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Olbia, mobilità (in)accessibile: non esistono taxi per disabili

Ecco come (non) ci si muove a Olbia se si è disabili

Olbia, 12 ottobre 2017 – Hai una disabilità motoria: puoi averla più o meno grave, ma hai diritto alla mobilità. Mobilità in tutte le sue sfumature, il che significa anche la possibilità di usufruire dei servizi che mette a disposizione il territorio, compresi i taxi e il trasporto pubblico locale.

Olbia, da questo punto di vista, non brilla per mobilità accessibile: oltre alle barriere architettoniche purtroppo molto diffuse, bisogna annoverare anche la difficoltà per un disabile ad accedere, per esempio, ai taxi. A Olbia non esiste un solo mezzo taxi attrezzato di pedana per il trasporto disabili: l’unica maniera per un disabile di accedere ad un taxi è quello di essere preso in braccio amorevolmente per poi essere adagiato su uno dei sedili (mentre la carrozzina viene caricata nel portabagagli). Stesso scenario anche per gli Ncc.

Se il privato non ci può soddisfare, volgiamo lo sguardo al fronte pubblico: gli autobus Aspo sono provvisti di pedana mobile e di spazio adeguato per le persone con mobilità ridotta (sempre che la pedana non sbatta contro qualche marciapiede un po’ troppo alto); sempre l’Aspo garantisce il servizio “Amicabus” che può essere utilizzato dalle persone con disabilità residenti a Olbia tramite l’Assessorato alle Politiche Sociali. Infine, ci sono le associazioni di volontariato che – tramite i loro mezzi – garantiscono il trasporto assistenziale. Tutti servizi utilissimi, questi pubblici, che però non possono rispondere alla domanda di mercato: basti pensare ai turisti disabili o a persone con mobilità ridotta che devono spostarsi per motivi che non hanno nulla a che vedere con l’assistenza sociale o con quella sanitaria.

Abbiamo così sentito informalmente la Confartigianato Gallura, la quale ci ha confermato lo stato delle cose per quel che riguarda i taxi e gli Ncc. A livello normativo non esiste un obbligo formale che imponga agli imprenditori di acquistare mezzi adatti per il trasporto disabili: possono esistono delle premialità, ma è difficile che un imprenditore faccia un investimento simile senza che la domanda di tale servizio sia sufficiente. In alcune Regioni, la normativa impone una certa percentuale di taxi attrezzati; non la Sardegna dove tutto è affidato al buon cuore o a un servizio “ibrido” pubblico-privato come a Sassari.

E’ chiaro che siamo entrati nel campo della sensibilità: campo minato se è difficile trovarne, terreno fertile a giudicare dai segnali da noi raccolti durante il nostro giro pomeridiano di telefonate, in particolare sempre con la Confartigianato e con il gentilissimo e professionale centralino degli Ncc olbiesi.

Non solo inizia a esserci una domanda di mercato per questo genere di servizi, in particolare dalla “clientela turistica”, ma c’è molta sensibilità anche dagli operatori. Al momento non ci sono certezze in merito, ma qualcosa potrebbe muoversi in breve tempo. E noi speriamo che ciò accada davvero.


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