mercatini realizzati in prossimità dal grande porto e il Mercato delle Pulci dove, Umberto ed io, acquistammo i regali da portare in Italia che, invece, hanno fatto la gioia del bastardo che nel posteggio dell’Ostello di Amburgo ci ha svuotato la macchina di tutti i bagagli lasciando soltanto  il sacchetto della biancheria sporca.

A distanza di tanti anni ho ancora ben presente il fantastico panorama di Bergen che si gode salendo con la funicolare sul  Monte Flayen. Nel viaggio di ritorno decidemmo di fare una breve sosta per una visita e sorseggiare un the caldo nella scuola della piccola città di Odda dalla quale ho portato un ricordo quasi strano: una tazza da the di porcellana che uso ancora.

Panoramica di Odda

  Il viaggio da Bergen verso la città svedese di Kristiansad, dove dovevamo prendere il battello per rientrare in Danimarca e da lì tornare sulle strade della Germania, fu caratterizzato da una vera e propria litigata con Umberto del quale mi ero fino ad allora servito come navigatore. Era lui infatti che, commettendo qualche errore, doveva guidarmi tappa per tappa, con l’aiuto delle cartine stradali delle città visitate e delle strade da prendere.  Quando lasciando Bergen gli chiesi di indicarmi la direzione da prendere lui guardò la carta stradale dell’Europa e mi diede l’indicazione che ritenni errata perché, poco prima, avevo visto che, in quella direzione, saremmo andati verso i fiordi di Stavanger.

“Umberto, sei sicuro?” gli chiesi: “ Sicurissimo” mi rispose. Non feci una piega, presi la strada che mi aveva indicato e, dopo aver fatto di proposito cinque o sei chilometri, fermai la macchina che indicava la direzione Stavanger. Gli imposi di controllare la cartina stradale  e lui non volle farlo sicuro di avermi dato la giusta indicazione, allora mi arrabbiai di brutto ricordandogli  i molti errori commessi in viaggio ed esentandolo  dall’incarico: “ Da questo momento alla strada ci penso io, dammi la cartina e mettiti a dormire” . Mi tenne il muso fino a quando non fu sicuro di aver sbagliato. Finchè uno dei  cartelli stradali che, di volta in volta ci indicavano la strada, non ci di disse che, quella che avevamo imboccata, ci avrebbe portato diritti a Kristiansad.

 Fu percorrendo una ventina dei 441 chilometri di autostrada che la benedetta 500 Fiat ci tradì per la prima e unica volta. Si ruppe il filo dell’acceleratore e la macchina si rifiutò di andare avanti. Scesi e, completamente digiuno di meccanica, aprii  il cofano per dare uno sguardo al motore cercando di capire cosa fosse successo. Mi accorsi quasi subito del filo dell’acceleratore, ma disperai di poterlo riagganciare finché non mi venne un’idea. Trovai nel portabagagli un lungo spago, ne agganciai un capo all’acceleratore, feci passare l’altro capo esternamente alla fiancata della 500 e lo introdussi dal cruscotto fino quasi al volante. Risalii  in macchina, misi in moto e provai ad usare il capo della corda per riattivare l’acceleratore. Il tentativo di fortuna ebbe grande successo. Guidai per un sacco di chilometri con la mano destra, tenendo sotto controllo l’acceleratore con la mano sinistra e con l’aiuto del deflettore. Quando a Kristiansad  trovai un meccanico e lui si rese conto della mia riparazione, allargò le braccia e disse una sola parola, chiamando a testimoni i collegi: “Italiani” .

Sistemato il guasto, andammo subito al porto per imbarcare la macchina alfine di continuare il viaggio. Quando chiesi il biglietto di passaggio del traghetto l’impiegato, consultando un elenco, mi chiese se avevo fatto la prenotazione. Figuriamoci. Gli dissi di no e lui mi informò che, se avessi fatto la prenotazione, sarei potuto partire l’indomani. Lasciai la fila e informai Umberto che avremmo dovuto passare la notte  a Kristiansad  per partire il pomeriggio del giorno dopo. Stavamo per andare a cercare un Ostello della Gioventù, quando mi venne un’idea.  Tornai alla cassa, chiedendo scusa alle persone che erano in fila e dissi all’impiegato, usando le mani: “ Please, I have a very little Fiat 500, very, very little – allargando e stringendo le mani per fargli capire meglio – My name is Mugano, please”. Lo feci sorridere e capii che, forse, il problema si poteva risolvere. Raggiunsi Umberto  che mi chiese: “Cosa facciamo?”.Gli risposi: “Aspettiamo e vediamo che succede”. Pochi minuti dopo una voce all’autoparlante  invitò il Mister della “ Little Fiat” a presentarsi alla cassa. Quel pomeriggio  la 500 Fiat fu l’ultima macchina a salire sul traghetto e la prima a scendere nel porto di Copenaghen.

  Poi cominciò il viaggio sulla terraferma che riportò felicemente Umberto e me in Italia. Grazie a quel miracolo meccanico della Fiat della quale ebbi il torto e la vigliaccheria, dopo un altro lungo viaggio ad Amsterdam e a Parigi, di abbandonare per acquistare un’altra auto Fiat, la Ford XL 1300  Capri omologata il 18 gennaio 1970.

   Se è vero che il primo amore non si scorda mai, vi assicuro che anche la prima auto non si scorda mai, come ho ampiamente dimostrato scrivendone la storia, le avventure e le soddisfazioni che mi ha dato.

 

©Settimo Momo Mugano

Per leggere le puntate precendenti cliccare prima parte e seconda parte


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